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Benessere animale, la nuova norma non permette una scelta trasparente ai consumatori

Rivedere lo schema di decreto e gli standard per la certificazione del benessere animale dei prodotti suinicoli previsti dalla nuova certificazione”. È questa la richiesta che avanzano diverse associazioni come: Animal Law Italia, Animal Equality, Animalisti Italiani, CIWF Italia Onlus, Confconsumatori, ENPA, Essere Animali, Federazione nazionale Pro Natura, Greenpeace, LEIDAA, Legambiente, OIPA, LIPU, The Good Lobby.

Il problema (già trattato qui) è che il nuovo sistema di certificazione non comunica in modo trasparente la maggior tutela in termini di benessere animale, ma si riduce a uno strumento di disinformazione. L’etichettatura dei prodotti alimentari deve informare il consumatore in maniera semplice ed esaustiva sulla tutela dell’animale nell’arco della sua esistenza. In questo modo si dà la possibilità alle persone di effettuare una comparazione efficace tra i diversi sistemi e di compiere scelte consapevoli. Volendo ispirarsi a un modello alimentare in uso da anni,  si può pensare a un sistema come quello delle uova di gallina che indicano chiaramente il tipo di allevamento di provenienza.

benessere animale
Il claim “benessere animale” verrebbe dato anche a prodotti provenienti da allevamenti dove le scrofe vivono in gabbia,

Il Sistema di qualità nazionale benessere animale, portato avanti dai ministeri delle Politiche Agricole e della Salute insieme con Accredia, e istituito con l’articolo 224 bis nel Decreto Rilancio, prevede la certificazione e l’etichettatura volontaria di prodotti di origine animale che rispettano standard superiori ai requisiti di legge. Si tratta di uno strumento positivo, ma purtroppo il claim “benessere animale” verrebbe dato anche a prodotti provenienti da allevamenti dove le scrofe vivono in gabbia, e dove viene praticato il taglio sistematico della coda ai suini, in violazione di quanto consigliato nella direttiva europea di protezione di questi animali. La certificazione garantirebbe inoltre priorità di accesso ai fondi PAC e PNRR, favorendo ancora una volta gli allevamenti a carattere intensivo, e si configurerebbe quale vero e proprio raggiro nei confronti dei consumatori. Le richieste al ministro della Salute  Roberto Speranza responsabile per il benessere animale, e al ministro delle Politiche Agricole Patuanelli, responsabile della qualità del Made in Italy, riguardano la modifica dell’attuale schema di decreto.

Se i criteri della certificazione resteranno quelli previsti a oggi, si tradirà completamente la promessa che PAC e PNRR siano utilizzati per stimolare un’agricoltura più sostenibile, nella direzione richiesta dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork. L’attuale proposta di certificazione volontaria tradisce la fiducia dei consumatori perché fornisce informazioni fuorvianti. Il sistema proposto in base allo schema di decreto elaborato non permette ai cittadini di ricevere un’informazione adeguata che consenta loro di operare scelte pienamente consapevoli.

 © Riproduzione riservata Foto: fotolia.com, stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    Ecco servita la soluzione ragionevole, politicamente possibile e realistica………..”il tradimento”.

    I manifesti che precedono e accompagnano le riforme, le speranze di principi giusti che migliorino le situazioni riconosciute scadenti e/o fallimentari, che si chiamino farmtofork-pac-pnrr o altro quando la palla passa all’applicazione pratica ricevono molto spesso questo trattamento.
    La categoria di persone che credono nell’ ” abbiamo fatto tutto il possibile, questo è il meglio ottenibile” sono incrollabili di fronte alla estrema frequenza con cui si verificano questi tradimenti ,
    ” la prossima volta andrà meglio” “siamo sulla buona strada” ” il trend è positivo” ecc.ecc. e non si capacitano della presunta incoerenza e ignoranza dei complottisti……..

    La delusione è propria di tutte le categorie umane, chi promette riforme poche-male-tardi e i sostenitori attivi e passivi di questo andazzo mediocre dovranno avere pazienza, le critiche non mancheranno mai, una volta che si capiscono i giochetti difficile riavere la fiducia, si chiamano punti di non-ritorno.
    Le censure non servono tanto le notizie sono attualmente inarrestabili e lo saranno sempre di più ed è sempre più difficile sapere chi informa completamente e correttamente e chi non lo fa.

    • Avatar

      capisco la forte delusione, che condivido. la meschinità dei risultati di queste nuove norme è da ascrivere ad un corpo politico debole e ad una lobby (le categorie dei produttori) che riesce ad avere una forte influenza sul primo. finché, in sede preliminare, attorno al tavolo non siedono anche le altre categorie, rappresentanti consumatori e dell’ambientalismo, con lo stesso peso decisionale, non si vedranno che pessime riforme.