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Basta frodi con l’olio extravergine di oliva: arriva la carta di identità messa a punto dal Cnr di Pisa

 

L’Istituto per i processi chimico-fisici del Consiglio  nazionale delle ricerche di Pisa (Ipcf-Cnr) insieme ad alcuni produttori ha  creato un sistema rapido veloce ed economico, per definire in modo sicuro la Carta di identità per la valorizzazione dell’olio extravergine di oliva (CDI OEVO). Si tratta di una novità rilevante per tutto il settore privo di metodi analitici in grado di stabilire l’origine certa di un olio Dop o di una miscela.

Il sistema si basa su una metodologia calorimetrica, per cui il campione viene sottoposto ad una serie di raffreddamenti e riscaldamenti che producono nell’olio cambiamenti di fase, cioè cristallizzazione e fusione.  Lo strumento fotografa così l’olio, e basta associare l’impronta analitica con le informazioni sulla produzione e l’origine per caratterizzare senza margine di errore il campione.

Il metodo permette evidenziare facilmente eventuali frodi o sofisticazioni, in quanto qualsiasi variazione della composizione chimica, determina un cambiamento dell’impronta. L’altro vantaggio è che il test risulta molto rapido (30 minuti), comporta costi ridotti rispetto alle tradizionali analisi, e richiede una strumentazione scientifica commerciale di ampia diffusione.

Il progetto CDI OEVO finanziato in parte dal Ministero delle Politiche Agricole  prevede di analizzare in due anni, tremila partite d’olio di provenienza certificata.

La mappatura non sarà un’esclusiva degli oli Dop o Igp, perchè il metodo  permette di fare una carta di identità per i blend ovvero per gli oli ottenuti da miscele di extra vergini di diversa provenienza.

In questi casi la carta di identità si realizza facendo analizzare l’olio in bottiglia e i singoli oli che compongono la miscela. Alla fine anche per le miscele si ottiene un termogramma che caratterizza perfettamente l’olio.

Il laboratorio ha condotto delle prove a distanza di mesi per vedere se eventuali variazioni dovute alla conservazione potessero provocare variazioni. Il termogramma registra questi cambiamenti, ma l’impronta risulta ancora molto sovrapponibile e il profilo della carta di identità resta valido.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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3 Commenti

  1. Fanizzi Francesco Paolo

    L’unica vera impronta digitale quali-quantitativa effettivamente rappresentativa di tutto quello che contiene un olio (incluse le modifiche dovute all’invecchiamento) è quella ottenibile con la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare.

  2. Sono d’accordo con Fanizzi, non vorrei ci trovassimo di fronte ad un falso miracolo: "il metodo permette di fare una carta di identità per i blend ovvero per gli oli ottenuti da miscele di extra vergini di diversa provenienza.", così come ci trovammo di fronte a una "caccia alle streghe" con gli alchilesteri. Aspettiamo ancora un po’, comunque, e speriamo bene!

  3. Sono pienamente daccordo con voi
    Provenienza- qualità cultivar –
    metodo di raccolta e molitura ed analisi con spettroscopia.