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Fusilli Barilla n°98: cambia la confezione e cambia il formato della pasta! Come è possibile? La segnalazione di una lettrice e la risposta dell’azienda

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Barilla propone due versioni per lo stesso tipo di fusilli n°98, come si vede nella foto di Barbara

Buongiorno, oggi mi è capitato  di “mischiare ” due confezioni diverse dello stesso tipo di pasta Barilla. Con mia grande sorpresa ho trovato davvero molta differenza tra la pasta nella confezione di cartoncino (più spessa, gialla e corta) e la pasta nella confezione in plastica trasparente (più lunga, bianca e sottile). Eppure si tratta della stessa tipologia: fusilli n° 98 e anche le indicazioni sul tempo di cottura sono  identiche (11 minuti). È normale o si tratta di un’anomalia?

Barbara

 

Abbiamo chiesto a Barilla chiarimenti ed ecco la risposta:

Intanto una premessa importante: le considerazioni che si possono fare in assenza di indicazioni sul lotto del prodotto interessato e di riferimenti metrici sono parziali. Possiamo avere foto del retro con indicazione lotto? Detto ciò, da quello che si può dedurre dalle immagini, si tratta di prodotto conforme ai parametri qualitativi. L’eventuale differenza segnalata potrebbe derivare da variazioni che si possono verificare durante il processo produttivo. Tali aggiustamenti garantiscono al consumatore un prodotto salubre e conforme agli standard qualitativi.

 

 

pasta barilla fusilli plastica
I fusilli della confezione in plastica non sono dello stesso formato di quelli della confezione in cartone
pasta barilla fusilli cartone
La confezione in cartone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo inviato a Barilla  le foto dei lotti ma la risposta dell’azienda non è cambiata e le motivazioni addotte ci sembrano deboli e non aiutano a capire. La nostra versione è che i fusilli provengono probabilmente da due linee di produzione o stabilimenti diversi dove si utilizzano miscele di farina simili ma non necessariamente identiche. Da qui il colore diverso che però potrebbe essere collegato anche al processo di essiccazione  effettuato a temperature e con parametri differenti. L’altro elemento da evidenziare è che le trafile da cui vengono estrusi i fusilli acquistati da Barbara differiscono per qualche centesimo di millimetro e quindi la pasta ha dimensioni e lunghezza differente. Forse la nostra lettrice ha ragione quando considera tutto ciò un’anomalia, perché forse al controllo qualità di Barilla è sfuggita questo errore nella standardizzazione del prodotto.

 

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  Giulia Bottaro

Giulia Bottaro

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30 Commenti

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    Nella eccessiva standardizzazione di qualità estrinseca dei prodotti alimentari non ci vedo nulla di bene. Ormai le persone vengono abituate agli standard unicamente per guadagnare maggiori fette di mercato. Se poi si arriva al punto che le persone si lamentano perchè due fusilli sono diversi siamo proprio messi male, è l’evidenza che il consumatore é incapace di scegliere con la propria testa.

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      Paola Emilia Cicerone

      Invece trovo comprensibili le perplessità della lettrice: intanto,perché formati diversi possono cuocere in modo diverso. E poi perché è legittimo temere che una pasta diversa da quella consueta sia in qualche modo avariata.

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      Per me la signora ha assolutamente ragione ad interrogarsi sulla qualità della pasta. Con tutto quello che si sente purtroppo dobbiamo dubitare delle pratiche adottate anche dai grandi marchi. Una volta il nome Barilla garantiva una certa qualità, ma ormai conta di più il guadagno. Io ho notato personalmente una differenza di gusto tra pasta Barilla acquistata in offerta e la pasta nella confezione in cartone regolare.

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      Mi sembra normale che la signora se ne sia lamentata. anche io acquisto più pacchi dello stesso formato per poi unire quanto rimane della confezione confidando che il prodotto sia lo stesso e che abbia la stessa cottura. Bastava leggere l’articolo per capire che non si tratta di un consumatore “incapace di scegliere con la propria testa”. Probabilmente è meglio che il signore rilegga con cura l’articolo e impari a cucinare. Chi cucina sa che si usano più confezioni dello stesso formato.

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    Si tratta sicuramente di due linee diverse o addirittura di due stabilimenti diversi.
    In ogni caso le trafile utilizzate per i prodotto sono sostanzialmente diverse, si noti che anche il passo delle spirali è diverso. Personalmente non credo si tratti di una svista…altrimenti sarebbe veramente grossolana…per Barilla.

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    Suppongo che lo standard preveda tolleranze nelle misure…se le differenze di misura rientrano in tali margini il prodotto è conforme, altrimenti non lo è. Resta da vedere se non lo è per un’anomalia di processo o davvero per una svista del produttore…

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    Siamo arrivati a livelli incredibili.. la signora ha ragione a lamentarsi perché ha trovato due fusilli diversi? E se avesse trovato un rigatone mischiato ai fusilli cosa avrebbe potuto fare?
    Chi la pensa così merita le schifezze della grande distribuzione organizzata, prodotti tutti uguali, super standardizzati, sterili.

    • Roberto La Pira

      La signora ha posto una domanda e noi abbiamo cercato di risponderle. La questione non è grave certo ma si tratta di una criticità per una grossa azienda la standardizzazione del prodotto non è un optional.

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    Sono stato eccessivamente brusco e me ne scuso, per farmi perdonare cerco io di dare una risposta.

    Barbara, è normale, non la stanno avvelenando.
    Prima di tutto dovrebbe prendere le confezioni e controllare lo stabilimento dove sono stati prodotti i due lotti, probabilmente non è lo stesso. Già la diversa natura fra le confezioni farebbe pensare a due linee diverse.
    Inoltre Barilla acquista le sue trafile da tre diversi produttori, è probabile che i due fusilli escano da trafile diverse anche se lo escluderei.
    Le trafile hanno delle anime di teflon all’interno che con la pressione dell’impasto e le molte ore di lavoro si consumano, quindi è impossibile uniformare il prodotto oltre certi limiti.
    Deve anche sapere che la semola ogni anno è diversa a seconda della stagione, le miscele sono fatte apposta per avvicinarsi ai precisi standard che richiamava ma non è facile, magari si raggiunge un colore accettabile e lo stesso tenore di glutine ma questo non ha la stessa forza dell’anno precedente e non regge comunque di cottura.
    E poi questa semola va impastata, poca acqua in più o in meno cambiano completamente la forma della pasta. Anche i macchinari dicono la loro, all’inizio della lavorazione ci sarà meno umidità all’interno, come anche a fine produzione, e anche questo cambia l’aspetto, soprattutto il colore. C’è l’estate e l’inverno e cambiano le temperature. Ci sono i pastai con i loro metodi di lavoro e abitudini. Gli imprevisti, i guasti.

    Come vede le variabili, e ho elencato solo le più importanti, ci sono. Cercare un prodotto uguale all’altro però non fa bene, a mio modesto parere, alla nostra salute. L’estrema standardizzazione non ha mai migliorato la qualità dei prodotti ma le grosse aziende sono obbligare a farlo perché questo è richiesto dalla GDO ed è richiesto dalla GDO perché è voluto dai consumatori. Come dice La Pira, non è un optional.

    Barbara, se è così attenta a cosa mette in tavola si chieda perché compra quei prodotti.

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    Dott. La Pira, la standardizzazione non è certo un optional, ma standardizzazione non significa neppure che la confezione di fusilli debba o possa essere composta da cloni identici di un unico fusillo. E’ impossibile pensare o pretendere questo, ancor più se parliamo di alimenti. I margini di tolleranza ci sono proprio in virtù di tutte le variabili elencate da Luca. Si tratta di capire se le differenze riscontrate dalla signora (che in ogni caso giustamente ha fatto l’osservazione) rientrano o meno entro questi margini di tolleranza. Dalla risposta che ha dato Barilla pare che rientrino in tali margini. Si tratta di credere o meno a tale risposta. Poi, si può discutere sui parametri qualitativi di Barilla se si ritiene che differenze di questo tipo sullo stesso prodotto non possano essere tollerabili, ma questo è un altro discorso…personalmente, se mi è consetito dirlo, trovo esagerato, da parte di collaboratori di questa testata, arrivare a parlare di prodotto avariato…

    • Roberto La Pira

      La signora non è un collaboratore della testata ma un lettore che ci ha scritto. Secondo me la variazione tra i due tipi di pasta evidenziati dalle foto sono forse eccessive.

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    Non mi riferivo alla signora, ma a Paola Emilia Cicerone

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    Questo è un esempio del processo di alienazione del consumatore. Com’è possibile credere che sia giusto uniformare la pasta a livello millimetrico? Ma allora sì, vi meritate prodotti scadenti di aziende interessate solo al profitto, totalmente altri rispetto a una produzione attenta alle esigenze dell’uomo. Come si fa a pensare che la differenza di qualche millimetro e qualche levissima variazione della composizione degli ingredienti o del processo produttivo, fermo restando tutti i livelli garantiti di salubrità, possano essere corretti senza un ingente danno verso la diversità e dunque la ricchezza alimentare? Siamo alla follia.
    Badate invece a non comprare Barilla per le posizioni politiche dei suoi dirigenti, non certo perché fa i fusilli della misura sbagliata per l’occhio attento e delicato dell’attenta signora di cui sopra.

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    il diverso colore non può derivare anche da diverse modalità di conservazione del grossista / negozio?

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    No, non basta un solo giorno, per sbiancarla così tanto ci vogliono mesi di esposizione.

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    nel merito di tutti questi problemi tecnici di produzione della pasta non desidero entrare, ma riterrei forse più utile lanciare la proposta a lettori e lettrici di non badare solo all’uniformità della pasta, ma anche alla salubrità del suo consumo, cercando informazioni anche sull’origine delle farine usate e sul loro indice glicemico, anch’esso importante. per esempio, perché non provare anche della pasta integrale?

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      Questa di Luigi mi sembra l’unica considerazione sensata ed appropriata. Mi lascia perplesso leggere che le trafile in Teflon® utilizzate da Barilla si “consumano”; questo può farmi pensare che il politetrafluoroetilene (PTFE) venga progressivamente lilasciato nella pasta prodotta. Ricordo che secondo l’ Environmental Protection Agency (Epa) il politetrafluoroetilene può portare a lungo andare danni al fegato ed all’apparto riproduttivo, considerata la sua permanenza nel sangue per un peiodo fino a 4 anni.

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    all estero i fusilli son piu’ piccoli , nn so perche’ ma forse a loro non piace il formato piu’ grande !

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    Comunque ognuno la pensi come meglio crede, pero’ a me Barilla non ha mai ispirato fiducia.

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    Condivido totalmente il commento di Aurelio. Inoltre mi chiedo: come si fa a consumare la pasta Barilla?

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    Rispondo ad Elena: anche la segatura.

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    Un motivo in più per non consumare Barilla, evviva i dubbi leciti di Barbara. Ma perchè pretendono riferimenti metrici quando è evidente che si tratta di prodotti differenti? Magari potrebbero attivare un Controllo di qualità interno e verificare le linee di produzione e dare congrua motivazione.
    Cara Barilla, anch’io attendo la risposta.

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      Rispondo a tutti….. ma non avete altro da fare che preoccuparvi dei millimetri del formato dei fusilli? Di fronte ad uno scaffale del supermercato pieno di diverse marche di pasta e di diverso prezzo, siete in grado di capire qual è la migliore da un punto di vista nutrizionale? Forse è questa l’unica preoccupazione che dovremmo avere. Magari, poi, la sappiamo distinguere ma se i “proprietari” del marchio non ci piacciono politicamente non la compriamo più?? Sono senza parole…..

    • Roberto La Pira

      La standardizzazione in un processo industriale è un aspetto importante e avere le medesime dimensioni è una caratteristiche che conta anche se al consumatore può importare poco.

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    Ho visitato numerosi produttori di pasta. I controlli dimensionali sulla pasta per verificare l’usura delle trafile vengono fatti con il micrometro….Va da se che qui stiamo parlando di due standard diversi. Non posso credere si tratti di una svista.