Home / Nutrizione / Cosa ne pensano i bambini dei sostituti vegetali della carne? Alcuni studi provano a rispondere

Cosa ne pensano i bambini dei sostituti vegetali della carne? Alcuni studi provano a rispondere

bambini schizzinosi, bambina che mangia mega hamburgerQual è il rapporto dei bambini e dei ragazzi con i sostituti vegetali della carne? Sono pronti a cambiare le loro abitudini, se nati in una famiglia di onnivori? Quali sono le motivazioni che li trovano più sensibili, e quali le presentazioni dei prodotti vegetali che gradiscono maggiormente?

Queste domande, più volte oggetto di studi e indagini tra i consumatori adulti, finora sono state affrontate poche volte per quanto riguarda i più giovani. Eppure saranno loro, nei prossimi anni, a contribuire in misura più o meno significativa al contenimento delle emissioni associate all’allevamento di animali (circa la metà di quelle globali dovute alla produzione di cibo e oltre il 14% di quelle totali, secondo l’Onu) e, in questo modo, a orientare il mercato. Un business che, per quanto riguarda i sostituti vegetali della carne, è salito vertiginosamente negli ultimi anni e, secondo Bloomberg Intelligence, nel 2030 costituirà il 7,7% del mercato delle proteine, passando dai 29,4 miliardi di dollari del 2020 a ben 162 miliardi di dollari a livello globale. Per questi motivi, FoodNavigator ha deciso di fare il punto, riassumendo le risposte più recenti ad alcune delle principali domande relative ai consumatori più giovani.

Due burger vegetali cotti alla piastra appoggiati su un piatto nero su superficie turchese; sulla destra tovagliolo blu, forchetta e coltello; sparsi semi di soia e granelli di sale
Secondo una stima di Bloomberg Intelligence, nel 2030 i sostituti vegetali della carne rappresenteranno il 7,7% del mercato delle proteine

La prima domanda è quella più generale: che cosa pensano i bambini dei sostituti vegetali? Si tratta di un interrogativo fondamentale, perché i genitori sono molto sensibili alle richieste dei figli, e tendono ad assecondarli: se i primi chiedono prodotti vegetali, i secondi li acquistano. Uno degli ultimi studi sul tema è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, su una trentina di bambini di 8-10 anni che mangiavano regolarmente carne.

Come riportato su Appetite, a tutti sono state mostrate quattro alternative vegetali alla carne, due di Nestlé Garden Gourmet (burger e polpette) e due di The Vegetarian Butcher (sempre Burger e polpette), un marchio di Unilever. I bambini sono influenzati soprattutto dall’aspetto e dalla composizione di questi prodotti, in modo particolare la percezione che hanno di un basso tenore di grassi e un elevato contenuto di vegetali, fa sì che attribuiscano una maggiore salubrità ai sostituti vegetali. Oltre a questo, conta la palatabilità che i bambini si aspettano essere gradevole. Per quanto riguarda il packaging, hanno preferito le confezioni che ricordavano quelle dei prodotti convenzionali a base di carne ma che, al tempo stesso, recavano scritte chiare sulla natura non animale del contenuto. Infine, come già emerso in altri studi, i bambini hanno una spiccata empatia con gli animali e, di conseguenza, sono predisposti positivamente nei confronti delle alternative vegetariane. 

Secondo gli autori, chi produce i sostituti vegetali dovrebbe tenere conto delle inclinazioni e della particolarità dei clienti più piccoli, cercando soprattutto di proporre alimenti che siano buoni, perché una delle critiche più presenti nelle risposte riguardava proprio gli aspetti organolettici.

Due burger a base vegetale che imitano la carne nel vassoio della loro confezione
I produttori di sostituti vegetali della carne dovrebbero tenere conto anche delle preferenze e delle inclinazioni dei bambini

Una seconda domanda oggetto di studio è stata quella relativa all’accettazione morale del consumo di carne, perché bambini hanno sentimenti e opinioni abbastanza diversi rispetto a quelli degli adulti, e non associano spontaneamente gli animali ‘da fattoria’ al cibo, come ha dimostrato uno studio pubblicato su Social Psychological and Personality Science condotto dai ricercatori dell’Università di Exeter, nel Regno Unito. In esso infatti sono state interrogate quasi 500 persone di tutte le età, e il risultato è stato che i bambini non attribuiscono una gerarchia tra esseri umani e animali: tendono a considerali tutti allo stesso modo e, per esempio, quelli di 9-11 anni pensano che i maiali dovrebbero essere trattati molto meglio di quanto non accada di solito.

Secondo gli psicologi inglesi, l’essere umano non nasce con processi mentali che lo spingono a mangiare carne, ma lo fa esclusivamente per un portato culturale, che ha radici e motivazioni evoluzionistiche, ma non è innato. Ciò rende i bambini soggetti molto adatti a modificare la cultura incentrata sulla carne, e generalmente più disponibili a trovare proteine in alimenti di varia origine. E rende particolarmente interessante capire – come stanno cercando di fare gli autori – in quale modo avvengano i cambiamenti nell’atteggiamento dei ragazzi, che diventa sempre più simile a quello degli adulti a partire dall’adolescenza.

bambini schizzinosi, due bambine cucinano le verdure
Secondo uno studio recente la dieta vegetariana non costituisce un rischio particolare per i bambini

Infine, c’è una domanda su cui spesso la discussione è più che accesa: una dieta del tutto vegetariana è sicura per i bambini? La risposta è sì, secondo uno degli studi più completi mai condotti finora, effettuato dai pediatri del Saint Michael Hospital di Toronto, in Canada, su 8.900 bambini di età compresa tra i sei mesi e gli otto anni, metà dei quali vegetariani e metà no. Come riportato su Pediatrics, infatti, non sembrano esserci differenze significative nell’indice di massa corporeo, nell’altezza e nei livelli di ferro, vitamina D e colesterolo tra chi mangia solo alimenti vegetali e chi consuma anche carne. L’unica vera differenza riguarda il peso, perché i piccoli vegetariani hanno un rischio doppio, rispetto agli altri, di essere sottopeso, cioè di avere un indice di massa corporeo al di sotto del terzo percentile. Non rischiano invece né sovrappeso né obesità. Anche se restano molti aspetti nutrizionali da capire, il segnale sembra incoraggiante, perché se un bambino non è già sottopeso, non dovrebbe correre rischi particolari seguendo una dieta vegetariana, purché sia equilibrata e supervisionata dal pediatra.

Infine, un confronto con il gradimento degli adulti: secondo una metanalisi di 28 studi pubblicata su Foods il quadro è complesso e dipende da numerose variabili. In generale, comunque, anche se chi mangia spesso carne si dichiara poco incline a consumare sostituti vegetali, il 65% degli adulti intervistati lo ha fatto almeno una volta nell’anno precedente l’indagine.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

Da 12 anni Ilfattoalimentare racconta cosa succede nel mondo dei supermercati, quali sono le insidie nelle etichette, pubblica le sentenze sulle pubblicità ingannevoli oltre che segnalare il lavoro delle lobby che operano contro gli interessi dei consumatori.

Il nostro è un sito indipendente senza un editore, senza conflitti di interesse e senza contributi pubblici. Questo è possibile grazie ai banner delle aziende e alle migliaia di lettori che ogni giorno ci leggono e ci permettono di sfiorare 20 milioni di visualizzazioni l'anno, senza farcire gli articoli con pubblicità invasive. Ilfattoalimentare dà l'accesso gratuito a tutti gli articoli.
Sostienici, basta un minuto clicca qui. Se vuoi puoi anche farlo con un versamento mensile.

Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

Guarda qui

Una mano regge una manciata di capsule e compresse di integratori alimentari

Integratori alimentari, sono davvero utili per le funzioni cognitive e le patologie oculari?

Gli integratori alimentari negli ultimi anni hanno registrato un incredibile incremento delle vendite in farmacia e anche …

2 Commenti

  1. Strani però che non accenniate nemmeno a diversi rischi degli attuali prodotti surrogati della carne. Molto spesso hanno troppo sale e tanti additivi che servono a preservare a lungo il prodotto ed a dargli in parte il sapore della carne. Non è da dimenticare che alcuni legumi possono contenere micotossine. Tali materie prime non hanno limito di legge e quindi nessuno sta facendo monitoraggi adeguati. Ci sarebbe poi almeno da accennare ai vari rischi in termini di allergeni. AffidiaJournal ha appena dedicato un lungo webinar a questo tema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *