Dagli Stati Uniti si diffonde la pratica di dare burro prima della nanna ai bambini sotto l’anno. Ma non ci sono prove che funzioni e gli esperti invitano alla cautela
Davvero un panetto di burro può sostituire una buona routine del sonno? Su TikTok cresce il fenomeno dei cosiddetti “butter babies”, con genitori – soprattutto negli Stati Uniti – che somministrano ai propri figli piccoli burro a cucchiaiate, se non addirittura il panetto intero da addentare, nella convinzione che le calorie extra li aiutino a dormire meglio. Ma dietro al trend virale si nascondono semplificazioni e possibili rischi.
Burro e sonno
“Essendo il burro un alimento ad alta densità calorica, – ci spiega Giuseppe Banderali, Direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’ASST Santi Paolo e Carlo, già vicepresidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), – si pensa che somministrandolo prima di dormire il bambino sia più sazio e quindi abbia meno risvegli. Ma non abbiamo evidenze scientifiche a sostegno di questa tesi. Questo vale per il burro, ma anche per qualsiasi altro alimento.”
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Il sonno dei bambini tra i 6 e i 12 mesi è un processo complesso, influenzato da fattori fisiologici e comportamentali che hanno poco a che vedere con l’apporto calorico immediato prima della nanna. Se il burro sembra ‘funzionare’ e il bambino dorme meglio, è più probabile che durante la giornata – o nel pasto serale – non avesse assunto un apporto adeguato di calorie. Attribuire a un singolo alimento effetti specifici sul sonno è quindi una semplificazione. Le principali linee guida pediatriche, inoltre, non indicano alcun alimento specifico in grado di migliorare il sonno nei lattanti.
Grassi sì, ma non in eccesso
Guardando questi bambini addentare panetti di burro, viene spontaneo chiedersi se questo trend non possa avere conseguenze negative sulla salute dei bambini. “Il fabbisogno di grassi nei primi anni di vita è più alto, fino al 40% dell’energia. – spiega Banderali – Però, con i grassi saturi è comunque meglio non esagerare.” Nell’ultima edizione dei LARN (Livelli di assunzione di riferimento), pubblicata dalla Società Italiana di Nutrizione Umana, anche per i lattanti tra i 7 e i 12 mesi si raccomanda infatti di limitare l’apporto di grassi saturi a una quota inferiore al 10% delle calorie quotidiane. Eccedere con il burro, inoltre, può risultare difficile da gestire per il fegato e il sistema digestivo del bambino.
“Il burro può essere presente in porzioni minime anche nel divezzamento, – prosegue l’esperto – ma è sempre meglio l’olio extravergine di oliva con il suo apporto di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Ogni alimento deve avere la sua giusta collocazione: il burro può essere presente, con la giusta frequenza e tenendo presente l’individualità del bambino e della sua famiglia”.
Le abitudini si costruiscono fin da piccoli
C’è anche un altro punto critico da non sottovalutare: inserire una cucchiaiata di burro nella routine serale rischia di creare un’abitudine difficile da spezzare. “Se nell’adulto mettere e togliere un alimento è meno pericoloso, per il bambino lo è doppiamente perché crea l’abitudine: è nella prima infanzia, infatti, che si crea il gusto. – spiega l’esperto – Perché si consiglia di non dare sale e zucchero ai bambini sotto i due anni? Per non creare l’abitudine”.
In un contesto come quello dei social, dove le esperienze personali diventano rapidamente modelli da imitare, il rischio è trasformare pratiche non validate in false soluzioni universali. “Alimentare e nutrire è la cosa più semplice, ma anche la più delicata. – Conclude Banderali. – Perché il modo migliore per creare un adulto sano è avere un bambino sano”.
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos IA Video: TikTok
Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


