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Articolo 62, il tradimento di Confindustria e la complicità del Ministero dello sviluppo economico. Ma la legge non si tocca

lavoroProprio in ricorrenza delle festività pasquali, il Ministero dello sviluppo economico risponde a un “quesito giuridico” di Confindustria, adducendo che l’articolo 62 dovrebbe venire disapplicato – per quanto attiene ai termini di pagamento e alle sanzioni amministrative ivi stabilite – in quanto sarebbe “implicitamente abrogato” dal successivo d.lgs. 192/2012, di recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento. Un tradimento in piena regola, all’insegna dell’illegalità e del caos. Ma la legge dello Stato rimane in piedi e dovrà risorgere, vediamo perchè.

 

Il cosiddetto “Decreto Liberalizzazioni”, con l’articolo 62 (1), ha portato giustizia in un settore ove la prevaricazione dei giganti della distribuzione nei confronti dei contraenti deboli era la prassi. Con grave pregiudizio e minaccia alla sopravvivenza di un filiera produttiva agro-alimentare nazionale costretta a subire ogni sorta di pratiche estorsive che erodevano i margini anche in fasi successive alla conclusione degli accordi di fornitura, nonché a insopportabili sofferenze sui crediti i cui pagamenti raggiungevano tempi senza pari in Europa.

 

L’articolo 62 ha perciò introdotto alcuni principi chiari e coerenti agli obiettivi posti:

– obbligo di forma scritta dei contratti di cessione di prodotti agricoli e alimentari, e degli accordi ad essi collegati

– termini legali e certi di pagamento, inderogabili a vantaggio del creditore

– divieto di un’ampia serie di pratiche commerciali manifestamente inique, delle quali è stato fornito un elenco esemplificativo ma non esaustivo (per prevenire l’elusione dei divieti con nuovi stratagemmi)

– sanzioni amministrative pecuniarie, di entità proporzionata a volume d’affari e gravità delle violazioni.

 

pagareLa via crucis, imposta dai Romani di Confindustria e Federdistribuzione (2) – è iniziata subito dopo l’approvazione dell’articolo 62, percorrendo le seguenti tappe:

– Marzo. Il Senato (3), nel convertire il decreto, ha aggiunto un ritardo ponderato di 15 giorni rispetto ai termini di pagamento già fissati, posticipandone la decorrenza alla fine mese (rispetto alla data di fattura o consegna delle merci). Oltre a fare slittare l’applicazione delle nuove regole al 24 ottobre

– Ottobre. Pochi giorni prima dell’applicazione della norma e in palese violazione della stessa, il Ministero dello Sviluppo economico (4) ha suggerito che la sua operatività sarebbe limitata ai soli casi di manifesto squilibrio di forze contrattuali,

– Dicembre. In fase di conversione del decreto cosiddetto “Crescita 2”, il Senato (5) ha escluso i contratti tra agricoltori e ha goffamente provato a temperare l’obbligo di forma scritta,

– Febbraio 2013. L’Antitrust (6) ha pubblicato un regolamento nel quale, oltre a restringere illegittimamente il campo di applicazione dell’articolo 62, riserva a sé l’arbitrio di poter archiviare le pratiche considerate “non rientranti tra le priorità di intervento dell’Autorità”.

 

tir trasporti L’ultima tappa puzza di bruciato. Il 26 febbraio 2013 il Direttore Generale di Confindustria, Marcella Panucci, scrive al Capo Gabinetto del Ministro Passera, Pres. Mario Torsello. “Confindustria ha espresso sin dall’inizio un giudizio critico sull’intero impianto dell’articolo 62” é la premessa, cui segue l’attacco alle “norme rigide e inderogabili” sui termini di pagamento, e l’istigazione al complotto: “dopo soli due mesi dalla sua entrata in vigore, l’articolo 62 è stato “superato” dall’attuazione della Direttiva Late Payments”, può il Ministero confermarci che é proprio così?

 

Il Ministero risponde per il tramite del Capo Ufficio Legislativo, Cons. Raffaello Sestini (leggi il documento). Il quale, “su indicazione del Capo di Gabinetto”, risponde “al quesito giuridico”. E dopo ardite elucubrazioni si allinea, guarda caso, al teorema di Viale dell’Astronomia. “In conclusione, ad avviso dello scrivente Ufficio Giuridico del Ministro, l’articolo 62, comma 3 (…) è stato abrogato tacitamente ed oggi non più in vigore. Di conseguenza, non possono altresì trovare applicazione i seguenti commi (…)”. In pratica i termini inderogabili di pagamento e le sanzioni introdotte dalla legge 24 marzo 2012 n. 27 varrebbero carta straccia.

 

agricoltura verduraUn gioco sporco, ma l’articolo 62 rimane in piedi. Per alcune essenziali ragioni:

– punto primo, la letterina del Ministero a Confindustria vale come il 2 di picche, non avendo il valore di un’interpretazione autentica (che deve provenire dal legislatore, in questo caso il Parlamento) né quello di una pronuncia della Corte Costituzionale (la sola Autorità legittimata a invalidare una legge dello Stato). Nella gerarchia delle fonti di diritto, si trova sottozero rispetto alla legge dello Stato che osa malamente interpretare,

– punto secondo, il Ministero ha disatteso il criterio fondamentale per la valutazione della eventuale prevalenza di una normativa su un’altra, vale a dire il principio di specialità. Sin dai tempi di Cicerone, “Lex specialis derogat leggi generali”. Il decreto che recepisce la direttiva sui ritardi di pagamento ha una portata generale, dalla vendita del tondino di ferro al servizio di messa in piega. L’articolo 62 reca invece disciplina specifica delle vendite di prodotti agricoli e alimentari, dunque prevale sulla norma generale,

– punto terzo, la direttiva 2011/7/CE espressamente prevede e riconosce la legittimità di norme nazionali più stringenti per la salvaguardia dei creditori, proprio come l’articolo 62 della legge 27/2012. “Gli Stati membri possono mantenere in vigore o adottare disposizioni più favorevoli al creditore di quelle necessarie per conformarsi alla presente direttiva” (7). Possibile che sia sfuggito anche questo?

 

Dario Dongo

© Riproduzione riservata

Note:

(1) D.L. 24.1.12 n. 1, “Articolo 62: una rivoluzione

(2) “Rivedere l’articolo 62 e i tempi di pagamento, chiede la Confindustria. Ma da che parte sta? Cosa pensano gli associati?“, “Confindustria, Coldiretti, Confagri, CNA… perchè tutti cercano un’interpretazione dell’articolo 62? La legge 27 c’è e va solo applicata

(3) “Supermercati: il Senato approva la norma su pagamenti e pratiche scorrette, ecco le novità

(4) “L’articolo 62 si applica anche ai rapporti commerciali dove non c’è un “significativo squilibrio”

(5) “Articolo 62: in arrivo qualche ritocco dal Senato con il maxi-emendamento, ma non cambia la sostanza del provvedimento

(6) “Articolo 62: l’Antitrust vorrebbe gestire i controlli previsti dalla legge in libertà, come se fosse un ente privato. Non è così

(7) dir. 2011/7/UE, art. 12, comma 3

 

Foto: Photos.com

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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10 Commenti

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    C’è una palese volontà di Confindustria a ricondurre, anche in via normativa, la disciplina speciale contenuta nell’articolo 62 nell’alveo di quella generale risultante dal recepimento della Direttiva. Posizione questa condivisa sia dal Mise che da Federdistribuzione che ha il solo scopo di regolare in maniera omogenea – dunque senza deroghe di sorta – la materia dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

    Tutto questo ci lascia completamente interdetti e sconcertati, soprattuto ora che l’art. 62 la regolarizzazione dei temini di pagamento cominciavano ad essere metabolizzati e si intravedeva un minimo di equilibro nei rapporti commerciali (uno spillo sotto il culetto contribuiva a tenere alta la soglia di attenzione e a riequilibrare le forze).
    Invece in Italia, come sempre, si ragiona al contrario, l’irrazionale prevarica sulla logica. Se c’è qualcosa di buono si tenta in tutti i modi di distruggerlo….

    Ma qualcuno può spiegare a noi operatori del settore Confindustria e il MiSE chi cavolo rappresentano ?
    Non dovrebbe il Mise è previsto fra le sue competenze) attuare politiche di sviluppo industriale per le PMI ?
    Esite ancora qualcuno che intenda tutelare le PMI e le imprese agricole vera dorsale del sistema economico italiano ?

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    A tanti espertoni che nulla sanno della dialettica reale in corso tra i giganti della distribuzione e i contraenti deboli sfugge un particolare: pochi giorni dopo il Decreto sull’art.62, gli stessi giganti, costretti a pagare entro 60 gg le forniture, hanno imposto sconti compensativi vessatori a tassi usurai ai piccoli “deboli contraenti” che la legge voleva tutelare ! E i piccoli devono accettare e farsi calpestare dai giganti della distribuzione anche quando preferirebbero farsi pagare a 90 o 120 giorni perchè, magari, non hanno problemi di cassa…Alla faccia della competenza dei “tecnici” !!!

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      Agostino ha perfettamente ragione, per esempio una situazione concreta è la seguente:

      Pagamento ante riforma: 120 gg data fattura
      Pagamento nominale post riforma: 60 gg data ric. fattura fine mese
      Pagamento reale post riforma: 105 gg (60 gg data ric. fattura fine mese con imposizione – illegale – di inviare la fattura il mese dopo…)
      Sconto compensativo richiesto: 0,5% (pari a uno sconto annuo capitalizzato intorno al 7%!!!)

      Questa è una situazione comune a migliaia di aziende!

      Complimenti al legislatore…

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      C’è una cosa che però rimane indelebile a vantaggio dei più deboli (i creditori) : LA CERTEZZA DEL PAGAMENTO !!!
      Anche se a 105 giorni, anche se vessata sa clausole non proprio lecite, la CERTEZZA rimane !!
      Prima dell’ art. 62 era una giungla…
      Se metabolizzata bene, alla lunga questa norma darà i suoi frutti. Non abbaite paura di lavorare in maniera più eropea, smettiamola di essere i soliti italiani abituati a derogare ed eludere le leggi.
      Basta con le consuetudini e l’illegalità !!

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      Complimenti a tutti noi che gli permettiamo di farlo!

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      Il discorso cambia se il pagamento ante riforma era superiore a 120 gg.
      Curiosità e se l’azienda che deve incassare non ha liquidità e la banca non la concede dove trova la liquidità per pagare i dipendenti e i contributi e i fornitori?
      Obbiettivamente si può accettare (la pec il mese succ.) intanto si sa che sicuramente a 105 gg sarà pagata e poi se la richiesta è del cliente lui rischia in caso verifiche la sanzione e se recede dalle forniture un’eventuale denuncia di abuso.
      P.S siamo cattivi un’eventuale altro fornitore non potra concedere oltre i 105 gg! 🙂

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    Agostino forse non legge il Fatto Alimentare con attenzione, visto che il tema segnalato – sconti ‘compensativi’ – e’ stato affrontato con ampiezza, in vari articoli come pure nell’ebook. Annotando i criteri che, secondo diversi ‘espertoni’, dovrebbero venire seguiti per valutare la loro compatibilità con i principi introdotti dall’articolo 62 in tema di pratiche commerciali sleali

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    Nel mondo del vino questa legge ha fatto un disastro..

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      In che senso e che con che occhio si guarda?:

      di chi vende l’uva?
      di chi produce il vino?
      di chi lo vende all’ingrosso?
      di chi lo vende al dettaglio?

      solo chi “non pagava” può lamentarsi di una legge che non giustifica il mancato pagamento e lo obbliga a pagare!