Home / Pianeta / Come si mangia nello spazio? Le tecniche di conservazioni, le sfide e le scelte degli astronauti. Intervista allo chef Stefano Polato di Argotec

Come si mangia nello spazio? Le tecniche di conservazioni, le sfide e le scelte degli astronauti. Intervista allo chef Stefano Polato di Argotec

Come viene preparato il cibo?

argotec
Le confezioni scelte da Samantha Cristoforetti per il suo bonus food

La conservazione a lungo termine viene realizzata  grazie alla termostabilizzazione ovvero una sterilizzazione a temperature molto alte, intorno ai 121°C per 15 minuti per la carne e il pesce visto che la carica microbica in quei casi è alta, mentre per la frutta basta una pastorizzazione a 71°C che permette di mantenere meglio il gusto e di non distruggere i  fitonutrienti necessari agli astronauti. Per cuocere le pietanze e mantenere inalterato il sapore, il cibo sterilizzato viene messo in speciali sacchetti formati da 4 strati dove non entra né luce né aria per evitare ossidazioni e lì viene cuinato sottovuoto. Un altro metodo consiste nella liofilizzazione: il cibo viene  congelato e poi privato dell’acqua che passa direttamente dai cristalli di ghiaccio a vapore e poi conservato sottovuoto. Quando è il momento del consumo si aggiunge il brodo e si ricostituisce la pietanza. In questo caso si mantengono inalterati i valori nutrizionali e si elimina il problema della carica microbica, anche se la consistenza non è proprio il massimo.

Qual è stata l’evoluzione di queste tecniche?

Luca Parmitano
Luca Parmitano in visita ad Argotec: per il suo menù ha scelto i suoi cibi preferiti, come la caponata

In passato si utilizzava solo la sterilizzazione, degradando la qualità del cibo con un  impatto psicologico negativo per gli astronauti. Non dobbiamo dimenticare che il pasto – soprattutto in contesti particolari, come in una missione spaziale – ha conseguenze importanti sulla psiche e sul fisico. Per questo sono gli stessi austronauti a scegliersi il bonus food, in base ai loro gusti e alle loro priorità.

Qualche esempio?

Samantha Cristoforetti si è orientata verso pesce azzurro, proteine vegetali, carne bianca, cereali integrali al 100% e frutta e verdura. Tutti gli ingredienti sono da agricoltura biologica. Samantha vuole farsi portavoce dei principi di una buona e sana alimentazione, è la sua mission. Luca Parmitano invece ha scelto lasagne, risotto al pesto e caponata: per sentirsi a casa. Anche un astronauta tedesco si è affidato al cibo della sua tradizione. Non dimentichiamo che stiamo parlando di “bonus food”, quindi alimenti che vengono serviti sono in alcuni giorni o per le grandi occasioni. Per i pasti quotidiani invece se ne occupa direttamente l’ESA.

Quali competenze in più deve avere lo chef degli astronauti?

Più che di competenze specifiche, è importante avere a disposizione una squadra adatta al progetto. Il nostro team è formato da me, che lavoro con Argotec dal 2012, da un tecnologo alimentare, che fornisce le informazioni tecniche sulle modalità migliori per mantenere il cibo, un medico nutrizionista per formulare la dieta corretta per ogni astronauta, e da  un tecnico di laboratorio che mette a punto le modalità di cottura migliori.

  Eleonora Viganò

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redazione Il Fatto Alimentare

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