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Con il declino delle api e degli altri impollinatori, cala la resa delle colture. I risultati di uno studio americano

Bumblebee sucks nectar from the flower with her long tongueLa diminuzione delle api e di altri impollinatori in atto ormai da anni in tutto il mondo preoccupa, e costa moltissimo denaro. Sono negli Stati Uniti, le colture che dipendono da questi insetti generano un fatturato da 50 miliardi di dollari all’anno, ed è quindi evidente che un calo degli impollinatori può avere conseguenze molto pesanti. Per capire l’entità del danno, i ricercatori del Dipartimento di Ecologia, evoluzione, e risorse naturali della Rutgers University di New Brunswick, negli Stati Uniti, hanno condotto uno dei più grandi studi sul campo mai effettuati e hanno pubblicato i loro risultati su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences. 

Per circoscrivere la rilevazione, gli scienziati hanno studiato mele, ciliegie, amarene, mandorle e poi alcuni tipi di mirtilli, la zucca e l’anguria (per un valore degli impollinatori selvatici che nel complesso supera 1,5 miliardi di dollari all’anno negli USA) in 131 fattorie disseminate tra gli Stati Uniti e il Canada, e hanno messo poi in relazione le loro rese con la presenza di api selvatiche e domestiche. Come atteso, i raccolti risentono del calo delle api. Di conseguenza agire attivamente per far stare meglio gli impollinatori, per esempio creando ambienti con più biodiversità vegetale per le api selvatiche e allevando più api domestiche, potrebbe migliorare la situazione. Il contributo dei due tipi di api è più o meno lo stesso, e questo significa che anche impollinazioni programmate con insetti diversi potrebbero aiutare.

ape fiore
Uno studio americano ha osservato un calo nella resa di alcune colture dipendenti da api e altri insetti impollinatori

La situazione è insomma delicata e complessa, come conferma anche, indirettamente, l’ultimo documento dell’Efsa sulla moria di api, che mette in luce l’inadeguatezza dei sistemi di studio attuali e la necessità di lavorare molto di più sugli impollinatori e sulla crisi che li sta decimando. La revisione riguarda, in particolare, i bombi, le api solitarie e quelle domestiche, ed è stata fatta vagliando tutta la letteratura più recente e comprendendo i dati di numerosi apicoltori dell’Unione Europea, al fine di aggiornare le linee guida sui rischi da pesticidi per le api, come da mandato ricevuto dalla stessa Unione nel 2019.

I risultati più significativi riguardano le api mellifere e le differenze esistenti nelle diverse gerarchie all’interno degli alveari. Il  destino di un’ape sembra dipendere in gran parte dal suo ruolo, fattore di cui finora non si era tenuto conto abbastanza, e che invece, secondo l’Efsa, dovrebbe entrare a far parte delle nuove linee guida. Dipende invece in misura molto minore da ciò che fa l’apicoltore, che ha un ruolo secondario, anche se non nullo.

Sulle api solitarie e sui bombi, invece, i dati scarseggiano, al punto che non è possibile dare indicazioni precise né, tantomeno, stilare linee guida, anche se il loro ruolo, come confermato nello studio della Rutgers University, è altrettanto importante rispetto a quello delle api domestiche, ai fini dell’impollinazione. Le lacune riscontrate, più che altro, fanno emergere la necessità di nuovi studi più ampi, sistematici e di qualità, che possano aiutare davvero a inquadrare il fenomeno, in relazione ai pesticidi ma anche in generale. Fino a quando non saranno disponibili dati chiari e solidi sarà molto difficile programmare interventi realmente efficaci.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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5 Commenti

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    Definizione di “bizantinismo”=Tendenza a dilungarsi in eccessive sottigliezze nel ragionamento e nell’argomentazione.
    I burocrati dell’EU sono certamente i primi nell’arte del bizantinismo.
    Si dirà che è l’approccio giusto di fronte a un problema complesso e con difficoltà ad attribuire
    ai vari personaggi della giostra la loro percentuale di responsabilità.
    Dunque si passa dalla genetica degli incroci e ibridazione delle regine per avere alveari docili e produttivi , all’uso di prodotti della chimica utilizzati in campo aperto che formano cocktail non sufficientemente studiati, alla pratica di affittare alveari in zone micidiali ( vedi il binomio California-mandorle) spostando milioni di sciami anche di migliaia di Km senza contare alcuni nemici naturali come parassiti,e saltuariamente gruccioni, vespe e poi l’immancabile generico cambiamento climatico piovuto dal cielo……
    Magari si potrebbe fare come i nostri vicini sloveni , ma è troppo difficile , troppi attori remano contro anche in presenza di prove serie e poi sono in agguato i piccoli cinesi che impollinano manualmente , i mini-droni e/o le bolle di sapone.
    Meglio temporeggiare ed eventualmente negare a oltranza in fondo sono sempre e solo insetti.

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    Pier Giorgio Pasquali

    Noi abbiamo dovuto chiudere la nostra apicoltura perchè da quando hanno montato alcune antenne di ripetizione per cellulari, decine di nostri alveari si sono svuotati perchè le api non trovavano più la strada di ritorno a casa!
    Con i neonicotinoidi, orsi e onde radio, l’apicoltura in Italia è del tutto impossibile da portare avanti!

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      Pier Giorgio Pasquali: Per cortesia, mi interessa il fenomeno, del quale fionora non avevo ancora sentito. Puo’ indficarmi della letteratura o delle fonti di informazioni, possibilmente scientifiche e verificate? Grazie!

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      Pier Giorgio Pasquali

      Io non sono in grado di indicarle degli studi scientifici a riguardo anche perchè ci sono troppi interessi in gioco. Io ho solo descritto cosa è successo alla nostra attività! Se poi vuole sapere perchè gli orsi hanno dato il colpo finale all’apicoltura del Trentino, le basti sapere che quando un orso distrugge un apiario, le arnie malate che erano state magari messe in quarantena dall’apicoltore, queste vengono aperte alla visita delle api di altri apiari della zona e così le malattie si espandono ad una velocità esagerata in tutti gli apiari e pertanto non si riesce più a contenerle! Ma così vogliono gli animalisti italiani! Gente che predica dalle città davanti ad un PC, senza mai aver provato a guadagnarsi il pane col lavoro “sul campo”!

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    Chiedo scusa se rispondo sulle fonti:
    https://oggiscienza.it/2011/05/13/il-ronzio-elettromagnetico-che-disturba-l%E2%80%99ape/

    http://www.ifac.cnr.it/pcemni/libro2/CampiEMinAmbitoSanitario.pdf

    http://www.fdf.unict.it/uploads/GestoreProfessori/upl3355/Tesina%20su%20INQUINAMENTO%20ELETTROMAGNETICO%20%20(2015).pdf

    https://www.isde.it/wp-content/uploads/2019/09/Rapporto-indipendente-isde_ec-sui-campi-elettromagnetici-1.pdf

    Questi sono alcuni studi generici sui danni alle api da onde elettromagnetiche , studi datati e non mirati sul 5G a parte la presa di posizione di ISDE che però diciamo é da prendere con le molle.
    Comunque freniamo la curiosità perchè studi indipendenti sul 5G non ci sono, secondo schemi temporali consolidati, abbiamo solo le notizie dei costruttori tutti tranquillizzanti.
    Per saperne di più vedremo tra qualche anno………..