;
Home / Benessere animale / Regno Unito: abbattuti negli allevamenti centinaia di maiali a causa della carenza di lavoratori nei macelli

Regno Unito: abbattuti negli allevamenti centinaia di maiali a causa della carenza di lavoratori nei macelli

allevamenti, maialiniL’economia britannica è alle prese con un grosso problema di carenza di manodopera legata alla Brexit e alla pandemia, lo denuncia il Guardian. Tra i settori più colpiti, spicca l’industria della carne. Nel Regno Unito, infatti, a causa della mancanza di lavoratori nei macelli, fino a 120 mila suini rischiano ora l’abbattimento forzato all’interno degli allevamenti, non strutturati né attrezzati per svolgere quest’attività. Gli animali pronti per la macellazione sono infatti attualmente rimasti bloccati nelle strutture preposte all’accrescimento e accoppiamento e hanno bisogno di alimentazione e alloggio. Questo causa difficoltà finanziarie e organizzative agli allevatori. In una prima fase i suini ‘in eccesso’ sono stati distribuiti in alloggi temporanei, ma il problema dello spazio si è fatto ormai pressante e si rende nessario il riscorso a soluzioni più drastiche.

I maiali di grossa taglia, peraltro, crescono in alcuni casi di circa un chilo al giorno e diventano quindi troppo grandi anche per essere maneggiati dai macelli, una volta che questi saranno nuovamente operativi. Quindi, mentre alcuni allevatori stanno abbattendo i maialini, altri hanno fatto arrivare dei macellatori nelle loro fattorie per uccidere gli animali più grandi, che hanno raggiunto dimensioni incompatibili con il trasporto e il trattamento standard. Altri ancora hanno interrotto le attività di accoppiamento per evitare un ulteriore incremento nel numero di animali di cui si devono occupare.

allevamenti, benessere animale
In alcuni allevamenti stanno abbattendo i maialini, in altri stanno reclutando dei macellatori per eliminare i maiali che hanno raggiunto dimensioni eccessive

Fino alla prima settimana di ottobre, circa 600 maiali sono stati uccisi negli allevamenti di tutto il paese e questo comporta per gli allevatori un ulteriore problema economico. Anche se la maggior parte dei suini macellati in allevamento sarà infatti comunque portata negli stabilimenti di trasformazione, i maiali morti in strutture non idonee non potranno essere impiegati per il consumo umano perché non sono stati abbattuti secondo le normative previste dalla legge. Questi potranno quindi essere utilizzati per filiere meno remunerative, come quella degli alimenti per animali domestici o dei mangimi per animali. In altri casi, gli esperti del settore hanno affermato che le carcasse non idonee al consumo saranno probabilmente trasformate in biodiesel e in altri prodotti non alimentari. Sussiste peraltro anche un problema di smaltimento, visto che gli allevatori sono responsabili anche della gestione sicura e legale del bestiame morto ed è contro la legge seppellire o bruciare le carcasse, al fine di prevenire il rischio di contaminazione del suolo, delle acque sotterranee o dell’aria.

Il problema va quindi affrontato e risolto in tempi rapidi. Gli agricoltori britannici sottolineano che la ragione dei posti vacanti negli impianti di lavorazione della carne non sia da ricercare nei salari. Si tratta piuttosto di un problema di immagine. “Siamo ancora rappresentati come un’industria a bassa retribuzione e dobbiamo mettere le cose in chiaro” ha affermato Tom Bradshaw, vicepresidente della National Farmers’ Union, aggiungendo che gli impianti offrono stipendi fino a 18 sterline l’ora. Per affrontare questa penuria di manodopera, l’industria alimentare e delle bevande britannica ha chiesto al governo di introdurre un visto di un anno “per il recupero del Covid-19” che consentirebbe di reclutare lavoratori stranieri come autisti di mezzi pesanti, macellai, chef e per altri posti di lavoro, sempre nell’ambito dell’industria alimentare. Questo consentirebbe di risolvere, almeno temporaneamente, le interruzioni che si stanno verificando nella catena di approvvigionamento.

© Riproduzione riservata; Foto: AdobeStock, iStock

Il Fatto Alimentare da 11 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

allevamenti, musi di mucche

L’impatto degli allevamenti su salute ed ecosistema: le proposte dell’Associazione medici per l’ambiente

L’impatto degli allevamenti sull’ambiente e sulla salute umana è oggi un tema ampiamente dibattuto e …

2 Commenti

  1. Avatar

    Non potevano essere donati a qualche “fattoria didattica” ???Almeno avrebbero avuto la possibilità di una nuova seconda vita. Bisogna sempre uccidere,ammazzare e macellare..??? I buddisti affermano che per ogni vita salvata il nostro Karma migliora.. Voglio credere questo, perché uccidere non può portare altro che male..

  2. Avatar

    Siamo veramente degli animali spregevoli!!!! In questo articolo si parla di animali come se fossero “cose”. L’essere umano è veramente il guaio peggiore che potesse capitare a questo Pianeta. Per fortuna prima o poi ci estingueremo e saremo solo un brutto ricordo….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *