Home / Allerta / Allerta diossina nel mais: l’allarme è rientrato. Un mese per fare 12 analisi e scoprire che la granella non era così tanto contaminata! L’inconcepibile silenzio del Ministero

Allerta diossina nel mais: l’allarme è rientrato. Un mese per fare 12 analisi e scoprire che la granella non era così tanto contaminata! L’inconcepibile silenzio del Ministero

Mais diossina ucraina
Dopo 20 giorni, il Ministero dichiara in un comunicato la fine dell’allerta

A distanza di 20 giorni dall’allerta diossina nazionale, annunciata dal Ministero della salute per l’arrivo di 26 mila tonnellate di mais contaminato proveniente dall’Ucraina, il 10 luglio l’ufficio stampa ha diffuso un comunicato per dire che la situazione di crisi è rientrata.  Il Fatto Alimentare ha anticipato la notizia prendendo spunto dalla lettera che lo stesso Ministero aveva inviato a 15 associazioni di produttori il 4 luglio. Trattandosi di un’allerta alimentare è lecito chiedersi come mai il Ministero all’inizio di questa storia abbia aspettato 9 giorni per annunciare il ritiro del mais a livello nazionale (le date sono riassunte in fondo all’articolo). È lecito chiedersi perché, dopo avere realizzato 12 analisi per un secondo controllo sulla medesima partita, Roma abbia aspettato 7 giorni per comunicare l’esito. Scoprire che nel corso di un’allerta alimentare durata un mese, sono stati bruciati 16 giorni in questo modo non è certo una buona notizia.

 

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Durante le analisi, protrattesi per un periodo troppo lungo, sono stati bloccati allevamenti e mangimifici

Secondo fonti accreditate, quando il 20 giugno è stata lanciata l’allerta (come abbiamo già detto 9 giorni dopo l’esito delle analisi) alcuni produttori avevano fatto notare al ministro che, nel corso di analisi condotte in autocontrollo, la quantità di diossina era inferiore ai limiti. Di fronte a questa situazione di incertezza il Ministero ha impiegato due settimane per fare 12 contro analisi che hanno confermato livelli di diossina nel mais entro la norma.  Si tratta di tempi inaccettabili visto che bastano 48 ore per fare prelievo e analisi. In questo periodo sono stati bloccati allevamenti, mangimifici, aziende lattiero casearie e un esercito di veterinari in 12 regioni ha dovuto scandagliare questi posti. Ancora oggi nonostante l’esito delle analisi favorevole, 5 mila tonnellate di  mais ucraino stoccato nei silos è ancora bloccato. Come giustifica il Ministero della salute l’evidente contraddizione tra le prime analisi positive che hanno provocato l’allerta e le 12 contro analisi che hanno evidenziato il contrario?

 

 

 

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Il silenzio stampa del Ministero è inaccettabile

In questa storia emerge in modo sin troppo evidente come le  strutture di allerta regionale siano lasciate sole quando occorre fare una  valutazione del rischio prima di prendere decisioni gravi. Questa situazione non fornisce elementi di sicurezza ai consumatori che vengono sottoposti a inutili annunci di allerta e lede i produttori che vengono danneggiati. A fronte di questo silenzio stampa che caratterizza il comportamento del Ministero nei casi di allerta alimentare, le autorità accusano alcuni giornali di  avere usato toni allarmistici per raccontare la crisi della diossina. Si tratta di una critica fuori luogo, perché le notizie allarmistiche sono il più delle volte una conseguenza inevitabile quando mancano  comunicati ufficiali e quando i responsabili della comunicazione  aspettano senza motivo giorni e settimane prima di  informare i consumatori.

Roberto La Pira

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Per rendersi conto delle evidenti lacune sul piano delle informazioni, ecco la cronistoria dell’allerta diossina nel mais.

6  marzo 2014 – Al porto di Ravenna arrivano dall’ucraina 26 mila tonnellate di mais destinato a mangimifici che sfuggono al controllo dei PIF

15  maggio 2014 – L’Asl di Ravenna  preleva campioni di mangime confezionato con il mais Ucraino e li manda in laboratorio

11 giugno 2014  – L’Asl di Ravenna riscontra quantità elevate di diossina  3-4 volte superiori ai limiti
e informa il  Ministero della salute che invia la comunicazione al sistema di allerta europeo Rasff e subito scatta l’allerta anche in Italia. Le regioni coinvolte sono 14, gli allevamenti migliaia

20 giugno 2014 – Il Ministero della salute pubblica un comunicato di poche righe per informare i cittadini

20 giugno 2014Il Ministero diffonde in modo riservato un piano di azione a 16 associazioni di categoria e alle Regioni in cui descrive come intende procedere (12 analisi sul mais e poi 150 analisi sul cibo potenzialmente contaminato)

27 giugno 2014In Valle D’Aosta vengono ritirati quattro lotti di mangime per polli del mangimificio Agricenter di Colle Carlo

30 giugno 2014A Rovigo vengono ritirati otto lotti di mangime per polli destinati a allevamenti rurali familiari del mangimificio Mignini & Petrini

30 giugno 2014 – Si rincorrono voci su un imminente comunicato del Ministero della salute che non arriva

2 luglio 2014Le analisi sul mais sono concluse e vengono inviate al Ministero della salute, ma i risultati sono top secret

10 luglio 2014 – Il Ministero della salute annuncia la fine della crisi della diossina

 

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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4 Commenti

  1. Franco Gentile
    Franco Gentile

    A ragion veduta, considerati sia gli esiti dei campionamenti e analisi ufficiali eseguiti dal Ministero, sia quelli delle analisi presso laboratori accreditati eseguite in autocontrollo da parte dei grandi mangimisti italiani (Assalzoo ne sa qualcosa), si direbbe a tutti gli effetti un falso allarme.

    Stupisce anzi che il Ministero continui a riferirsi ‘mais contaminato’, presumendo addirittura l’ipotetica non-conformità dell’intero contenuto di una nave da 30.000 ton, quando i soli rilevamenti di diossine oltre i limiti di legge derivano solo da un paio di campionamenti, su un camion e forse pure in un magazzino, che appaiono assai meno rappresentativi rispetto alle più ampie verifiche di cui al superiore paragrafo.

    La questione é ora piuttosto, che fare dell’enorme quantità di mais e mangimi che lo contengano, tuttora bloccati presso vari operatori? É davvero possibile, ragionevole e ammissibile paralizzare un’intera filiera e causare danni milionari, costringendo ulteriori movimentazioni e diversi destini a materiali con grande probabilità del tutto idonei all’impiego loro proprio?

  2. Non bisogna dimenticare che il mais è una commodity esattamente come il petrolio. La speculazione che si genera da tutto ciò è dietro l’angolo!

  3. -Un velo pietoso sul mancato controllo dell’enorme partita di mais in entrata.
    -Un velo pietoso sui tempi inaccettabili delle analisi e controanalisi da parte delle istituzioni locali e nazionali interessate.
    -Un velo pietoso sul’azione e reazione del ministero nel gestire i dati in arrivo ed emettere disposizioni e non sollevare dirigenti incapaci.
    -Un velo pietoso su tutti noi, informazione compresa, che troppo spesso prendiamo sul serio eventi e persone a tutti i livelli, che non meritano il ruolo che occupano.
    -Un solo grande velo pietoso sulla grande mancanza di serietà del nostro sistema Italia, composto da tantissime eccellenze che galleggiano sulle sabbie mobili.
    Ed ora chi rimedia ai danni provocati da tutta la catena di controllo, allerta ed allarmismo alimentare?
    Naturalmente nessuno e la prossima volta sarà come questa!

  4. Considerando che le analisi delle diossine non sono così veloci come si vuol fare credere, e che vanno verificate prima di emettere un dato non conforme, e che sono pochi i laboratori, fra i tanti in qualche modo ufficialmente accreditati , in grado di garantire risultati veramente affidabili , abituati a fare di routine tali analisi frequentemente , con conoscenza delle matrici e con solventi ADEGUATAMENTE PURIFICATI, non si può dare tutte le colpe al Ministero. Invece, anche per esperienza professionale diretta, vorrei mettere in evidenza la colpevole inerzia del nostro sistema di controllo ufficiale , velocissimo a bloccare tutto, nello sblocco delle partite di mais regolare a seguito del ritiro dell’allerta, che pare sia avvenuto oculatamente.