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Allergeni in etichetta: le indicazioni precauzionali non sono abbastanza chiare, secondo i consumatori

Con l’aumento delle allergie alimentari degli ultimi anni, è cresciuta anche l’attenzione delle autorità sanitarie di molti Paesi affinché le aziende segnalino in etichetta in maniera opportuna, e immediatamente comprensibile, la presenza di possibili allergeni. Ma con che esito? Quanto comprendono realmente i consumatori leggendo l’etichetta posta sulla confezione? Per rispondere alla domanda, i ricercatori dell’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, hanno effettuato una serie di test su un centinaio di persone con un’allergia alimentare e su altrettanti soggetti non allergici, presentando loro 18 tipi di alimenti con etichette variamente indicative della presenza di un allergene. 

In base a quanto riferito su Clinical and Experimental Allergy, i partecipanti hanno valutato etichette in cui era alternativamente, che il singolo prodotto conteneva, poteva contenere o non conteneva affatto arachidi. In una seconda serie di test, invece, hanno valutato la stessa informazione riportata in modo più sfumato, con una di quelle che vengono chiamate precautionary allergen label (etichettatura precauzionale degli allergeni, o Pal): prodotto in una fabbrica (fatto che di per sé potrebbe comportare rischi, ma dicitura assai indiretta), potrebbe contenere... oppure tracce di…

Senior man reading food label at a grocery store
Lo studio ha valutato la comprensibilità di diverse indicazioni precauzionali degli allergeni in etichetta

Mentre le diciture che indicano la presenza o l’assenza di allergeni sono state ben comprese dai partecipanti, quelle di tipo precauzionale sono risultate meno comprensibili, con un punteggio estremamente variabile – compreso tra il 2 e il 99% – attribuito dai partecipanti per quanto riguarda il rischio che, all’interno del prodotto, vi fosse l’ingrediente pericoloso. Più nello specifico, gli allergici, abituati a controllare, hanno capito correttamente nell’82% dei casi, ma i non allergici solo nel 58% dei casi. Una valutazione altrettanto variabile (compresa tra l’1 e il 98%) è stata espressa per quanto riguarda la comprensibilità generale del messaggio, che tutti, in media, hanno ritenuto poco chiaro. C’è di più. Diciture quali prodotto in una fabbrica…  sono state percepite come meno preoccupanti rispetto alle altre, a causa della loro vaghezza. Tra le tre indicazioni precauzionali, infine, la dicitura meno oscura è risultata essere potrebbe contenere…

Le indicazioni precauzionali escono insomma bocciate dall’esame dei consumatori, che le giudicano comprensibili in meno del 40% dei casi, probabilmente a causa dell’ambiguità. E questo comporta rischi evidenti, soprattutto per chi è allergico, perché potrebbe privarsi inutilmente di un certo prodotto senza che ve ne sia alcuna ragione, ma anche perché potrebbe andare incontro a pericolose reazioni, non avendo compreso appieno l’etichetta.

La colpa non è certo dei consumatori. Come fanno notare gli stessi autori, è del tutto normale che chi legge diciture diverse attribuisca a esse differenti livelli di rischio, e non capisce se quanto riportato lasci spazio alle interpretazioni. Per questo bisognerebbe uniformare le indicazioni, soprattutto quando sono in forma precauzionale, rendendole chiare, omogenee e immediatamente comprensibili a chiunque, a prescindere dal fatto che sia o meno allergico.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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