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Allevamento intensivo di animali da reddito: grande assente alla Conferenza sul clima di Parigi. Occorre cambiare abitudini. Petizione del CIWF

allevamento
Al summit sul clima di Parigi non si discute di allevamento

Al summit sul clima di Parigi in corso c’è un grande assente, un convitato di pietra che forse non a caso è rimasto fuori dalla discussione: l’allevamento intensivo di animali da reddito. Si tratta di un’attività considerata una delle principali cause di riscaldamento del clima, oltre che uno dei più grandi business planetari. Per questo motivo l’associazione internazionale Compassion in World Farming (CIWF) Italia Onlus ha lanciato una petizione, firmata da personaggi quali Michael Pollan e, per l’Italia, dal geologo Mario Tozzi, affinché l’agenda venga modificata per includere tra gli obiettivi la riduzione degli allevamenti intensivi per i prossimi anni.

I dati, del resto, parlano chiaro: secondo la FAO, le emissioni associate agli allevamenti rappresentano il 14,5% dei gas serra antropici, a cominciare dalla CO2 (stima del quantitativo totale: 7,1 giga tonnellate all’anno). Tutta questa CO2 deriva da varie fonti: il 75% dall’alimentazione degli animali, e per il resto da riscaldamento, ventilazione, illuminazione e gestione degli animali in generale. Ma l’industria della carne produce gas serra lungo tutta la filiera essendo all’origine di processi che interferiscono con l’atmosfera. Il primo motivo è la deforestazione necessaria per coltivare le piante con cui produrre mangimi per gli animali e per fare spazio alle grandi aziende. In questo modo si liberano i gas stoccati nel terreno e si immettono nell’atmosfera i gas prodotti dalla digestione degli animali, altamente ricchi in metano. Bisogna poi considerare il consumo di enormi quantità di fertilizzanti: per produrli serve energia e rilasciano gas pericolosi.

mucche allevamento latte mungere
Si stima che l’allevamento intensivo produca il 37% del metano e il 65% del protossido d’azoto globali mucche allevamento latte mungere

Oltre alla CO2, si stima che l’allevamento intensivo produca il 37% del metano e il 65% del protossido d’azoto globali, due dei gas che più contribuiscono all’effetto serra (molto più della stessa CO2 essendo rispettivamente 25 e 298 volte più potenti). Intervenire conviene agli stessi allevatori, che già oggi pagano la loro parte di tributo al surriscaldamento globale. Le temperature più elevate si traducono in scarsità d’acqua, maggiore fabbisogno energetico e più facilità di diffusione delle malattie delle piante e degli animali.

Del resto, il Consiglio europeo nel 2014 ha sottolineato «la necessità di assicurare la coerenza degli obbiettivi dell’UE in materia di sicurezza alimentare e di cambiamento climatico», coerenza che non può essere raggiunta da un aumento degli allevamenti, come suggeriscono alcuni, perché l’intensificazione causerebbe un peggioramento della situazione attuale, un impoverimento dei terreni e della biodiversità, nonché di molte popolazioni, una scarsità d’acqua e una crescita dei fenomeni catastrofici che già oggi influiscono pesantemente anche sull’industria agroalimentare con eventi quali siccità e inondazioni.

cop21
Allevamento e alimentazione devono far parte dei temi di discussione di COP21, perché sia davvero utile

Già oggi, il 54% della produzione europea di cereali è destinata all’alimentazione animale, valore che a livello mondiale è del 36%, e tale trasformazione è molto poco efficiente, visto che per 100 calorie date agli animali, all’uomo ne tornano da 17 a 30, sotto forma di carne e latte. Secondo il CIWF, è necessario cambiare prospettiva, senza necessariamente pensare di stravolgere le abitudini alimentari di miliardi di persone. Dice la FAO: «Il potenziale di attenuazione può essere raggiunto all’interno di ogni sistema di produzione, cioè semplicemente migliorando le pratiche esistenti all’interno dei sistemi piuttosto che cambiando sistema (per esempio, passando da un sistema a pascolo ad un sistema misto o ad un sistema familiare)».

mucche
Dimezzando n Europa il consumo di carne, prodotti lattiero-caseari e uova si ridurrebbero del 25-40% i gas serra

Molto importanti sono pure i comportamenti individuali. Secondo il CWIF, dimezzare in Europa il consumo di carne, prodotti lattiero-caseari e uova consentirebbe di raggiungere una riduzione del 25-40% delle emissioni di gas serra, e gioverebbe alla salute di tutti. Per questi motivi, il CIWF chiede che venga fissato come obiettivo la riduzione del consumo di carne del 50% entro il 2030 nei paesi sviluppati. Su questo tema è stata lanciata in Italia una petizione indirizzata al commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia Miguel Arias Cañete «Se la Conferenza di Parigi deve sviluppare una road map credibile per limitare il riscaldamento globale con un limite massimo di 2°C – ha spiegato Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia – l’allevamento e un cambiamento nella dieta devono essere presi in considerazione molto seriamente. Per questo chiediamo che l’allevamento e l’alimentazione siano inclusi nel nuovo accordo globale. Chiediamo inoltre che nell’accordo di Parigi venga incluso l’obiettivo di riduzione del 50% del consumo di carne nei paesi sviluppati entro il 2030».

 

 

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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12 Commenti

  1. Massimiliano Filippi

    Ancora queste storie?!?! Perché non diciamo che l’intera filiera zootecnica produce SOLO il 14,5% di tutte le emissioni prodotte dagli esseri umani, i quali, quasi al 100% beneficiano di detta filiera? Perché non diciamo che la CO2 e il metano sono SOLO in piccolissima parte (dal 15 al 5% la prima, circa l’8% il secondo) responsabili dell’effetto serra, mentre pare essere l’acqua, in forma di vapore (Alcuni studi sostengano lo sia addirittura al 98%), la maggior responsabile? Perché viene scritto che “il 54% della produzione europea di cereali è destinata all’alimentazione animale” senza spiegare che le vacche si mangiano il mais ceroso (100% della pianta, con fusto foglie, tutolo, ecc.) e non certo la farina di granella, o che si mangiano non la soia (che non è un cereale), ma il pannello di soia, ovvero quello che rimane dopo aver estratto tutto, compreso il tofu per i vegani? Mangiassero loro quello che mangiano gli animali, ma davvero, non a parole!!!

    • Trovo poco edificante anche parlare di una “riduzione del 50% del consumo di carne” quando non esistono a tutt’oggi dati certi sul consumo. L’unica cosa certa è la disparità di consumi tra le diverse nazioni e la validità della dieta mediterranea (patrimonio dell’UNESCO) che comprende anche alimenti di origine animale.

    • massimiliano, molti, troppi numeri… vedi, per me la cosa migliore più semplice e più efficace, senza fare troppi calcoli, sarebbe quella di smettere di sfruttare gli animali e staremmo tutto meglio, compreso te, max e così smetteremmo anche di creare quella cordata di scienziati pazzi che si divertono a pianificare un ecosistema come se stessero giocando a risiko. questo non è risiko, quì ci sono i destini di esseri senzienti.

    • Enrico, libero di fare ciò che meglio credi. Posso essere libero anche io di mangiarmi salame, salsiccia e fiorentina?… Te lo dico io: Sì!!! Datti pace…

    • L aumento di vapore acqueo per legge di natura aumenta con l aumento della temperatura quindi è’ una CONSEGUENZA È NON UNA CAUSA del surriscaldamento del pianeta . penso comunque sia inutile interloquire con chi trae guadagni dagli allevamenti intensivi. Come ben si sa davanti ai soldi nemmeno la salute degli esseri umani interessa più, figuriamoci la salute del pianeta.

  2. Perché non diciamo che l’intera filiera zootecnica assorbe 80% della produzione di antibiotici?
    perche’ non diciamo che indipendentemente dal fatto che l’animale sia malato o sano il famaco e’ usato a tappeto per prevenire malattie derivate dal sovraffollamento e promisquita’ degli stessi e anche e sopratutto per stimolare la crescita.
    si puo anche dire che il principale indiziato dell’aumento della resistenza agli antibiotici nell’uomo e’ il sovradosaggio in zootecnica.
    ometto altri tipi di farmaci che e’ prassi usare negli allevamenti tipo anabolizzanti e steroidi,questa prassi diffusa fin dagli anni 50.
    omettiamo il consumo di suolo risorse e acqua servirebbero tre pagine.(altro che mais fieno e erba quella storia e’ usata in pubblicita’)

    • Roberto La Pira

      In Europa l’uso di antibiotici negli allevamenti è vietato e si può ricorrere ai farmaci solo su prescrizione delveterinario per curare patologie specifiche e non come forma preventiva.

  3. sì, ma si parla con preoccupazione di abusi di antibiotici, comunque…

  4. Sono d’accordo , anzi d’accordissimo sul ridurre
    Drasticamente l’allevamento intensivo di animali,
    Non abbiamo per NIENTE bisogno di tutta questa carne , risparmieremo non solo a livello di inquinamento , ma sapete Quante persone sovrappeso in meno e malati di ipertensione in mento ci sarebbero se tutti smettessero di ingurgitare tutte questi chili di carne?
    BASTA BASTA E BASTA

  5. DOMENICO RICCIO

    se si danno dei dati è opportuno essere credibili e precisi. La Fao dice che l’emissione di CO2 è oltre il 20% e non possiamo tralasciare il metano e altri gas nocivi. Per affrontare e risolvere tale enorme problema, il surriscaldamento del pianeta, occorre essere competenti, preparati e non di parte. Diversamente non si va da nessuna parte, lasciando a figli e nipoti spazzatura.

  6. Vorrei rispondere a Nico prima di tutto da dottore, quale sono. Vorrei dirti che ognuno di noi è libero di fare ciò che desidera, quindi nessuno ti vieta di mangiare gli affettati. Credo però che tra persone che amano prendersi cura di se stessi e, magari, anche del pianeta in cui siamo ospiti, sia giusto ricordare che tutte le principali patologie croniche e letali ( ipertensione, cardiopatie, osteoporosi, cancro…) sono fondamentalmente dovute all’utilizzo esagerato di carne e latticini.
    Per quanto riguarda l’obesità, anche qui devi studiare ciò che le più recenti (ultimi 30 Anni) ricerche di biochimica nutrizionale rivelano sui grassi animali…
    Togliendomi i panni del mio lavoro e parlando da amico, ti vorrei solo fare riflettere sul fatto che, a prescindere dalla tua salute, esiste anche quella degli animali e quella del pianeta in cui viviamo.
    Credo quindi che la soddisfazione delle proprie voglie alimentari e non delle proprie esigenze alimentari debba prescindere dalla sofferenza o peggio dalla morte di altri animali.
    Molto serenamente vorrei invitarti a fare anche solo lo sforzo di limitare l’uso di certi alimenti per fare un favore a te stesso, agli animali e al pianeta.
    Colgo l’occasione per augurare a tutti un Felice Natale