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Activia di Danone: dov’è prodotto? “L’origine è indicata in etichetta” risponde l’azienda

activiaI consumatori sono sempre più attenti all’origine dei prodotti e a volte vorrebbero poter leggere sulle confezioni più informazioni di quelle inserite e di quelle richieste dalla normativa. Pubblichiamo la lamentela di un lettore sul probiotico Activia e la risposta dalla Danone.

Buon pomeriggio, vi scrivo per segnalarvi che in breve tempo ho acquistato due confezioni da 4 pezzi da 125 grammi di Activia della Danone tipo Naturale ed in entrambe gli acquisti, all’esterno di detti contenitori: non compare né dove è stato prodotto, né la nazionalità del latte con cui viene prodotto.
Avendogli scritto, mi hanno risposto, dicendo in breve: che il prodotto è stato fatto in Europa e gli standard che loro utilizzano, garantiscono la genuinità  del prodotto.
Non contento di tale risposta li ho contattati al numero Verde e hanno aggiunto che: sul fondo dei contenitori esiste una sigla che identifica il paese d’origine e che loro non hanno stabilimenti di produzione in Italia. La risposta ricevuta, non mi pare il massimo.
Pertanto tornerò ad acquistare prodotti della Concorrenza, dove chiaramente compare sia la provenienza del latte che il paese di produzione.
Distinti saluti. Carlo

Di seguito la risposta dell’azienda

In riferimento alla richiesta del vostro lettore, già informato dal nostro customer service, confermiamo che Danone, come da obbligo di legge, specifica l’origine di Activia su ogni confezione attraverso i codici di tracciabilità che indicano il paese e lo stabilimento di produzione. I prodotti Danone sono realizzati negli stabilimenti europei del Gruppo DANONE con latte di qualità proveniente da Paesi UE, conforme ai rigidi parametri europei, che viene sottoposto a severi controlli prima di essere impiegato e rispettando capitolati di acquisto molto rigidi.
Con i migliori saluti, Ufficio stampa Danone

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. E dopo la risposta di Danone anche io comprerò altro…

  2. L’indicazione dell’origine del latte è una paranoia solo italiana (Decreto 09/12/2016) di dubbia legittimità europea e che sta fortunatamente giungendo a scadenza.
    L’obbligo vale SOLO per i prodotti italiani per cui lo yogurt prodotto all’estero GIUSTAMENTE non riporta e non è tenuto a riportare tale indicazione.

  3. L’obbligo dell’indicazione del «paese di mungitura» e del «Paese di condizionamento o di trasformazione» o, eventualmente di quello «origine del atte» è previsto da una norma italiana ripetutamente prorogata (l’ultima proroga è del 28 dicembre 2021, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’8 febbraio 2022) che lo conferma come “regime sperimentale” e che è in scadenza il prossimo 31 dicembre.

    Le disposizioni del decreto non si applicano ai prodotti fabbricati in un altro Stato membro dell’Unione europea o in un Paese terzo, quindi l’assenza dell’indicazione significa pacificamente che il latte non deriva da allevamenti italiani nè è stato lavorato in Italia.

    A livello di normativa UE l’obbligo di indicazione dell’origine c’è solo quando l’etichetta nel suo insieme potrebbe altrimenti indurre a pensare a un differente luogo di provenienza: se il marchio riprodotto sull’etichetta di un formaggio realizzato in Francia con latte tedesco raffigura la torre Eiffel, va precisato che il latte non è francese).

    Per quanto riguarda il (presunto) obbligo di indicazione in etichetta della sede “in chiaro” dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, anch’esso discende da una norma nazionale (decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 145) che, però, a differenza del decreto citato sopra, il ministero, dilettantisticamente, non ha notificato a Bruxelles, con la conseguenza di renderlo disapplicabile: l’indicazione della sede dello stabilimento è da intendersi come informazione volontaria in quanto del tutto facoltativa.

    Va però segnalato che tutti i prodotti di origine animale per i quali sono previsti requisiti specifici di igiene (Activia compreso) commercializzati nella UE, anche se prodotti in un Paese terzo, devono provenire da stabilimenti soggetti al riconoscimento UE. L’etichetta deve recare il marchio di identificazione, leggibile e indelebile, che riporta il nome o la sigla del Paese in cui è situato lo stabilimento, il codice che identifica lo specifico stabilimento e l’abbreviazione CE, il tutto racchiuso in un ovale.

    Se l’ovale indica BE il prodotto è stato confezionato in Belgio, se il codice è M319 lo stabilimento è quello di Stationsstraat n.168-170 nel comune di Rotselaar, amena località delle Fiandre.

    Tutti gli stabilimenti approvati nella UE sono elencati a pagina https://food.ec.europa.eu/safety/biological-safety/food-hygiene/approved-eu-food-establishments_en, quelli approvati fuori della UE si trovano a pagina https://food.ec.europa.eu/safety/biological-safety/food-hygiene/non-eu-countries-authorised-establishments_en.

    Facendo un po’ di …ginnastica, quindi, l’informazione sulla sede dello stabilimento e sul suo titolare è del tutto accessibile.

    • Ogni volta che andiamo al supermarket dovremmo impiegare mezz’ora per capire / confrontare la qualità di un prodotto.
      Io, per esempio, cerco di comprare prodotti Italiani e quindi, vista la mancanza di chiare indicazioni lo yogurt in questione non sarà tra quelli di cui valuterò l’acquisto.

  4. Non ci sarà la proroga citata dopo il 31/12?
    Credo che i consumatori attenti e desiderosi di certe garanzie (ammesso sia così) si adatteranno a cercare prodotti di aziende che SPERO VOLONTARIAMENTE inseriranno comunque la provenenienza della materia prima e il luogo di trasformazione, ci saranno divieti in tal senso?

  5. A “R.Squillantini”
    Definire “paranoia solo italiana” un decreto firmato dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Martina e dal Ministro dello sviluppo economico Calenda lascia il tempo che trova. “Siamo quello che mangiamo”, e Lei continui a mangiare quello che vuole. Se da cosa nasce cosa….!

  6. Credo che le etichette e le informazioni sui prodotti alimentari dovrebbero essere sempre più dettagliati e più rigide…e lasciare la libera scelta al singolo consumatore

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