“Venti chili di pesce pescato per ottenere un chilo di pesce allevato: verità o leggenda?”. È questo il quesito di una corposa inchiesta firmata da Paolo Fagioli sull’acquacoltura sostenibile, pubblicato nel numero di aprile della rivista Eurofishmarket diretta da Valentina Tepedino. Per fare chiarezza su un tema così dibattuto, il giornale ha interpellato alcuni esperti ed esaminato le evidenze scientifiche.

Ecco i punti che ci sembrano più interessanti e l’opinione di una portavoce di Greenpeace.

 

Si parte da una notizia diffusa da molti media: per ottenere 1 kg di pesce di acquacoltura è necessario pescarne circa 20 kg da destinare alla produzione di mangimi, più esattamente farine che costituiscono eccellenti fonte di proteine, minerali, vitamine e acidi grassi essenziali.

 

La farine si ottengono soprattutto dagli scarti di lavorazione dei filetti e da pesci di piccola taglia con molte lische che, secondo la Fao, nel 90% dei casi non sono utilizzabili per l’alimentazione umana. Altra precisazione importante: non è vero, come diffuso dalla stampa, che questo mangime contenga il 60% di proteine e per il resto sia costituito da grassi: il processo di produzione prevede l’eliminazione della quota di lipidi per trasformarla in olio di pesce, e in questo modo il contenuto nelle farine si riduce al 10%.

 

L’articolo spiega quanta farina e olio si ottiengono dal pesce di piccola taglia pescato. Il parametro di sostenibilità è il bilancio “Fish In:Fish Out” (FIFO). Secondo vari articoli scientifici, il rapporto per il salmone, una delle più importanti specie allevate, è di 5:1, cioè 5 kg di pesce (ridotto a farina da mangime) per produrre 1 kg di salmone. Molto lontano dai 20 kg riportati dalla stampa, ma comunque discutibile.

 

Negli anni però si è registrato un netto calo: per il salmone si è passati da 7,5 kg del 1995 a 4,5 del 2006, per la trota da 6,0 a 3,4, per i pesci erbivori come il pesce gatto (pangasio) si arriva a 0,5 kg di mangime (vedi tabella).

 

Studi più recenti dimostrano che per il salmone nel 2008 sono stati utilizzati solo 1,7 kg di pesce per produrre 1 kg di pesce allevato. Il nuovo risultato si ottiene tenendo conto che il 22% della materie prime per le farine si ricava da teste, intestini e scarti delle aziende che sezionano merluzzi e altre specie per ottenere filetti.

 

Se poi si considerano i dati dell’acquacoltura mondiale, in cui le specie più allevate sono quelle erbivore come trota, pangasio, tilapia, secondo il rapporto FIFO sono necessari solo 500 g di pesce di cattura per ogni kg di pesce o crostacei allevati. 

 

PESCE PESCATO PER OTTENERE MANGIME PER CHILO DI PRODUZIONE DELLE PRINCIPALI SPECIE ITTICHE (2008)  

  1995 2005 2010 2015 2020
Salmone 7.5 5.4 3.0 2.0 1.5
Trota 6.0 4.2 2.0 1.5 1.0
Pesce marino 3.0 2.1 1.6 1.1 0.8
Tilapia 0.9 0.6 0.2 0.1 0.1
Pesce gatto 0.4 0.6 0.4 0.3 0.2

 

Per Giorgia Monti, responsabile della Campagna mare di Greenpeace «In un crescente numero di casi, le produzioni di acquacoltura sono ben lontane dall’essere sostenibili. È il caso dell’ingrasso del tonno rosso, con un tasso di conversione pari a 15. Si tratta di una quantità elevata in termini ambientali per l’impatto sugli stock di pesce catturati per l’alimentazione.

 

C’è di più, la corsa alla cattura di  acciughe e sardine per la produzione di farine di pesce al largo del Sud America, ha portato a un forte depauperamento delle specie che potevano essere usate come cibo dalle popolazioni locali. È assurdo che per sfamare le “voglie” di salmoni, orate, branzini, del mondo ricco, si debbano privare i paesi più poveri di risorse alimentari.»

 

«È vero che per certe specie il consumo di mangimi per kg di pesce prodotto è calato – continua Monti – ma sono aumentati gli impianti di allevamento. La farina di pesce utilizzata per i salmoni si è ridotta del 25% fra il 1997 e il 2001, ma nello stesso periodo la produzione di salmone è aumentata del 60%».

 

Il mangime per le specie di lusso (salmone, orate e spigole) necessita di proteine e grassi animali. Anche se si considerano le proteine vegetali, resta il problema della sostenibilità delle produzioni agricole. In ogni caso, sicuramente non si potrà mai arrivare a diete totalmente o maggiormente costituite da proteine vegetali perché salmone e trota sono pesci carnivori. Forse l’unico modo di procedere sarebbe quello di concentrarsi su allevamenti sostenibili di specie erbivore».

 

a cura di Mariateresa Truncellito

foto: Photos.com

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Luigi Tozzi
Luigi Tozzi
24 Maggio 2012 12:57

Mi domando quando questi signori inizieranno a contare quanto mangime serve per mantenere i cani in un canile o per mantenerlo a casa.

Giovanni
Giovanni
24 Maggio 2012 16:30

Salve,
. I valori riportati nel post provengono quasi certamente dallâ

franci
franci
25 Maggio 2012 21:50

Caro luigi,
I cani però non li alleviamo per farci bistecche no?
non ne alleviamo tonnellate per ingrassarli, imbottirli di antibioticie e poi ucciderli per farci il filettino di pesce al vapore, "che è sano e mi fa dimagrire".
Magari basterebbe mangiare un po’ meno e con più buonsenso per essere anche più sostenibili.
[e magari sterilizzare gli animali da compagnia dopo la prima cucciolata].

Paolo Fagioli
Paolo Fagioli
25 Maggio 2012 18:50

Ringrazio per il commento Elena e Giovanni. Nel dossier di Eurofishmarket abbiamo cercato di dare una risposta più equilibrata possibile, cercando di creare un ponte fra le diverse posizioni (aziende mangimistiche, associazioni ambientaliste, università, associazione di categoria). Nell’articolo sono considerati anche altri parametri di sostenibilità oltre al FIFO (come il FFDRm/o; e il Fish Protein/Oil Index)e sono presenti i riferimenti bibliografici dei dati forniti.Credo che il lavoro possa essere un buon punto di partenza per una corretta informazione nel settore dell’acquacoltura. Paolo Fagioli