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Acido polilattico: arriva la nuova plastica da fonti rinnovabili per gli imballaggi alimentari

La sostituzione di materiali d’imballaggio derivanti dal petrolio con materiali ecosostenibili (da fonti rinnovabili, biodegradabili, compostabili) è un tema di grande attualità, che sta suscitando molto interesse nel settore del confezionamento alimentare. Per ottenere risultati tangibili è però necessario un forte lavoro di squadra. Lo dimostra il progetto Ecopacklab che, coinvolgendo ricercatori di varie discipline, (tecnologi alimentari, microbiologi, ingegneri esperti di materiali e macchine alimentari, tutti provenienti dall’università di Bologna) e avvalendosi della collaborazione di aziende produttrici di macchine per imballaggio, nonché di Barilla per quel che riguarda i processi dell’industria alimentare, è riuscita a mettere a punto un materiale del tutto innovativo, a base di acido polilattico.

Il nuovo materiale non solo è biodegradabile ma è anche in grado di garantire una maggiore shelf-life di alcuni alimenti, prevenendone l’ossidazione e la proliferazione di microrganismi, pur in assenza (o con un contenuto ridotto) di conservanti.
Un materiale “arricchito”, avente come base l’ormai noto Pla (acido polilattico, un polimero che si ricava dalla fermentazione dei composti a base di zucchero e amidi delle piante), su cui sono stati applicati strati diversi per conferire caratteristiche aggiuntive. La funzione antiossidante è svolta da un composto attivo, l’acido ascorbico, mentre per l’azione antimicrobica è stato selezionato un enzima che si chiama lisozima. Il film viene prodotto evitando, tra l’altro, l’uso di collanti sintetici: per l’applicazione vengono usate tecnologie avanzate di trattamento a plasma freddo.

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Confezioni flessibili, realizzate con questa innovativa pellicola a base di acido polilattico, sono già state valutate a contatto con diverse tipologie di alimenti

Confezioni flessibili, realizzate con questa innovativa pellicola, sono già state valutate a contatto con diverse tipologie di alimenti (dall’olio ai condimenti come il pesto genovese fresco, fino a una bevanda a base di frutta e latte di riso) e in tutti i casi la proliferazione dei microrganismi ha subito un notevole rallentamento durante la conservazione dei prodotti. Lo stesso risultato si è avuto riguardo l’ossidazione. Un risultato notevole se si considera che il Pla, in assenza di strati aggiuntivi, presenta tipicamente una modesta capacità barriera nei confronti dell’ossigeno, responsabile del processo di ossidazione.

© Riproduzione riservata Foto:stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Luca Foltran

Luca Foltran
Esperto sicurezza dei materiali - Linkedin: Foltran Luca - Twitter: @foltranluca

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