Sostanze psicoattive, assenza di prove e rischi per l’organismo: fare chiarezza sul mercato del kratom tra patologie croniche ed effetti collaterali
Il kratom è un estratto dalle foglie della Mitragyna speciosa, una pianta asiatica usata da secoli nel Sud-est asiatico per alleviare la fatica. Sebbene in Italia sia classificato come sostanza stupefacente e ne sia vietata la vendita, la sostanza continua a essere liberamente commercializzata sul web. Accanto agli utilizzi ricreativi, che possono comportare problemi non diversi da quelli degli oppioidi, nel tempo si è fatta strada una pubblicistica che, sfruttando alcune caratteristiche dei principi attivi del kratom, punta a promuoverne l’uso come supplemento antiaging, soprattutto in forma di capsule e tisane vendute online. Un impiego non supportato da prove, che causa rischi rilevanti per la salute, come ha sottolineato una revisione della letteratura appena pubblicata su The Open Medicinal Chemistry Journal, e focalizzata proprio sui supposti benefici rispetto alle malattie dell’invecchiamento.
Una miscela con decine di principi attivi
La Mitragyna speciosa contiene decine di molecole ad attività biologica, molte delle quali sono alcaloidi, i più noti dei quali sono la mitraginina e la 7-idrossi-mitraginina, che agiscono direttamente sui recettori degli oppioidi attenuando il dolore, migliorando l’umore e in parte proteggendo le cellule nervose. A causa di questi effetti e di altri associati a principi attivi diversi ma sempre presenti nella pianta, al kratom sono state attribuite proprietà di vario tipo, senza che vi fossero prove sufficienti.
In questo studio i farmacologi del Manipal University College Bukit Baru di Melaka, in Malesia, hanno analizzato la letteratura pubblicata tra il 2000 e il 2026, valutando sia gli esperimenti in vitro sia i piccoli studi clinici relativi alle principali patologie dell’invecchiamento. Il risultato è sconfortante: le evidenze sull’efficacia sono deboli e di scarsa qualità, mentre i rischi per l’organismo risultano ampiamente dimostrati e noti da tempo. Ecco le loro conclusioni:
Diabete di tipo 2
In test di laboratorio la mitraginina e altri composti fenolici della pianta hanno dimostrato di inibire due enzimi digestivi, l’alfa glucosidasi e l’alfa amilasi, che scompongono i carboidrati in glucosio, rallentandone l’assorbimento dopo i pasti. In questo senso, potrebbero avere un lieve effetto antidiabetico. Un piccolo studio su dieci volontari ha invece mostrato che, sempre dopo i pasti, l’assunzione di un tè di kratom farebbe abbassare la glicemia, anche se per il momento il numero dei partecipanti è talmente esiguo da non essere associato a nulla che sia degno di nota.

Demenza di Alzheimer
Alcuni studi preclinici sembrano suggerire che il kratom possa attenuare l’infiammazione a livello centrale, ridurre il danno ossidativo e soprattutto inibire l’acetilcolinesterasi, un enzima cruciale per il mantenimento di funzioni quali la memoria, la cui iperattività è tipicamente associata alle demenze. Non a caso, altri farmaci hanno come obbiettivo proprio il blocco dell’enzima. Per ora, tuttavia, per il kratom c’è solo qualche indizio molto preliminare.
Malattia di Parkinson
Uno studio condotto sui pesci zebra ha mostrato che il kratom preserva le cellule nervose che contengono dopamina, fortemente compromesse nel Parkinson, dai danni di specifici agenti chimici. Inoltre migliora le funzioni motorie. Tuttavia, oltre al fatto che non sempre ciò che si vede in questo tipo di modelli si riproduce nell’essere umano, il protocollo che prevede uno stress chimico acuto non riproduce i lenti e progressivi fenomeni della neurodegenerazione del Parkinson. Pertanto, i risultati vanno presi con molta, molta cautela.
Artrosi
Per questa diffusissima malattia, i benefici sono associati all’azione analgesica e antinfiammatoria mediata da effetti come il blocco degli enzimi COX2 e l’inibizione del rilascio di alcune citochine come l’interleuchina 6. Tuttavia, mancano studi convincenti su volontari umani.
Patologie cardiovascolari
Il quadro è contrastante, perché i dati raccolti nel Sud Est asiatico, tra le popolazioni che utilizzano da sempre il kratom, sembrano suggerire un debole effetto protettivo, in particolare una diminuzione di alcuni tipi di lipidi del sangue, mentre altri studi, di tipo preclinico, hanno dimostrato che gli stessi principi attivi possono scatenare pericolose aritmie dovute a un altro effetto, quello su un canale del potassio che regola l’attività cardiaca contrattile. Gli eventuali vantaggi, secondo gli autori, sono annullati e anzi, di gran lunga superati dai rischi, soprattutto in persone anziane che spesso hanno già anomalie del ritmo cardiaco.
I rischi
Se i benefici non sono dunque dimostrati, i rischi sono noti e in alcuni casi piuttosto seri. Oltre a quelli relativi all’azione sui recettori degli oppioidi nel momento della cessazione dell’assunzione (dipendenza, tolleranza e crisi di astinenza con dolori muscolari, irritabilità, nausea e vomito, diarrea e insonnia), i pericoli sono soprattutto a carico del fegato. Tipicamente, circa tre settimane dopo le prime assunzioni si possono manifestare ittero, urine scure e innalzamento dei livelli degli enzimi epatici, ovvero i segni di una sofferenza dell’organo. Come se non bastasse, gli alcaloidi del kratom esercitano una potente inibizione degli enzimi epatici che metabolizzano i farmaci, rischiando quindi di compromettere l’efficacia di alcune delle terapie più assunte dagli anziani come le statine o i farmaci contro l’Alzheimer, e di creare incroci tra metaboliti non previsti e potenzialmente pericolosi.
C’è infine un grave rischio di contaminazioni, dal momento che i controlli sono scarsi: è stata documentata la presenza di metalli pesanti, microrganismi e di oppioidi sintetici. Tuttavia, in assenza di procedimenti di produzione standardizzati e di protocolli internazionali affidabili da parte di enti indipendenti, non è possibile neppure quantificare il rischio.
Il kratom, venduto online anche per scopi quali il miglioramento della pelle, il benessere, l’energia, andrebbe evitato, almeno fino a quando non saranno condotte ricerche adeguate da ogni punto di vista e fino a quando non saranno introdotte regole molto più stringenti sulla produzione e sui controlli.
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Giornalista scientifica


