Le nuove linee guida dell’American College of Cardiology sulla qualità complessiva dell’alimentazione
L’American College of Cardiology, una delle società scientifiche più antiche e prestigiose degli USA, ha reso noto il suo documento di consenso sulla dieta ideale per il cuore, attraverso un articolo pubblicato sulla sua rivista ufficiale, il Journal of the American College of Cardiology. In esso non vi sono novità eclatanti rispetto a singoli alimenti o classi di alimenti: il messaggio principale è quello di avere una dieta, nel suo complesso, sana ed equilibrata per tutta la vita, dando più spazio ad alcune tipologie di cibi e limitandone altre. Tuttavia, probabilmente è proprio questo il segnale più innovativo: a differenza del passato, non sono specifici cibi a essere esaltati o demonizzati, così come non lo sono le relative classi. Piuttosto, si tratta sempre di proporzioni e di equilibri generali, nei quali anche prodotti non ideali possono avere un ruolo, purché marginale.
Alimentarsi nel modo sbagliato, scrivono i cardiologi, dipende da diverse cause ormai ben note: la mancata conoscenza dei danni; la difficoltà di accedere ai cibi di qualità (spesso più cari) a fronte dell’ampia disponibilità di prodotti scadenti ma economicamente vantaggiosi; la cultura e le norme sociali; l’azione del marketing; la grandissima palatabilità degli ultra processati. Per affrontare queste cause serve un intervento articolato. Da un lato occorre aumentare la consapevolezza delle persone e facilitare l’accesso ai cibi più sani; dall’altro bisogna porre dei freni al marketing aggressivo rivolto alle fasce più vulnerabili. Il tutto senza dimenticare l’impatto dei contesti culturali e delle tradizioni alimentari, che vanno sempre presi in considerazione.

Cosa mangiare (e cosa evitare) per proteggere il cuore
Dal punto di vista delle categorie alimentari, le indicazioni ricalcano quelle delle principali linee guida. Tra i cibi consigliati rientrano ortaggi freschi, legumi, frutta a guscio, cereali integrali e pesce, insieme ad acqua, caffè e tè senza zuccheri aggiunti. Vanno invece ridotti o evitati i prodotti ultra processati, le bevande dolci o gassate, i carboidrati raffinati, l’eccesso di sale, le carni rosse, i salumi e l’alcol.
Qualora si rispettino queste indicazioni in modo costante, per lunghi periodi e non solo per i brevi momenti di una dieta, i benefici sono misurabili attraverso un miglioramento dei parametri del metabolismo degli zuccheri e dei grassi, un riequilibrio del microbiota intestinale, la perdita di peso con vantaggi, tra gli altri, per la salute di vasi, cuore e reni. Tutto ciò fa calare sensibilmente gli indici di rischio di infarti, ictus, diabete, malattie cardio- e cerebrovascolari e renali e quindi fa aumentare la sopravvivenza. Peraltro, un certo pattern può riflettere alcune delle diete già consigliate per prevenire le malattie croniche come quella mediterranea o quella studiata appositamente, chiamata DASH.
Le nuove regole generali per la salute del cuore
Le indicazioni generali sono state poi riassunte in alcuni punti fondamentali, che presentano qualche significativa novità come quella sull’alcol, non più tollerato, o il riferimento ai farmaci antidiabetici e antiobesità, a riprova della loro grande diffusione e delle implicazioni sullo stato nutrizionale:
- La prevenzione della sindrome cardio-reno-metabolica, che comprende numerose patologie interconnesse, si basa anche su una dieta vegetale, sul ridotto apporto di sodio e sulla necessità di limitare al massimo gli alimenti trasformati dalla scarsa qualità nutrizionale.
- L’accessibilità economica ha una grande influenza sulla prevenzione, e la sicurezza alimentare dovrebbe tenere conto di questi fattori: disponibilità generale e concreta di alimenti sani, prezzi accessibili e presenza sul mercato di cibi nutrienti.
- Il rischio cardiovascolare dipende meno dalla quantità di grassi, carboidrati o proteine e più dalla qualità complessiva della dieta dalle fonti alimentari e dal grado di trasformazione.
- Le prove attualmente a disposizione suggeriscono di sostituire i grassi saturi con quelli insaturi, in particolare con quelli provenienti da oli liquidi vegetali, frutta a guscio, semi e pesce, e di privilegiare cereali integrali e altri alimenti ricchi di fibre. È opportuno ridurre i cibi pieni di grassi saturi, amidi raffinati e zuccheri aggiunti.
- È consigliabile preferire sempre l’acqua o al massimo altre bevande prive di aggiunte, e limitare il più possibile quelle che contengono zuccheri aggiunti. Tè, caffè e simili possono far parte di una dieta sana, se in quantità moderate. Si dovrebbe invece sempre evitare l’alcol, o comunque limitarlo il più possibile.
- I farmaci agonisti dei recettori di GLP-1 (della famiglia dell’Ozempic, ndr) possono essere utili, ma durante la terapia è importante non trascurare i livelli nutrizionali della dieta, che deve avere un apporto adeguato di proteine, sali minerali e vitamine, per prevenire le carenze.
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Giornalista scientifica


