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L’operazione di co-branding tra la storica azienda di prodotti da forno e lo chef stellato fa discutere per la scelta degli ingredienti e il risultato all’assaggio.

Dopo la segnalazione pubblicata tempo fa sui Krumiri Bistefani, riceviamo un’altra lettera che mette in luce l’uso dell’olio di palma nei dolci industriali. Questa volta la critica riguarda le Melighe Motta firmate dallo chef Bruno Barbieri. Un ulteriore caso in cui l’uso di termini evocativi come “tradizione” serve a richiamare un’idea di genuinità che non trova poi riscontro nell’effettiva qualità degli ingredienti.

La lettera

Gentile Redazione de Il Fatto Alimentare, vi scrivo per segnalare una contraddizione che trovo assai discutibile riguardo a un prodotto da poco arrivato sugli scaffali: le “Melighe con delicata nocciola” della linea Motta, firmate e sponsorizzate dallo chef stellato Bruno Barbieri.

Sulla confezione si legge che la linea celebra “la tradizione della pasticceria italiana” e la maestria delle “sapienti mani” dello chef. Tuttavia, basta girare il pacco e leggere l’etichetta degli ingredienti per notare che al terzo posto figura l’olio di palma, seguito da appena un 4,5% di farina di mais (elemento che dovrebbe caratterizzare la ricetta tradizionale delle melighe piemontesi) e un 2,3% di pasta di nocciole.

Trovo scorretto e fuorviante associare l’immagine di un grande chef della cucina italiana e il concetto di alta pasticceria a un prodotto confezionato con grassi vegetali di basso costo e di scarsa qualità tipici della produzione industriale di massa. Dalle melighe “firmate” ci si aspetterebbe una ricetta fedele alla tradizione regionale, basata su burro di alta qualità.

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Tra gli ingredienti il “tradizionale” olio di palma piemontese…

Mi chiedo se questo tipo di operazioni di co-branding — dove la firma dello chef serve da specchietto per le allodole a fronte di ingredienti del tutto ordinari — abbiamo ancora un mercato o se i consumatori ormai sono più consapevoli. Vorrei precisare, come ultima cosa, che anche sotto il profilo del gusto la prova assaggio è stata deludente: un biscotto anonimo e senza spessore.

Ringraziandovi per l’attenzione e per il vostro costante lavoro di informazione, vi invio i miei più cordiali saluti. Sandro

© Riproduzione riservata. Foto: Fotolia (copertina), inviate dal lettore.

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