Prodotti sugli scaffali di un supermercato in India

Dopo anni di scandali e pressioni dei consumatori, le autorità intensificano i controlli e preparano bollini frontali per i prodotti ricchi di zuccheri, grassi saturi e sale. Big Food prova a frenare la riforma.

L’India, Paese nel quale vivono 1,4 miliardi di persone e dove si consumano circa 1.500 miliardi di pasti all’anno, sta affrontando una vera e propria rivoluzione nell’ambito della sicurezza alimentare. Un cambiamento che – come sottolinea la Reuters in un’indagine dedicata, è stato innescato da una consapevolezza che, a sua volta, si è andata delineando anche grazie alle richieste di attivisti e influencer, oltreché di specialisti medici, per un adeguamento a standard migliori. Le condizioni igieniche di bar, ristoranti e bancarelle di strada (riferimento giornaliero per i pasti per milioni di persone) da una parte, e il susseguirsi di casi di sofisticazioni alimentari dall’altra hanno infatti spinto sempre più consumatori a capire che era giunto il momento di chiedere un approccio diverso e regole nettamente più severe. 

Sicurezza alimentare, la stretta sui controlli in India

La sensazione di scarsa sicurezza è alimentata anche dal governo, che ha affermato di effettuare oltre 100mila test su campioni all’anno, trovando circa un prodotto su cinque non sicuro, al di sotto degli standard oppure con un’etichettatura non adeguata. La Food Safety and Standards Authority of India (FSSAI) e alcune autorità statali hanno diffuso numerosi filmati e aggiornamenti sui social per documentare le proprie azioni. In uno di essi, per esempio, si vedeva un blitz in uno stabilimento in condizioni igieniche carenti in Uttar Pradesh, nel quale le autorità hanno sequestrato 1.300 chilogrammi di paneer (un prodotto estremamente popolare, soprattutto tra i moltissimi vegetariani) adulterato.

Cubi di paneer in una ciotola di legno, formaggio tipico di India e Pakistan
Nel corso di un blitz, le autorità dell’Uttar Pradesh hanno sequestrato più di una tonnellata di formaggio paneer adulterato

Le autorità sono intervenute anche contro aziende di alcolici come Diageo, per irregolarità nelle etichette, e contro produttori di energy drink come Red Bull, per le modalità di promozione dei prodotti. Le ispezioni hanno interessato anche locali di marchi internazionali come Domino’s, McDonald’s e Pizza Hut, così come ristoranti esclusivi soprattutto di Mumbai.

Blitz e sequestri anche sui prodotti destinati all’esportazione

Una delle iniziative che ha avuto maggiore risonanza è avvenuta poche settimane fa, quando la squadra di Tukaram Mundhe, commissario della Food and Drug Administration del Maharashtra e ormai diventato una celebrità anche grazie a questo modo di comunicare molto spettacolare e adatto ai social, ha fatto irruzione in un magazzino dove gli operatori modificavano fraudolentemente date di scadenza e informazioni nutrizionali sulle etichette di prodotti fabbricati da PepsiCo, Coca-Cola, Nestlé e Unilever e destinati all’esportazione. Le aziende non sono accusate di illeciti: l’indagine riguarda i gestori del magazzino e gli esportatori. Il Canada ha annunciato di stare valutando se l’operazione rappresenti un rischio per le importazioni, pur precisando di non avere al momento informazioni sull’ingresso nel Paese di prodotti collegati al caso. Nel complesso, negli ultimi tre anni le autorità hanno revocato quasi ottomila licenze nel settore alimentare.

La sfida alle multinazionali sulle etichette

Uno degli ambiti in cui potrebbero cambiare molte cose è quello delle etichette, sulle quali il governo vorrebbe inserire le segnalazioni relative all’eventuale contenuto eccessivo di zuccheri, grassi e sale in modo simile a quanto accade in Messico o Cile (dove, dopo la legge del 2016, gli acquisti di bevande zuccherate sono diminuiti del 23,7%). Da anni le multinazionali di Big Food esercitano una potente azione di lobby per scongiurare tale eventualità. In agosto era stata la stessa Reuters ad accendere un faro sulla questione attraverso un articolo che aveva mostrato come le autorità avessero ceduto a Nestlé, PepsiCo e Coca-Cola.

Confezioni di Coca-Cola Classica, Zero e Life in bottiglia e lattina sugli scaffali di un supermercato
Da anni multinazionali come Coca-Cola lottano contro l’introduzione di etichette a semaforo in India

Di recente c’è stato però un progressivo aumento delle pressioni esercitate non solo dalle associazioni dei consumatori ma anche da numerosi influencer, e un ricorso alla Corte Suprema che potrebbe portare a risultati concreti. La FSSAI ha proposto l’apposizione di un bollino esagonale rosso sui prodotti che presentino livelli elevati in almeno due categorie tra grassi saturi, zuccheri aggiunti e sale (non ci sono immagini ufficiali al momento). Tuttavia, la bozza è stata criticata non solo dalle aziende, che ritengono che i limiti proposti siano troppo stringenti e pensano che ciò significherebbe inserire il bollino praticamente su tutti i prodotti o quasi, compresi molti alimenti della cucina tradizionale, ma anche dai sostenitori. Questi, al contrario, sottolineano come richiedere la compresenza di due categorie sia troppo permissivo, e ribadiscono come anche un prodotto che supera il limite per una sola categoria possa comunque rappresentare un problema per la salute.

L’obesità in India

Secondo stime dell’industria, quasi l’80% dei prodotti del mercato indiano dei cibi e delle bevande confezionati potrebbe risultare ad alto contenuto di grassi, zuccheri o sale. Del resto, alcune delle stesse multinazionali utilizzano già in altri Paesi sistemi di etichettatura nutrizionale come il Nutri-Score: Nestlé, per esempio, lo adotta in diversi Paesi europei.

Secondo le stime, nel 2021 in India c’erano circa 180 milioni di adulti con sovrappeso o obesità, e secondo le previsioni nel 2050 tale numero diventerà pari a 450 milioni, se non si corre ai ripari prima possibile. La FSSAI non ha ancora approvato in via definitiva le nuove norme né fissato una tempistica certa. Il 10 settembre, durante l’udienza davanti alla Corte Suprema, l’autorità ha però dichiarato di essere disponibile ad adottare fin dall’inizio criteri più severi, facendo scattare il bollino anche quando una sola delle tre categorie supera i limiti. La discussione in corso testimonia comunque un cambiamento culturale importante, primo passo verso un adeguamento anche normativo.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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