Secondo Animal Equality, l’uso di formaldeide è aumentato del 40% in un anno. Crescono anche le non conformità negli allevamenti.
L’allevamento di salmoni in Scozia continua a far discutere. Animal Equality United Kingdom denuncia che nel corso del 2025 il settore ha sversato nei loch 48 tonnellate di formaldeide, utilizzata per trattare parassiti esterni e micosi che colpiscono branchie e cute dei pesci. Inoltre, l’associazione segnala un aumento impressionante delle non conformità negli allevamenti scozzesi di salmoni (+243%), nonostante l’agenzia regolatrice del benessere animale continui a ritenere il settore in linea con gli standard.
La formaldeide negli allevamenti di salmone
Nonostante la formaldeide sia classificata come cancerogeno certo per gli esseri umani secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), l’uso della sostanza negli allevamenti di salmoni scozzesi non solo continua a essere consentito, ma è aumentato del 40% rispetto al 2024. L’impennata si sarebbe verificata nel settembre 2025, quando le quantità utilizzate sarebbero state il doppio rispetto all’anno precedente e il quintuplo rispetto al 2023. Secondo Animal Equality, negli ultimi cinque anni l’industria del salmone avrebbe sversato quasi 176 tonnellate di formaldeide nelle acque scozzesi.
Animal Equality punta il dito contro l’azienda norvegese Mowi, che da sola nel 2025 avrebbe utilizzato l’84% di tutta la formaldeide impiegata negli allevamenti scozzesi. Uno degli allevamenti dell’azienda si trova a Loch Lochy, dove dal 2009 è autorizzato lo sversamento massimo di 120 kg l’anno della sostanza: ora, secondo l’associazione, il limite sarebbe superato in una sola settimana. L’impianto di Mowi, infatti, avrebbe rilasciato nell’acqua del loch 50 tonnellate di formaldeide in cinque anni. Altri due impianti dell’azienda nel Loch Awe ne avrebbero impiegate 15 tonnellate in appena quattro mesi.
Questi dati si riferiscono soltanto agli scarichi nei loch e non prendono in considerazione gli impianti a terra, come gli incubatoi, dove la formaldeide è utilizzata per la disinfezione delle vasche. I quantitativi complessivi potrebbero quindi essere ancora più elevati, sollevando preoccupazioni per gli effetti sull’ambiente e sulle persone.

I molti problemi del settore
Ma non c’è solo il problema della formaldeide. Animal Equality denuncia anche un “fenomeno più ampio di crescente violazione delle regole”. Secondo i dati della Scottish Environment Protection Agency (SEPA), nel 2025 gli allevamenti di salmone scozzesi hanno collezionato 103 non conformità, con un aumento del 243% rispetto alle 30 del 2024. Dal canto suo, il Fish Health Inspectorate (FHI) ha registrato 68 non conformità in 158 allevamenti ispezionati nel 2024, pari a 43 non conformità ogni 100 ispezioni: un dato in aumento rispetto al 2021, quando erano 22 ogni 100 ispezioni. Anche se molte di queste non conformità sono considerate di tipo ‘amministrativo’, possono includere anche omissioni nella segnalazione di morie di pesci e fughe dagli allevamenti.
Secondo dati ufficiali del governo scozzese citati dal quotidiano britannico The Guardian, nel 2024 il tasso di sopravvivenza dei salmoni allevati in Scozia è sceso al 61,8%, il livello più basso dagli anni ’80. Nel solo mese di ottobre 2024, nelle Shetland, sono morti oltre 250mila salmoni in seguito a fioriture di plancton e alla presenza di micro-meduse, fenomeni associati anche all’aumento della temperatura delle acque dovuto alla crisi climatica (ne avevamo parlato in questo articolo). Nemmeno il settore del biologico è esente da critiche: nel 2024 30 associazioni ambientaliste britanniche hanno scritto una lettera aperta che accusava la Soil Association, ente che certifica i prodotti biologici nel Regno Unito, di ingannare consumatori e consumatrici sulle reali condizioni di allevamento del salmone e della trota in Scozia, descritte come “catastrofiche” (ne abbiamo parlato in questo articolo), alimentando ulteriormente il dibattito sulla sostenibilità dell’acquacoltura scozzese.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


