Sempre più persone raccontano cambiamenti dell’umore durante l’assunzione di Ozempic e farmaci simili. Ma il rapporto tra agonisti del GLP-1 e salute mentale resta ancora da chiarire.
I farmaci agonisti di GLP-1 prescritti per perdere peso potrebbero ridurre il senso di appetito non solo nei confronti del cibo. Mentre nel mondo i consumatori di prodotti come l’Ozempic, il Wegovy o il Mounjaro sono in forte crescita – il mercato è trainato dagli Stati Uniti dove si stima che il 15% degli adulti ne faccia uso –, in internet si leggono sempre più spesso testimonianze che raccontano di effetti collaterali sulla salute mentale.
“Ozempic personality”
Una delle conseguenze più comuni del consumo di farmaci a base di semaglutide come l’Ozempic è la diminuzione del cosiddetto ‘food noise’, cioè il pensiero costante e intrusivo legato al cibo. Liberandosi dall’ossessione verso il mangiare, le persone riescono a concentrarsi anche su altre attività, oltre a, naturalmente, dimagrire. Eppure c’è chi racconta che insieme alla voglia di abbuffarsi sono diminuiti anche altri desideri. Sebbene non esista una definizione univoca dell’espressione “Ozempic personality”, essa comprende un insieme di sintomi o sensazioni quali il cattivo umore, l’aumento del sentimento di ansia, la mancanza di interesse per attività che prima erano gradite e la diminuzione della libido.

A tal proposito, uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Brain Science ha analizzato 43.710 post pubblicati su Reddit, YouTube e TikTok che menzionavano una serie di parole chiave tra cui i nomi dei farmaci agonisti di GLP-1 più diffusi. Svariati di questi commenti riportavano problemi legati al sonno, all’ansia, alla depressione, o, più in generale, cambi di umore sopraggiunti a seguito dell’assunzione di agonisti del recettore GLP-1. I racconti raccolti non sono però univoci: se c’è chi denuncia di sentirsi depresso ed estremamente stanco, afflitto dal senso di ansia e da attacchi di panico, c’è anche chi afferma di sentirsi strano da quanto si percepisce normale, chi sostiene di aver guadagnato molta energia grazie al miglioramento della qualità del sonno non più interrotto da un insistente senso di fame.
Se il punto è la ricompensa
Evidentemente non è possibile arrivare a una generalizzazione delle reazioni: laddove alcune persone registrano un miglioramento della propria salute mentale, altre accusano una forte diminuzione della motivazione fino a raggiungere una vera e propria condizione di anedonia, cioè l’incapacità, totale o parziale, di percepire soddisfazione o gratificazione. Stabilire un chiaro nesso causale tra malattie metaboliche, depressione e farmaci è molto difficile a causa di una loro possibile relazione reciproca, dei meccanismi di fondo comuni e delle differenze individuali.
Quello che si può affermare è che l’ormone GLP-1 agisce su aree coinvolte nel desiderio e nella motivazione andando a interagire principalmente sul wanting, cioè sull’atto di desiderare qualcosa, piuttosto che sul liking, l’azione di trarre piacere da qualcosa. Gli agonisti del GLP-1 – cioè le molecole che imitano l’azione dell’ormone secreto nell’intestino, che rallenta la digestione e aumenta la sensazione di sazietà – sono in grado di modulare direttamente il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens, il centro nevralgico del circuito di ricompensa e della motivazione. Tale meccanismo attenua il valore della gratificazione associata agli stimoli esterni, riducendo così il desiderio che, a quanto pare, potrebbe non riguardare solo il cibo ma anche altri impulsi.

I pareri di alcuni esperti
A tal proposito Caroline Apovian, professoressa di medicina presso la Harvard Medical School contattata da Healthline, suggerisce di provare a cambiare logica: forse la causa dell’insofferenza psicologica potrebbe non essere l’Ozempic. Diminuendo drasticamente la voglia di una ricompensa, chi è abituato a consolarsi con cibi zuccherati potrebbe manifestare cattivo umore proprio dalla mancata dolce gratificazione con conseguente sensazione di vuoto. Tutti gli esperti intervistati da Healthline hanno espresso contrarietà rispetto alle connotazioni negative dell’espressione “Ozempic personality” e hanno voluto ribadire l’efficacia e la sicurezza dei farmaci agonisti di GLP-1.
Il dottor Sun Kim, professore associato di endocrinologia presso la Stanford Health, ha, per esempio, sottolineato come tali prodotti farmaceutici possano avere degli effetti positivi sulla vita sociale delle persone: poiché il cibo rappresenta una parte integrante della vita sociale, un diverso rapporto con esso può modificare le stesse interazioni sociali. Le persone possono occuparsi meno di mangiare diventando più attive in altre sfere.
Al netto del fatto che evidentemente è ancora troppo presto per comprendere a pieno il rapporto benefici-rischi di farmaci agonisti del recettore GLP-1 e che è necessario che gli studi si concentrino anche sugli effetti sulla salute mentale, approcci troppo ottimistici rischiano di apparire anche semplicistici. Molto spesso i comportamenti compulsivi nei confronti del cibo sono determinati da una fragilità psicologica che difficilmente può essere risanata dalla semplice riduzione del peso. Inoltre, non possiamo nascondere il ruolo che potrebbero giocare gli introiti delle case farmaceutiche nel presentare i vari Ozempic come una sorta di panacea per tutti i mali. Sebbene in questi casi la cautela è d’obbligo, è necessario interrogarsi sul senso di affidare a un farmaco il compito di modificare il proprio stile di vita.
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