Rifiuti sulla spiaggia. Inquinamento della spiaggia. Bottiglie di plastica e altri rifiuti sulla spiaggia. Spiaggia sabbiosa e sporca sul Mar Nero. oceano sostenibilita

In occasione della Giornata del mare 2026, un fronte comune di amministrazioni locali e associazioni lancia un appello alla responsabilità collettiva. Mentre l’Europa stringe le maglie sui produttori, l’Italia dal basso prova a invertire la rotta.

Non è più solo una questione di estetica o di tutela della fauna marina; è una battaglia di civismo e salute pubblica. In occasione dell’11 aprile, Giornata nazionale del mare, prende ufficialmente corpo l’Alleanza di città e paesi intorno al mare contro la plastica monouso. Un network nato per rispondere a un’emergenza non più rimandabile: la saturazione di fiumi, mari e oceani da parte dei polimeri sintetici.

Un fronte che parte dall’Adriatico

L’iniziativa, promossa da realtà storiche come Marevivo, ISDE Medici per l’Ambiente, Basta Plastica in Mare Network e Zero Waste Italy, vede come capofila i comuni di Rimini e Vasto. Il messaggio è chiaro: la protezione del Mediterraneo passa per la consapevolezza individuale e l’azione amministrativa. Ad oggi, la rete conta già l’adesione di centri come Riccione, Bellaria Igea Marina, Termoli e Montenero di Bisaccia, con Cattolica pronta a firmare la delibera.

L’obiettivo è ambizioso: educare il “cittadino-utente-consumatore” a sabotare il mercato del monouso. “Il mercato siamo noi”, ricorda l’Alleanza, sottolineando come la scelta di non acquistare plastica usa e getta sia un atto politico e ambientale di enorme portata.

L’Italia e il paradosso della plastica

Tuttavia, l’impegno dei singoli comuni si scontra spesso con un quadro nazionale frammentato. Come evidenziato in un’analisi dello scorso autunno, mentre molte città di mare “si ribellano” approvando ordinanze plastic-free, l’Italia nel suo insieme sembra spesso restare a guardare, muovendosi con lentezza rispetto alla gravità del fenomeno. La frammentazione delle regole locali, se non supportata da una strategia nazionale coerente, rischia di vanificare gli sforzi dei territori più virtuosi.

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In occasione della Giornata nazionale del mare, prende corpo l’Alleanza di città e paesi intorno al mare contro la plastica monouso

In questo vuoto normativo si inserisce il paradosso delle nuove stoviglie “suppostamente” riutilizzabili. Come denunciato da Legambiente, molti produttori hanno sostituito il monouso vietato con piatti e bicchieri in plastica più spessa, etichettandoli come lavabili e riutilizzabili per un dato numero di volte, per aggirare la direttiva SUP (Single Use Plastic). Nei fatti, però, questi oggetti vengono percepiti, utilizzati e smaltiti come usa e getta, ma con un impatto ambientale raddoppiato: essendo più pesanti, richiedono più plastica e più energia per essere prodotti, fallendo l’obiettivo della reale economia circolare.

Verso nuove regole europee

La sfida si sposta ora sul piano legislativo. Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), entrato in vigore nel febbraio 2025 e pienamente applicativo dal 12 agosto 2026, introdurrà il principio della Responsabilità Estesa del Produttore. Le aziende dovranno farsi carico dell’intero ciclo di vita dei prodotti, dai costi di raccolta al riciclo, incentivando finalmente l’ecodesign.

L’Alleanza, intanto, guarda ai nodi critici del settore ittico: le cassette in polistirolo e le reti per la mitilicoltura in polipropilene. Grazie alla collaborazione con il CNR e le università di Bari e Napoli, si cercano soluzioni per trasformare questi “rifiuti speciali” in risorse circolari, per evitare che la prossima Giornata del Mare sia solo la celebrazione di un immenso deserto di plastica.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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