food design, agricoltura di precisione tablet

Dall’agricoltura tradizionale alle biotecnologie: un saggio invita a superare i pregiudizi e a guardare all’innovazione come chiave per nutrire il futuro.

Non bisogna aver paura dell’innovazione: questo è il messaggio che arriva da La natura non basta. Come le innovazioni di agricoltori e scienziati ci hanno salvato dalla fame di Tommaso Cinquemani, appena pubblicato da Codice Edizioni. Un libro nato, spiega l’autore, giornalista e professore a contratto al Politecnico di Milano, “per fornire all’opinione pubblica strumenti per decidere”. E in effetti, queste pagine contengono una montagna di dati che permette di farsi un’idea sul tema, che potrebbe anche non coincidere totalmente con quella di Cinquemani, che ha una visione piuttosto ottimistica del progresso. Ma ci aiuta ad andare oltre alcuni luoghi comuni: “Nelle ultime generazioni abbiamo perso il contatto con la natura, con il mondo agricolo, e ci siamo fatti un’immagine idealizzata dell’agricoltura tradizionale che era invece, molto dura e imponeva ai lavoratori condizioni di vita pesanti”, ricorda l’autore.

Anche l’idea che in passato i prodotti consumati fossero ‘naturali’ non è del tutto corretta: “Frutta, verdura, cereali non sono da secoli quello che erano in natura, gli agricoltori hanno sempre lavorato per migliorare i prodotti, ma in passato lo facevano lentamente, in modo empirico, pensiamo a quanto c‘è voluto per fare accettare ortaggi che ora consideriamo tipici come il pomodoro, – spiega Cinquemani, – la vera accelerazione c’è stata dal diciannovesimo secolo”. E anche rimpiangere le piccole aziende a conduzione familiare forse non ha senso: “Non dimentichiamo, – ricorda l’autore, – che in agricoltura le grandi dimensioni garantiscono maggiore efficienza e controlli, oltre a dare la possibilità di razionalizzare i consumi”. 

La natura non basta - Tommaso Cinquemani, Codice Edizioni 2026

Il problema è il nostro stile alimentare

Il saggio, per quanto esauriente, mette un po’ in secondo piano il tema della tutela dell’ambiente: “Il problema vero è il nostro stile alimentare, – osserva l’autore, – se vogliamo mangiare la quantità di cibo che mangiamo oggi questo è l’unico sistema che può reggere, e ha inevitabilmente un impatto sull’ambiente”. Si potrebbe obiettare che questo livello di consumi nuoce anche alla nostra salute, “ma l’industria asseconda i desideri del consumatore, e il nostro obiettivo non dovrebbe essere ridurre i consumi ma renderli meno impattanti sull’ambiente, – sottolinea Cinquemani, pur ammettendo che le cose cambierebbero – se ipoteticamente potessimo eliminare gli allevamenti e avere uno stile di alimentazione simile a quello indiano, che non prevede quasi il consumo della carne”. Ed è severo anche il giudizio sull’agricoltura biologica, che secondo l’autore “non è necessariamente più sostenibile di quella convenzionale e comunque non è una soluzione adottabile a livello planetario”. 

Dall’UE tutele, ma anche limiti

Le buone notizie, per Cinquemani, vengono dalle rassicurazioni che ci arrivano dalla scienza e soprattutto dall’Unione Europea, che ci garantisce tutele più solide rispetto a molti altri Paesi: “Siamo fortunati a vivere in un sistema di regole che tutela l’ambiente e i consumatori, pensiamo a quello che succede negli Stati Uniti, in Russia o in Cina, – sottolinea – certo anche da noi ci sono problemi, scandali, studi ritirati, ma in linea di massima abbiamo un sistema di controlli incrociati che funziona”.

Anche se Cinquemani fa notare come la necessità di rispondere all’opinione pubblica porti a volte la stessa Unione Europea ad assumere posizioni che l’autore considera antiscientifiche: “Pensiamo agli OGM, che i singoli stati sono stati autorizzati a vietare, – spiega, – molti l’hanno fatto proprio per assecondare l’opinione pubblica, anche se in quarant’anni questi prodotti non hanno causato alcun danno e se noi importiamo mangimi o cotone OGM. E lo stesso vale per gli agrofarmaci, anche se continuare a eliminare sostanze attive depotenzia il nostro sistema produttivo”.

ogm gmo alimenti sicurezza alimentare ricerca
L’UE ha contribuito a frenare l’innovazione in agricoltura, consentendo ai singoli stati di vietare gli OGM

E se l’impatto sui consumatori è minimo, perché comunque i controlli non permettono di commercializzare in Europa merci contaminate, “non dobbiamo dimenticare l’impatto sull’ambiente globale delle sostanze vietate in Europa ma largamente utilizzate altrove”.  Il problema centrale quando si parla di sostanze potenzialmente tossiche, sottolinea l’autore, è la distinzione tra pericolo e rischio: “Una sostanza può essere pericolosa e classificata come tale da organismi come la IARC che ne valutano la pericolosità intrinseca, mentre il rischio è dato dalla probabilità che si verifichi un danno per noi, – spiega, – e in questo senso, se parliamo di pesticidi, il sistema di valutazione degli agrofarmaci dice che se sono utilizzati correttamente il rischio è molto basso”.

Innovazione in agricoltura con le TEA

Qualche perplessità c’è anche sul modo in cui l’Unione Europea gestisce i brevetti nel settore biotech, con meccanismi che frenano l’innovazione in agricoltura, “ma si tratta di un problema difficilmente risolvibile, – sottolinea l’autore, – perché tutti hanno le loro ragioni, le aziende che vogliono tutelare i loro investimenti in ricerca e il mercato che vorrebbe innovazioni rapidamente accessibili: servirebbe una via di mezzo che non è facile trovare”. 

C’è però una nota di ottimismo: per Cinquemani le soluzioni potrebbero arrivare proprio da innovazioni come le TEA (Tecnologie di Evoluzione Assistita), rese possibili dal sistema di editing genomico Crispr-Cas 9 “che sono più accettabili degli OGM perché ricalcano processi naturali limitandosi ad accelerarli, e possono aiutare a produrre piante più resistenti ed efficienti permettendo di ridurre l’uso di fertilizzanti e pesticidi”.

editing gentico crispr ogm
Nuove soluzioni potrebbero arrivare dalle TEA, rese possibili dal sistema di editing genomico Crispr-Cas 9

Oltre a migliorare la qualità di prodotti che interessano i consumatori, “pensiamo alla frutta senza semi, – spiega Cinquemani, – anche se, per quanto riguarda la resistenza ai cambiamenti climatici, le tecniche tradizionali sono forse più efficaci: non stiamo parlando della bacchetta magica, ma di uno dei vari strumenti che si possono utilizzare”. E tra questi, Cinquemani guarda con interesse all’agricoltura rigenerativa, nata negli anni ’80, che punta a rivitalizzare i terreni evitando l’aratura e le monoculture, “e che a differenza dell’agricoltura biologica non impone regole, ma fornisce strumenti che ogni agricoltore può adattare alle proprie necessità”, spiega l’autore.

Le opportunità dell’agricoltura cellulare

Altre opportunità vengono da quella che Cinquemani chiama agricoltura cellulare: la carne coltivata, che però è ancora lontana dall’essere commerciabile, e soprattutto i processi di fermentazione di precisione che già permettono di produrre proteine del latte, “che sono utilizzate in alcuni prodotti commercializzati negli Stati Uniti e Canada, – spiega l’autore, – e soprattutto servono a produrre ingredienti per l’industria alimentare come acido citrico o glutammato”. In futuro, prosegue Cinquemani, “se la ricerca confermerà che questi prodotti sono sicuri e meno impattanti per l’ambiente, non credo che i consumatori avranno problemi”. Ci sarebbe anche un vantaggio per il benessere animale, un tema che il saggio affronta solo marginalmente: “Il benessere animale è una questione di civiltà, – afferma l’autore, – però ricordiamo che un’azienda agricola deve essere prima di tutto sostenibile dal punto di vista economico e ambientale”.

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Codice Edizioni, AdobeStock

5 4 voti
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

4 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
Rosario
Rosario
17 Aprile 2026 12:47

Eppure lo studiamo sin dalle elementari che l’uomo è progredito quando non si è più accontentato della “sola” Natura e da cacciatore/raccoglitore si è trasformato in agricoltore/allevatore. Da millenni è una corsa all’innovazione che ha permesso di sfamare sempre più gente. Certo non conviene a nessuno “snaturare” l’agricoltura, ma entro certi limiti dobbiamo sfruttare ogni conoscenza per migliorare sempre.

gianni
gianni
17 Aprile 2026 17:23

Sembra un libro scritto con la AI… nessun sudore della fronte, elaborazioni genetiche, un pò di oggetti di plastica ( e pfas allegati ) e alimenti ottimi e abbondanti.
Dunque, i nuovi prodotti ancora sperimentali TEA faranno meglio dei vecchi ogm, sarà la volta buona che le premesse e promesse verranno rispettate in campo aperto, tutte le promesse scientifiche precedenti sono state parzialmente o totalmente deluse, tra tutti gli attori coinvolti soltanto i produttori di pesticidi si sono sfregati le mani finora……..
Riguardo al fatto che l’agricoltura rigenerativa non abbia le regole del biologico …si, è vero ma la RIGENERATIVA non ha ancora nessuna regola certa e infatti negli ultimi anni grandi gruppi internazionali e importanti aziende della filiera dell’agroindustria hanno sfruttato questo buco normativo per lanciare programmi di sviluppo della rigenerativa: spesso questi progetti però rischiano di essere principalmente attività di greenwashing.
Paroloni altisonanti di benefici per tutti ma in pratica pochi fatti accertati.
Naturalmente ci sono tante società e associazioni oneste e meritevoli (vedi Deafal ) che testimoniano gli sforzi decennali ma l’ambiguità rimane.

Due autori italiani (Barberi e Antichi) in un recente lavoro riportano come “il concetto chiave che sta alla base dell’approccio agroecologico e dell’agricoltura organica rigenerativa è che, attraverso la diversificazione dei sistemi colturali e, più in generale dell’agroecosistema a diverse scale spaziali e temporali, è possibile massimizzare le interazioni positive tra le componenti dell’agrobiodiversità e ottenere produzioni adeguate e stabili minimizzando l’uso di input esterni e preservando le risorse ambientali.”
Concludono gli scriventi “ci sembra quindi evidente che chi intende mantenere o consolidare la dipendenza delle aziende agricole da agrofarmaci, erbicidi e fertilizzanti di sintesi NON fa agricoltura rigenerativa”.
Un cortocircuito palese.
Ai posteri la sentenza ma di promessa in promessa si indeboliscono le matrici vegetali e si avvelena e impoverisce il suolo, questi sono i fatti ostinati e incontestabili, le altre sono promesse.

Alberto
Alberto
Reply to  gianni
20 Aprile 2026 18:52

ma Lei, il libro l’ha letto?

Giorgio
20 Aprile 2026 21:38

Ottimo articolo

4
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x