Frutti di bosco surgelati in una cocotte

Non solo cozze: un’epidemia di epatite A legata ai frutti di bosco surgelati ha colpito quasi 1.800 persone in Italia tra il 2013 e il 2015. Ecco perché il Ministero raccomanda ancora di bollirli per due minuti.

Una lettrice, dopo le notizie dei recenti focolai di epatite A scoppiati in Campania e nel Lazio per il consumo di cozze crude, ci chiede perché il problema si pone anche per i frutti di bosco surgelati e non per i frutti di bosco freschi: “Nelle scorse settimane, tra Lazio e Campania, si sono verificati centinaia di casi di epatite A probabilmente legati al consumo di cozze crude. In questo caso il meccanismo è noto: i molluschi filtrano grandi quantità di acqua e possono accumulare virus presenti nell’ambiente, che restano attivi se consumati senza cottura.  Mi chiedo perché il il problema dell’epatite A esista anche per i frutti di bosco surgelati e non per i frutti di bosco freschi.

I frutti di bosco e l’epatite A

I frutti di bosco surgelati tornano periodicamente sotto i riflettori per il rischio di contaminazione da virus dell’epatite A. Non si tratta di un’ipotesi teorica, ma di una vicenda concreta che in Italia ha avuto dimensioni eccezionali: tra il 2013 e il 2015 l’epidemia collegata a questi prodotti ha colpito 1.787 persone, rappresentando oltre il 95% dei casi registrati in Europa. Stiamo parlando, di fatto, della più importante epidemia alimentare degli ultimi 30 anni nel nostro Paese.

Perché proprio i frutti di bosco surgelati? Il primo punto da chiarire è che il congelamento non elimina i virus. Il virus dell’epatite A resiste alle basse temperature: se i frutti sono contaminati all’origine, il rischio resta anche dopo mesi nel freezer.

Un altro elemento decisivo riguarda le modalità di consumo. I frutti di bosco surgelati sono spesso utilizzati senza trattamento termico, ad esempio in frullati, dessert e yogurt. In queste condizioni il virus, se presente, arriva integro al consumatore. Per questo il Ministero della Salute raccomanda ancora oggi di bollire i frutti di bosco surgelati per almeno due minuti prima del consumo. Si tratta dell’unico metodo efficace per inattivare il virus.

Locandina Ministero della Salute epatite A e frutti di bosco surgelati
Locandina Ministero della Salute epatite A e frutti di bosco surgelati nel 2013-15

Origine del focolaio ancora incerta

A incidere è poi la filiera. I frutti di bosco surgelati provengono spesso da diversi Paesi, vengono mescolati in lotti industriali, passano attraverso numerosi passaggi e manipolazioni. Questa complessità aumenta le possibilità di contaminazione, soprattutto attraverso acqua o operatori. Durante l’epidemia italiana sono stati identificati 15 lotti contaminati e altri 45 considerati sospetti, coinvolgendo almeno 11 aziende. Un numero elevato che dà la misura della difficoltà di controllo lungo la catena produttiva.

Nonostante anni di indagini, non è stato possibile individuare con certezza un’unica origine della contaminazione. Le ipotesi più accreditate parlano di ribes rossi importati dalla Polonia e more provenienti dalla Bulgaria. La difficoltà nel risalire alla fonte è legata anche alla scarsa tracciabilità e alla frammentazione della filiera.

La cattiva gestione dell’epidemia di epatite A

Accanto agli aspetti tecnici, emerge un altro elemento critico: la gestione dell’informazione. Il Ministero della Salute, durante l’epidemia del 2014-2015, non ha informato i consumatori. I dati sui contagi sono stati diffusi con grande lentezza, non sono state organizzate conferenze stampa, le informazioni sui prodotti ritirati sono state spesso incomplete o poco chiare, in molti casi mancavano le immagini dei prodotti coinvolti ritirati dal mercato. L’unico manifesto informativo è stato diffuso 10 mesi dopo l’inizio dell’epidemia.

Il risultato è che milioni di italiani hanno continuato a consumare frutti di bosco e prodotti derivati senza essere consapevoli del rischio. Questo, secondo molti osservatori, ha contribuito in modo determinante all’elevato numero di casi registrati nel nostro Paese rispetto al resto d’Europa.

Nonostante siano trascorsi più di 10 anni dell’epidemia, la necessità di evitare il consumo di frutti di bosco crudi viene ancora ribadita nei siti delle varie Asl. I frutti di bosco surgelati devono essere consumati solo previa cottura, portandoli a ebollizione per almeno due minuti. Nessuna revisione al ribasso: il rischio, anche se meno visibile, non è scomparso. La differenza è che mentre il rischio legato ai molluschi crudi è ormai ben noto ai consumatori, quello dei frutti di bosco surgelati è ancora sottovalutato, nonostante i precedenti e le raccomandazioni ufficiali.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Ministero della Salute

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