Nuove analisi svelano cosa accade quando scaldi la carta oltre i 220°C.
La carta forno è un prodotto ampiamente utilizzato nelle cucine degli italiani. Generalmente si impiega per cuocere senza grassi, evitare che i cibi si attacchino, mantenendo pulite teglie, forni e forni a microonde. La carta forno ha anche altri utilizzi più creativi: come imbuto o sac à poche usa e getta, per cuocere al vapore o al cartoccio, per conservare carne e formaggi in frigorifero, e persino per proteggere il piano di lavoro della cucina durante la preparazione dei cibi.
Grazie alla sua funzione antiaderente, permette di non dover ungere teglie e pirofile, riducendo l’uso di grassi e contribuendo a una cucina più sana e leggera. Tuttavia, proprio perché così diffusa e utilizzata, nel corso del tempo è stata spesso oggetto di attenzione da parte del mondo scientifico e dei media, a causa della possibile presenza di sostanze critiche, potenzialmente in grado di trasferirsi agli alimenti durante il contatto. Stiamo parlando dei famigerati PFAS (sostanze per- e poli-fluoroalchiliche): una vasta classe di composti chimici sintetici, creati dall’uomo dagli anni ’40, caratterizzati da un forte legame carbonio-fluoro, con la capacità di impartire proprietà oleorepellenti e idrorepellenti alla carta, ma anche estremamente resistenti e persistenti nell’ambiente.
PFAS pericolosi
Sostanze che risultano tossiche per l’uomo e per gli altri organismi viventi; alcuni PFAS, riconosciuti come interferenti endocrini, sono in grado di alterare i processi dell’organismo che coinvolgono gli ormoni, responsabili dello sviluppo, del comportamento, della fertilità e di altre funzioni cellulari essenziali. Nel suo parere datato 2020, l’EFSA è arrivata persino a stabilire che uno degli effetti più critici per la salute umana risiederebbe nella diminuita risposta del sistema immunitario alle vaccinazioni, già nei bambini.
Si tratta di composti chimici che le autorità hanno da tempo posto sotto osservazione e a partire dal 12 agosto 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2025/40 (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation), sarà vietata l’immissione sul mercato UE di imballaggi alimentari contenenti PFAS oltre soglie specifiche.
Il test
La rivista “Il Salvagente” ha utilizzato proprio queste soglie per valutare il reale grado di contaminazione di 16 diverse carte forno sottoposte a test, e il giudizio complessivo appare positivo.
Secondo la rivista non è stato rilevato alcuno sforamento né per quanto riguarda la somma di PFAS complessivi, che riguarda una cinquantina di sostanze ritenute particolarmente pericolose, né per il fluoro totale.
Il dato relativo alla presenza di fluoro totale è indicativo della quantità potenziale di PFAS contenuti nel campione: si tratta di una tecnica di screening fondamentale per rilevare la potenziale presenza di PFAS in matrici complesse come tessuti, imballaggi alimentari e acqua. Per questo parametro il regolamento Ue 2025/40, in vigore dal 12 agosto 2026, prevede un limite di 50 milligrammi per chilogrammo e da questo punto di vista nessuno dei campioni analizzati ha rivelato dati preoccupanti.
Le analisi relative alla somma di PFAS mirati hanno identificato la presenza o meno di circa 50 sostanze, le più problematiche dal punto di vista della salute umana. In questo caso il limite previsto dal regolamento UE è di 250 microgrammi per chilogrammo. Anche in questo caso i 16 campioni analizzati si sono rivelati tutti ampiamente al di sotto della soglia.

I risultati dell’analisi
Nonostante i risultati ottenuti siano rassicuranti, esistono comunque alcune accortezze che possiamo adottare quando utilizziamo la carta forno e, ancor prima, durante le fasi di acquisto.
Sulle confezioni dobbiamo certamente individuare il simbolo di alimentarietà (logo bicchiere e forchetta) o una chiara indicazione del fatto che il prodotto sia idoneo al contatto con il cibo, obbligatori per legge e che dimostrano che il prodotto rispetta i requisiti della normativa in materia.
Riguardo ai claim, sul mercato oggi abbondano carte da forno etichettate genericamente come “PFAS-free”: indicazioni più di marketing che di sostanza. La legislazione UE non ne definisce infatti il significato, rischiando di generare aspettative fuorvianti nei consumatori.
Sotto il profilo tecnico, la carta forno di alta qualità può resistere a temperature prossime ai 400°C prima di raggiungere il punto di ignizione (fiammata). Tuttavia, nell’uso domestico, la soglia di sicurezza tassativa è di 220°C. Questo perché, oltre al rischio di rilascio di sostanze indesiderate, il forno di casa presenta criticità strutturali: la vicinanza alle resistenze elettriche (che raggiungono temperature molto più elevate di quelle impostate sul termostato) o il contatto dei bordi della carta con le pareti calde possono innescare una combustione improvvisa molto prima dei 400°C teorici.
Come usare la carta forno
Molti brand riportano sulla confezione la temperatura massima a cui la carta è utilizzabile; in ogni caso se durante la cottura si annerisce andrebbe sostituita: è infatti un fenomeno che indica che la carta si è degradata e può facilmente sgretolarsi, finendo nel cibo che stiamo cucinando. Infine, è sempre consigliabile buttarla dopo il primo utilizzo e non riusarla se già sottoposta a stress termico.
Altri suggerimenti, che nella maggior parte dei casi risultano già presenti tra le istruzioni che accompagnano la carta forno, sono di assicurarsi che non vada mai a contatto con le pareti del forno durante l’uso, né con resistenze elettriche, e che non fuoriesca dai bordi della teglia che stiamo utilizzando.
Se sul versante della sicurezza i risultati sono positivi, dal punto di vista della sostenibilità ambientale emerge invece qualche innegabile criticità in ragione del fatto che si tratta di prodotti usa e getta che generano un grosso quantitativo di rifiuti.
Oltretutto la carta forno tradizionale, essendo trattata con silicone o materiali antiaderenti, generalmente non è riciclabile e va smaltita nell’indifferenziato a meno che sulla confezione non sia indicato diversamente. Esistono infatti in commercio opzioni riciclabili o compostabili che possono andare nella carta o nell’organico, riducendo significativamente l’impatto ambientale senza compromettere sicurezza e praticità.
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esatto, già da alcuni anni esistono in commercio prodotti compostabili, privi di silicone e altre sostanze sintetiche che, secondo le prime ricerche scientifiche, potrebbero rilasciare molecole nel cibo cucinato, per cui è meglio sostituire le carte-forno tradizionali.