onde del mare. mare aperto. oceano

Non è solo colpa della sovrapesca: ecco come le ondate di calore invisibili stanno svuotando i nostri mari

Il riscaldamento dei mare ha ripercussioni su tutto l’ecosistema marino, con cambiamenti drastici come quelli che si stanno verificando nelle barriere coralline. Ma ce n’è uno, in particolare, che potrebbe avere ripercussioni drammatiche sulle filiere alimentari: quello che riguarda le oscillazioni della biomassa ittica, cioè del pesce. Osservando i dati degli ultimi anni, si vede infatti che c’è una costante diminuzione della quantità assoluta di pesce, al netto di oscillazioni e fenomeni estremi. Per questo la situazione va monitorata e gestita correttamente, tenendo conto del fatto che l’aumento di temperatura delle acque è ormai un fenomeno cronico, e non un’anomalia.

Lo studio sul riscaldamento

L’allarme arriva da uno studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution da ricercatori del Mediterranean Institute for Agriculture, Environment and Development (MED), e del Global Change and Sustainability Institute (CHANGE) della Universidade de Évora, in Portogallo, che hanno lavorato su dati relativi a un lungo intervallo di tempo, e cioè gli anni compresi tra il 1993, in cui il riscaldamento globale era solo agli inizi, e il 2021.

Nello specifico, hanno analizzato qualcosa come 702.000 stime di cambiamenti delle biomasse dei pesci che vivono nel Mar Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico del Nord e in quello Pacifico Nordorientale, raccolte sia per motivi legati alla pesca sia per ragioni di ricerca a fini di conservazione. Hanno ottenuto in questo modo una visione abbastanza completa dell’emisfero Nord, relativa a poco meno di 34.000 popolazioni di pesci di oltre 1.500 specie. Parallelamente hanno verificato non solo le temperature medie, ma anche gli eventi estremi, le ondate improvvise di calore o di raffreddamento, che si stanno verificando con frequenza crescente, perché possono dare luogo a fenomeni temporanei che, se non valutati in modo corretto, possono avere gravi conseguenze.

Uno squilibrio

I risultati hanno mostrato che, tenendo conto di tutti i possibili fattori, la diminuzione globale della biomassa ittica è di poco inferiore al 20%. Il quadro, però, è assai più articolato di così, perché ogni situazione fa storia a sé, e il riscaldamento dell’acqua può avere effetti sia negativi che positivi. Tutto dipende dalla zona termica ideale, quella in cui i pesci si riproducono normalmente.

tonno rosso pinna blu nuota in mezzo ad altri pesci
È cruciale monitorare il declino lento e continuo associato al riscaldamento delle acque

Quando un’ondata di calore spinge i pesci al di fuori di quella zona, la perdita in biomassa può superare il 43%. Tuttavia, quando la stessa ondata raggiunge zone più fredde, le popolazioni locali possono beneficiare, sul momento, del clima più mite, e vivere brevi periodi di esplosioni demografiche anche del 176%. Quest’ultima situazione, però, non deve essere fraintesa: se si cambia la programmazione della pesca basandosi su un improvviso aumento delle popolazioni si rischia il collasso subito dopo, quando la situazione torna normale o quando l’aumento di temperatura torna a essere contenuto.

Come fronteggiare il calo

A fronte di un contesto così mutato e in cambiamento, scrivono gli autori, è evidente che l’approccio usato finora, basato su una certa stabilità delle popolazioni, non è più adeguato.

Per salvaguardare le risorse ittiche globali propongono quindi un’azione a tre livelli che combini risposta rapida, pianificazione a lungo termine e cooperazione internazionale. Poiché le ondate di calore provocano perdite improvvise (e talvolta drastiche) di biomassa, bisogna predisporre piani rapidi di intervento, ovvero misure di protezione che possano entrare in vigore immediatamente, appena si verificano gli eventi estremi: ecco il primo livello. Al tempo stesso – il secondo – è cruciale monitorare il declino più lento ma continuo associato al riscaldamento delle acque, e predisporre tutto il possibile per contrastare la perdita cronica di biomassa. Infine– il terzo -, dal momento che la ricerca delle zone termali ideali spinge i pesci in acque a volte anche molto lontane da quelle di origine, senza ovviamente alcun rispetto per i confini nautici, è fondamentale dare vita a collaborazioni internazionali più strette e aggiornate, flessibili ma rigorose, con accordi congiunti sulla gestione delle risorse.

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