Donna in sovrappeso, con pancia scoperta e pantaloni slacciati tiene in mano autoiniettore di Ozempic o altro farmaco antidiabetico; concept: obesità, diabete, semaglutide, liraglutide

Anche se le aziende produttrici forniscono percentuali relative alla perdita di peso tra il 10 e il 25%, ottenuta con i farmaci della categoria dell’ozempic (semaglutide), genericamente definiti GLP-1, la realtà racconta una storia diversa, e non di poco. I dati di real life, ricavati dai registri ufficiali, dimostrano infatti che dal momento in cui si interrompe la cura – e il 70% dei pazienti lo fa entro il primo anno – si recupera velocemente peso, più in fretta di quanto non accadrebbe se seguissero altre strategie, ed entro due anni si torna al peso iniziale. Anche i miglioramenti metabolici seguono lo stesso andamento.

La controprova arriva da un altro studio, che mette a confronto i farmaci GLP-1 con la chirurgia, mostrando la nettissima superiorità di quest’ultima. Ma tutto ciò non sembra frenare il successo degli antiobesità, e sta avendo ripercussioni sui consumi, come mostra una terza ricerca uscita in questi giorni, relativa alle abitudini di acquisto degli americani, tra i più convinti sostenitori dell’approccio farmacologico all’obesità.

Il peso ritorna

La prima analisi, pubblicata sul British Medical Journal dai ricercatori dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, ha preso in esame i dati contenuti nei registri e nei database ufficiali e quelli degli studi osservazionali, per un totale di 37 set di dati relativi a oltre 9.350 persone, aggiornati fino al febbraio 2025. In media, i partecipanti avevano assunto un farmaco GLP-1 per 39 settimane, ed erano stati poi seguiti per altre 32. Pur nella grande eterogeneità dei dati, ciò che si è visto è che, in media, chi interrompe la terapia recupera peso al ritmo di 400 grammi al mese, vede i suoi indici metabolici tornare come prima della cura entro 1,4 anni e riprende il peso iniziale entro 1,7 anni.

Il tasso di incremento ponderale è superiore a quello che di solito si verifica con le terapie cognitivo-comportamentali, dopo le quali si riprendono 300 grammi al mese, e secondo le stime la velocità è quattro volte quella che si registra quando si seguono una dieta e/o un programma di attività fisica mirata, a prescindere dal peso perso. Da notare che i dati presi in considerazione sono eterogenei e provenienti da fonti molto diverse, ma hanno tutti lo stesso identico andamento.

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I farmaci dimagranti come Ozempic, Wegovy e Mounjaro non sono soluzioni magiche

Come sottolinea nell’editoriale di commento Qi Sun, del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston, questi farmaci non sono le pallottole magiche per la cura dell’obesità.

Ozempic versus chirurgia

E del resto, che questi farmaci non siano la soluzione ideale lo conferma, indirettamente, il secondo studio, presentato negli stessi giorni al congresso dell’American Society for Metabolic and Bariatric Surgery dai ricercatori della NYU Langone Health. Anche in questo caso gli autori hanno voluto analizzare i dati reali, e non quelli degli studi clinici, condotti in condizioni sempre troppo perfette per essere applicabili tout court a ciò che accade per davvero.

Basandosi su ciò che era scritto nelle cartelle cliniche di più di 51.000 persone raccolte tra il 2018 e il 2024, tutte con un indice di massa corporeo di 35 o più (e quindi grandi obesi), gli autori hanno visto che, a due anni di distanza dal trattamento, chi era stato operato aveva perso in media 26 chilogrammi (kg), pari a circa il 24% del peso iniziale, mentre chi aveva assunto ozempic e simili per almeno 6 mesi, si era fermato a 5,5 kg, pari al 4,7% del peso iniziale. Anche chi era riuscito a seguire per un anno intero la terapia farmacologica aveva perso al massimo il 7%.

Come hanno sottolineato gli autori, anche se al momento il 6% degli statunitensi sta assumendo questi farmaci e il 12% afferma di averlo fatto, è altrettanto vero che più della metà degli utilizzatori (il 53,6%) ammette di aver interrotto la cura entro il primo anno e che tale percentuale è cresciuta del 72,2% negli ultimi due anni.

Non tutti sono entusiasti, quindi, probabilmente anche a causa del rapido recupero di peso dopo l’interruzione, che comporta, di fatto, una sorta di dipendenza: se si vuole mantenere il peso raggiunto si deve continuare ad assumere la terapia, con tutto ciò che questo comporta in termini di possibili effetti collaterali, oltreché di spesa. In molti casi, per questi motivi, le persone rinunciano.

Il mercato

Quel 6% di utilizzatori, però, unito a tutti coloro che lo sono stati negli scorsi anni, se non altro ha avuto ripercussioni positive sulle abitudini di acquisto degli americani, come emerge dalla terza ricerca, uscita sul Journal of Marketing Research. In essa i ricercatori della Cornell University di New York hanno studiato i dati forniti da una delle più grandi società di analisi di mercato di questo tipo, la Numerator, che tiene monitorati oltre 150.000 prodotti, e hanno combinato questi dati con quelli di un sondaggio che riguardava l’utilizzo dei farmaci GLP-1.

Il risultato è stato che nelle famiglie in cui almeno una persona assume questi farmaci si riduce in media del 5,3% la spesa alimentare, percentuale che tra gli utilizzatori più benestanti sale all’8%. Il calo è generalizzato, ma spicca in alcune tipologie come gli snack salati (-10%), così come gli alimenti più densamente calorici in generale, ma anche cibi comuni come pane, uova e carne sono acquistati in quantità inferiori. In controtendenza ci sono solo gli yogurt, che aumentano, seguiti dalle barrette proteiche, dalla frutta e dagli snack a base di carne, molte popolari negli USA.

Il cambiamento si ripercuote anche sull’abitudine a mangiare fuori: la spesa presso catene di fast food, caffetterie e ristoranti diminuisce dell’8%.

Benefici temporanei

Anche in questo caso, tuttavia, io benefici sembrano essere temporanei (e a loro volta spiegare il recupero di peso visto): iniziano a diminuire dopo sei mesi, e tendono a sparire dopo un anno. E anche in questo caso c’è una sorta di effetto rebound: la spesa delle famiglie peggiora, rispetto a prima della cura, prova evidente del fatto che i cambiamenti non sono stabili e definitivi, ma solo associati a un momento specifico, e quindi che anche da questo punto di vista Ozempic & soci non sono proiettili magici.

© Riproduzione riservata. Foto: AdobeStock

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