Vino rosso versato in un calice da una bottiglia

Dall’8 dicembre 2023, anche sulle bottiglie di vino è obbligatorio indicare l’elenco degli ingredienti, i valori energetici e la tabella nutrizionale. Per farlo, tuttavia, le aziende possono scegliere di utilizzare un codice QR che rimanda a un sito dove sono raccolte tutte le informazioni (ne avevamo parlato in questo articolo). Proprio utilizzando uno di questi codici, una lettrice ha scoperto che un vino a lei regalato è prodotto con mosto concentrato, e si è chiesta se sia regolare. Di seguito la lettera giunta in redazione, con la risposta di Alessandra Biondi Bartolini.

La lettera sul vino con mosto

Buonasera. Volevo chiedere lumi su una bottiglia di vino che mi è arrivata con un cesto di Natale. Non c’era la provenienza se non UE, che già mi pare negativo. Infatti controllo sempre che il vino sia confezionato dallo stesso produttore. Oltre a questo, e oltre a solfiti e altre sostanze chimiche, col QR code ho scoperto che è stato prodotto con mosto concentrato. Presumo sia stato diluito con acqua successivamente. Mi chiedo se sia regolare, se si possa definire vino, al pari di un prodotto di alta qualità. Si chiama Grappolo d’Oro primo giorno e ovviamente non lo berrò.

Vino mosto concentrato lettera 26.12.2025

La risposta di Alessandra Biondi Bartolini

Si tratta di un vino generico (in etichetta mi sembra di leggere solo Vino rosso) senza alcuna denominazione di origine né di varietà, quindi la provenienza UE è sufficiente. Si tratta evidentemente di un imbottigliatore che ha acquistato vino da dei fornitori come vino da tavola. È la base della piramide della qualità ma non significa che dal punto di vista organolettico o analitco sia un vino di bassa qualità.

Per quanto riguarda la lista degli ingredienti che contiene sia ingredienti sia additivi è presente la materia prima (uva), il mosto concentrato rettificato e gli additivi solfiti, gomma arabica e poliaspartato di potassio, utilizzati per rendere il prodotto stabile dal punto di vista microbiologico ed evitare le ossidazioni e le precipitazioni in bottiglia. Sono, tra quelli utilizzabili, diciamo quelli strettamente necessari e ampiamente utilizzati in enologia. E naturalmente, in quanto autorizzati dalle autorità competenti dopo un lungo iter approvatorio, dal punto di vista della sicurezza alimentare sono sicuri a meno che non si sa in presenza di soggetti allergici (e infatti i solfiti che sono anche allergeni sono riportati non solo nell’elenco ma anche nell’etichetta principale).

Venendo al mosto concentrato rettificato MCR l’ipotesi della lettrice è invece errata. L’MCR è utilizzato in enologia  ed entro limiti ben precisi per arricchire i mosti quando il contenuto in zucchero delle uve non è sufficiente a garantire il raggiungimento, dopo la fermentazione, della gradazione alcolica voluta (in questo vino 11 gradi). Assolutamente non si diluisce quindi con acqua (che non è consentita) ma si aggiunge ai mosti ed è per questo che rientra nell’elenco degli ingredienti. In altri paesi europei è consentita a questo scopo l’aggiunta di saccarosio.

Un arricchimento con MCR non è quindi nel modo più assoluto sinonimo di sofisticazione né di rischio per il consumatore. L’unico indizio che se ne potrebbe trarre è che l’uva dalla quale quel vino è stato ottenuto non fosse perfettamente o correttamente matura.

La lettrice può bere tranquillamente se lo desidera e naturalmente con moderazione la bottiglia che ha ricevuto.

© Riproduzione riservata Foto:

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