mucche in allevamento appoggiate al recinto

Un mistero sta attraversando gli allevamenti danesi di vacche da latte. In alcuni di essi, e in particolare in una parte di quelli che stanno aggiungendo al mangime un additivo chiamato Bovaer, che ha lo scopo di ridurre le emissioni di metano degli animali, gli animali hanno iniziato a produrre meno latte, talvolta ad ammalarsi e in un alcuni casi a morire. Le cause sono sconosciute, ma la vicenda è stata subito strumentalizzata a chi si oppone alle politiche di riduzione delle emissioni per le quali lo stato danese è in prima linea e, in molti casi, il primo ad adottare misure specifiche per il settore agricolo.

Ma vediamo i diversi aspetti, secondo quanto riportato in un longo articolo pubblicato sul sito indipendente Undark da Lisa Abend, giornalista scientifica danese che collabora con testate internazionali quali in New York Times.

Una legislazione pioneristica

Da anni la Danimarca è in prima fila nelle politiche ambientali, e si è posta l’obbiettivo di ridurre le emissioni associate all’allevamento del 70% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Secondo le stime che il paese ha comunicato alle Nazioni Unite, il 29% delle sue emissioni globali deriva dal settore agricolo e l’80% di quelle di metano da quello lattiero-caseario. Nel 2024 il governo ha varato l’Accordo per una Danimarca Verde, che conteneva la prima tassa al mondo sulle emissioni provenienti dall’allevamento.

Dal 2030, gli allevatori saranno multati con 300 corone (poco meno di 50 euro) per ogni tonnellata di emissioni, multa che salirà a 120 euro dal 2035. Inoltre, l’accordo prevedeva che, a partire dal 2025, le aziende lattiero-casearie dovessero alimentare gli animali con mangime addizionato con Bovaer per almeno 80 giorni all’anno, oppure somministrare una dieta particolarmente ricca di grassi; le aziende biologiche erano esentate.

Il Bovaer riuscirebbe ad abbattere le emissioni di più del 30%

Il Bovaer e le vacche

Tra i numerosi composti sperimentati negli ultimi anni al fine di ridurre le emissioni di metano dei bovini, il Bovaer è probabilmente quello di maggiore successo, approvato in 70 paesi, tra i quali gli USA, che lo somministrano a oltre 150.000 animali. Nel mondo (in 25 paesi) sarebbero già oltre 500.000 gli animali trattati.

Il suo meccanismo d’azione consiste nel blocco di un enzima chiave per la produzione di metano nel rumine, e il suo metabolismo è quasi per intero nel rumine stesso, motivo per cui non lo si ritrova nel latte o nella carne. In compenso riuscirebbe ad abbattere le emissioni di più del 30%.

Le approvazioni sono giunte dopo la pubblicazione di oltre cento studi scientifici, e anche se non pochi tra questi sono stati sponsorizzati dall’azienda che lo produce, la svizzero-olandese dsm-firmenich, in essi non sono emerse criticità particolari se non una lieve diminuzione dell’assunzione di cibo e un leggero calo della produzione di latte. Inoltre, per i lavoratori del settore è stata segnalata, dalle autorità britanniche, la possibilità che il composto, maneggiato puro, possa dare irritazioni della pelle.

Non ci sono quindi precedenti o motivi particolari che possano far considerare il Bovaer una sostanza pericolosa per gli animali. Peraltro, i dati delle aziende statunitensi dicono che il 90% dei produttori che lo ha adottato lo sta utilizzando senza problemi.

Una persona versa latte da una brocca in una tazza su un piatto di legno; sullo sfondo due bottiglie di latte; concept: latte crudo, latte fresco vacche
Gli allevatori che utilizzano in Bovaer notano leggero calo della produzione di latte

Il caso danese

In Danimarca, però, qualche problema c’è stato. Tutto ha avuto inizio con la denuncia di un allevatore, Kent Davidsen, favorevole a implementare pratiche sostenibili, che ha iniziato ad aggiungere l’additivo in ottobre, e pochi giorni dopo ha visto molte delle sue mille vacche soffrire di diarrea e la produzione di latte calare, in media, di tre litri per animale al giorno. Dopo una decina di giorni alcuni capi non si reggevano più in piedi, e dopo un mese una decina erano morte.

Indubbiamente era successo qualcosa di grave. Ma non c’è alcuna prova che il responsabile sia stato il Bovaer, e per ora si tratta di un caso isolato, per quanto grave. Piuttosto, si pensa a un lotto di mais contaminato con clostridi oppure a errori nella preparazione dei mangimi. Secondo alcune ricerche, infatti, certi mangimi usati in Danimarca potrebbero dare luogo a interazioni indesiderate che potrebbero spiegare i sintomi osservati. In un sondaggio effettuato dalla società indipendente specializzata in tematiche di sviluppo agricolo SEGES Innovation, condotto su oltre 644 allevatori con più di 50 vacche da latte, oltre 430 hanno segnalato un calo della produzione di latte e circa 400 disturbi metabolici e digestivi, ma per nessuno la situazione si è aggravata come per Davidsen.

In attesa di risposte, restano le molte polemiche suscitate dalla vicenda, subito strumentalizzata da allevatori che sono contrari al Bovaer e che ne richiamano altre, analoghe, sollevate anche in altri paesi, sempre senza fatti concreti. Al momento, nulla dimostra una responsabilità dell’additivo nel caso danese né in altri danni per la salute degli animali o delle persone.

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Fotolia

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