Different sorts of bottles containing mineral waterQuindici anni prima che scoppiasse lo scandalo Pfas in Italia, ad essere colpiti furono gli Stati Uniti, quando ancora nessuno – ad eccezione degli addetti ai lavori – sapeva cosa fossero e quanto siano pericolose per la salute le sostanze perfluoroalchiliche che hanno contaminato bacini idrici e falde acquifere dal Veneto al West Virginia. Ed è proprio negli Usa che i Pfas spuntano anche nelle acque in bottiglia, come rivela un test dell’associazione Consumer Reports, che ne ha fatte analizzare 47 alla ricerca dei pericolosi composti, scoprendo che, curiosamente, se ne trovano di più nelle acque frizzanti.

Innanzitutto è indispensabile una precisazione. Negli Stati Uniti, a livello federale, non c’è un limite legale per i Pfas nelle acque in bottiglia, ma solo linee guida volontarie in cui si raccomanda un contenuto cumulativo di due specifici composti inferiore a 70 parti per trilione (ppt). Diversi stati hanno imposto limiti tra i 12 ppt e i 20 ppt, ma alcuni esperti sostengono che il contenuto totale di Pfas nell’acqua in bottiglia non dovrebbe superare 1 ppt, visto che si tratta di composti persistenti – chiamati in inglese anche forever chemicals – e soggetti ad accumulo nell’organismo. Ed è questa la soglia che Consumer Reports ha preso in considerazione per le sue analisi.

bottiglie
Negli Stati Uniti trovati Pfas anche nell’acqua in bottiglia, soprattutto in quella frizzante

Delle 35 acque naturali testate, la maggior parte, ben 32, conteneva quantità di Pfas rilevabili in laboratorio. Tuttavia, di queste solo 2 superavano la soglia di 1 ppt. Con le acque frizzanti, la questione si fa più interessante: delle 12 bottiglie analizzate, quelle con livelli di Pfas superiori al limite di 1 ppt consigliato dagli esperti sono oltre la metà (7), con valori che si avvicinano ai 10 ppt per un prodotto, l’acqua Topo Chico imbottigliata da Coca-Cola.

Perché le acque frizzanti sembrano contenere quantità maggiori di Pfas? Consumer Reports riporta alcune ipotesi: le fonti da cui sono state prelevate queste acque potrebbero casualmente essere contaminate in maniera più estesa, oppure non sono state trattate a sufficienza. Oppure, secondo Phil Brown, esperto del Pfas Project Lab della Northeastern University di Boston sentito dall’associazione, il fattore chiave potrebbe essere proprio il processo di aggiunta dell’anidride carbonica.

La presenza di Pfas nelle acque in bottiglia americane potrebbe anche avere a che fare con i diversi standard presenti negli Usa. Mentre in Italia e in Europa possono essere imbottigliate solo le acque di falda o giacimenti sotterranei con un alto grado di purezza, negli Stati Uniti è consentito la vendita in bottiglia di acque minerali, di sorgente, di pozzo artesiano, pozzo ed è persino permesso l’imbottigliamento dell’acqua potabile che esce dai normali rubinetti, dopo opportuni trattamenti. Che evidentemente non sono stati sufficienti.

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