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Filetti di tonno Rio Mare: un lettore vuole capire da dove arriva il pesce. La tracciabilità si trova in rete, risponde la Bolton

Ho comprato al supermercato un barattolo di filetto di tonno Rio Mare ma non riesco a capire da dove arrivi la materia prima  e chi l’abbia prodotto. Sull’etichetta ci sono parecchi indirizzi riferiti alla società Bolton e poi, scritto in caratteri tipografici minuscoli, anche la dicitura “Thailand”. Voi che siete esperti che cosa ne dite? Dove viene pescato questo tonno?

Giovanni

 

Risponde Franco Gentile, esperto di diritto alimentare.

 

tonno, rio mare, etichettaCaro Giovanni,

l’etichetta è purtroppo poco chiara e neppure la nostra “esperienza” (o deformazione professionale, che dir si voglia) risulta di aiuto. La retro-etichetta del vasetto di filetti di tonno Rio Mare riporta una serie di indirizzi di società del gruppo Bolton, con sedi in diversi paesi europei. Non é dato tuttavia intendere quale di queste società abbia distribuito il prodotto, né dove lo stesso sia stato realizzato.

 

La notizia sull’origine potrebbe raccogliere l’interesse dei consumatori, a maggior ragione in quanto gli stessi potrebbero ben credere che si tratti di un prodotto italiano, come il marchio Rio Mare tende a suggerire.

 

Sul fronte dell’etichetta si legge che il prodotto é “lavorato a mano”. Se si tratta di filetti di tonno lavorati a mano, dove sono stati lavorati? In uno stabilimento italiano, in altri stabilimenti di altri paesi d’Europa o in Thailandia, come invece si potrebbe dedurre dalla dicitura “Origine: Thailand 2013”, collocata in verticale a margine del codice a barre?

Nell’incertezza, può essere il caso di chiedere chiarimenti al titolare del marchio riportato in etichetta. Provvederemo in tal senso.

Franco Gentile

 

Ecco la riposta della Bolton produttrice dei filetti di tonno Rio Mare.

tonno, rio mare, sito, tracciabilitàAbbiamo letto la lettera del consumatore e  la  risposta da parte di un esperto di diritto alimentare nella quale viene messa in dubbio la chiarezza delle informazioni presenti sull’etichetta del prodotto “Filetti di tonno” Rio Mare.

Bolton Alimentari, in qualità di proprietaria del marchio Rio Mare, tiene a spiegare come avviene la comunicazione relativa alla tracciabilità del prodotto, un aspetto al quale prestiamo particolare attenzione e nel quale investiamo importanti risorse.

Le etichette Rio Mare sono da sempre in linea con le rigorose normative, nazionali ed internazionali, vigenti in materia. Essendo i Filetti di Tonno Rio Mare un prodotto commercializzato in tutta Europa, l’indicazione delle sedi commerciali e delle informazioni nelle lingue dei paesi di destinazione è resa obbligatoria per legge.

La nostra filiera produttiva è molto articolata, Rio Mare si approvvigiona da diversi oceani per assicurare la sostenibilità della pesca e tiene traccia di tutti i passaggi che il tonno compie lungo la filiera produttiva per garantire il massimo della sicurezza e qualità ai consumatori.

Quanto al luogo di produzione, come riportato nell’etichetta segnalata dal consumatore, il particolare prodotto “Filetti di tonno” Rio Mare, viene interamente lavorato in Thailandia: la scelta aziendale nasce dalla vicinanza dello stabilimento agli oceani tropicali di provenienza dei tonni, aspetto determinante per la qualità e la compattezza caratteristici dei Filetti di Tonno Rio Mare.

tonno, rio mare, tracciabilità, sito trasparente con i consumatori, per questo ogni confezione di tonno Rio Mare ha una storia totalmente tracciata: la specie di tonno utilizzata (con il nome scientifico) è presente sulle confezioni e, da quest’anno, verrà inserito anche l’oceano di provenienza, mentre tutte le informazioni e i dettagli legati alla filiera sono completamente accessibili attraverso i siti internet.

Digitando il codice di produzione (vedi foto a sinistra) presente sulla lattina nell’apposito spazio, vengono fornite entro 24/48 ore tutti dettagli legati alla tracciabilità del prodotto: il mare di provenienza, il nome della nave che lo ha pescato, la zona geografica e la data in cui la pesca è avvenuta, quale tecnica di pesca è stata utilizzata e di quale lotto facesse parte quando è arrivato allo stabilimento.

Ufficio stampa Bolton Alimentari

 

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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16 Commenti

  1. Spett.le Redazione,
    come Ufficio Stampa del marchio Mareblu ci permettiamo di inserirci in questo interessante scambio di informazioni relative ai contenuti delle etichette dei prodotti ittici, per comunicare che Mareblu, 3° marchio ittico sul mercato italiano, ha fatto della trasparenza verso il consumatore uno dei propri cavalli di battaglia nel percorso di sostenibilità intrapreso da anni. Per questo tutte le lattine Mareblu, a partire dal 2011, sono corredate dalla “carta di identità” del prodotto con le specifiche di: tipo e specie di prodotto, luogo e metodo di pesca, il nome dell’imbarcazione che ha effettuato la battuta di pesca, lo stabilimento, il lotto di produzione, l’indicazione del numero di controlli diretti effettuati in tutte le fasi produttive e la data di scadenza.
    UFFICIO STAMPA MAREBLU

  2. Accolgo con vivo interesse la precisazione di Mareblu e sono felice e sollevato che almeno una azienda, in Italia, si ponga il problema della trasparenza in etichetta per la tracciabilità dell’origine del prodotto.

  3. Ecco! Ci risiamo, questa volta con il tonno. Qualche settimana fa io avevo sollevato il caso dei pomodori secchi. Ma è sempre la stessa storia. Comprano dove vogliono, poi lo trasformano in Italia e diventa prodotto italiano. Alcuni si trincerano dietro delle scusanti tipo: il prodotto estero è più buono di quello italiano. Ma allora perhcè non inserire l’origine della materia prima! A noi consumatori, non resta altro che boicottare le marche che non inseriscono anche l’origine della materia prima. Almeno fino a quando la legge non obbligherà di inserire in etichetta tale dicitura.

    • No, per essere prodotto italiano basta anche solo che sia stato confezionato in Italia….

    • E bhe, però c’e una bella differenza tra chi mette solo in scatola, come dici tu “confeziona”, e chi fa tutto in Italia. Il tonno ovviamente non viene pescato nel mediterraneo, e’ in esaurimento!

  4. Scusate, ma vi sembra giusto che per sapere dove e’ stato ‘lavorato a mano’ qualche pezzetto di tonno si debba chiedere all’Ufficio Stampa di Bolton oppure consultare un sito internet?

    Allora l’etichetta a che serve? Noi che andiamo a fare la spesa il vostro ebook “L’etichetta” lo abbiamo letto, ma il signor Bolton non sembra proprio.

    E le autorità che dicono, va bene così, basta indicare 5-6 paesi sulla confezione, la confusione massima, tanto c’è il portale web che Ti risponde il giorno dopo? Ma dove siamo, a Frittole?

  5. Per sapere da dove viene il tonno tocca perdere mezza giornata e dopo non hai la risposta, devi aspettare la risposta. Quando ti rispondono ormai lo hai mangiato.
    Non si poteva fare un tracciamento più semplice?

  6. vogliamo poi parlare anche dell’olio d’oliva thai, famoso nel mondo? l’olio da dove viene?
    per farvi un’idea di come si fa, invito a guardarsi un’etichetta, per esempio, di qualche prodotto bio (tipo muesli) della coop svizzera: sono indicate le provenienze di TUTTI gli ingredienti, e se sono bio o no. A quel punto uno decide cosa comprare sulla base di qualche elemento . E non mi si venga a dire che la povera Bolton deve cambiare le etichette e va in rovina, che la manodopera thai fa risparmiare parecchio.

  7. Dibattito interessante,ma per fare quello che chiedono alcuni lettori per ogni lotto andrebbe fatta una intera etichetta dedicata: mi sembra piuttosto costoso! Credo che indicare il lotto in modo che poi sul sito il consumatore possa verificare sul sito la carta di identita’ del prodotto sia un’ottima soluzione. Se non ci fidiamo dell’industria, possiamo sempre andare a pescare il tonno, manipolarlo come solo noi sappiamo fare, cucinarlo come meglio crediamo ed infine inscatolarlo con mezzi casalinghi. Se tutto cio’ vi sembra meglio ed il rischio di tossinfezioni alimentari non vi preoccupa, potete certo seguire questa strada!

    • beh, Simonetta, non mi sembra proprio un buon periodo per parlare di fidarsi dell’industria alimentare, fra torte alla cacca e manzi che nitriscono… se il concetto è “o vi va bene così o andate a pescare” finiamo a dare la colpa al consumatore perché “osa” pretendere di sapere cosa paga e cosa mangia. Siccome in altri paesi (in Europa, mica su marte) si può fare, mi chiedo: non è che si approfitta di un vuoto normativo e di controlli per propinare schifezze (o anche, semplicemente, cose diverse da quelle “suggerite” in etichetta) a un pubblico che si fida e fa male?

    • mi sono persa la torta alla cacca 🙂 per fortuna…

      Non dico assolutamente che l’industria puo’ fare quel che vuole. Ma mi chiedo come si possa pretendere che sull’etichetta ci sia scritto tutto. Gia’ ora i caratteri sono per forza miscroscopici: se poi volessimo anche aggiungere l’origine di ogni singolo ingrediente dove potremmo scriverlo? Io sono un po’ drastica: se vogliamo mangiare schifezze, tipo hamburger, tortellini, lasagne e polpette commerciali, sara’ difficile avere l’indicazione precisa e tracciabile di tutti gli ingredienti. Se ci atteniamo a prodotti piu’ semplici, come as es. il tonno in scatola, e’ giusto pretendere la tracciabilita’, ma va benissimo andarsela a guardare sul web.

    • Eh, in effetti la torta ikea ai colibatteri ha fatto meno scalpore del tortello equino. Guarda, per l’etichetta strapiena: è inutile riempirla di diciture in 10 lingue e poi dire “è piena”; tanto all’estero devono usarne un’altra per forza. E poi c’è sempre quella davanti… stai sicura che se l’olio fosse italiano e il tonno di Sicilia ci sarebbe scritto a caratteri cubitali. Poi io non voglio dare per scontata una divisione così classista del cibo, e sono convinto che se le pratiche sono buone anche un prodotto industriale può quantomeno non essere nocivo a chi lo mangia – credo che siamo qui a parlarne anche per questo. In più, sul web le cose cambiano e spariscono miracolosamente da un momento all’altro, su un’etichetta stampata no, l’azienda non può dire che ha il server guasto…

  8. Le motivazioni addotte x la lavorazione del tonno in Thailandia non sono pertinenti: la Bolton non ha una flotta sua di pescherecci. Compera, quindi, come tutti i trasformatori di pesce da brooker i quali che lo stabilimento sia in Asia piuttosto che in Europa non interessa. Il motivo di trasformare e confezionare il tonno in Thailandia non bisogna essere dei manager da 10.000 euro al mese x capirlo!!! D’ altra parte che le aziende del sig Nissim siano refrattarie alla trasparenza è arcinoto!! verificabile in rete……….

  9. La sostenibilità umana dei lavoratori trattati come schiavi in quei Paesi, è proprio quella che si vuole nascondere.

    Ci aveva provato la Gabbanelli a Report, tre anni fa, e concludeva così: “la multinazionale olandese Bolton, che ha rilevato la Rio Mare, uno dei più venduti in Italia, ha preferito non dirci da dove proviene il contenuto della scatoletta che quasi tutti teniamo in casa per le sere quando il frigo è vuoto. Avremmo voluto vedere dove viene sfilettato e come viene sfilettato questo il tonno, perché a Cermenate si inscatola soltanto.”
    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-e40e8735-a077-4a96-a34e-61c88931d473.html

    Ma le ONG e i sindacati non si preoccupano di quel che succede lontano dai riflettori, altro che!

  10. in qualità di operatore di vigilanza ho avuto l’onore di eseguire gli ultimi controlli nell’allora stabilimento della Rio Mare in quel di Cattolica (rn). il tonno in quella occasione proveniva dell’Oceano Indiano