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Publiredazionali, notizie spazzatura e veline delle lobby. Noi non siamo tutto questo. La nostra è un’informazione libera e indipendente che non può essere del tutto gratuita

La vera informazione non può essere gratuita. Il Fatto Alimentare non propone finti articoli per fare pubblicità mascherata alle aziende, non scrive publiredazionali, non riceve finanziamenti pubblici e, per policy, non ospita banner di acque minerali, bibite zuccherate, junk-food, diete o prodotti dimagranti. Per contro, la redazione è composta da giornalisti ed esperti del settore, controlla le fonti non propone notizie spazzatura per raccogliere click. Se a questo affianchiamo la scelta di non avere un editore e di esprimere  liberamente il nostro pensiero su temi delicati, si capisce perché la nostra informazione vada sostenuta.

La campagna dell’olio di palma, contrastata dai grandi marchi che dominano il mondo della pubblicità in Italia come Mulino Bianco, Kinder…, poteva essere portata avanti solo da una testata indipendente come la nostra, insieme a Fare (Food Italian Food Trade). Mettersi contro le grandi aziende che alla fine hanno dovuto sostituire l’olio tropicale, è stato molto complicato, eppure abbiamo portato a casa un ottimo risultato. In Italia pochissime testate hanno voglia di confrontarsi e scontrarsi con imprese e colossi alimentari per il timore di essere tagliati fuori dai consistenti investimenti pubblicitari. Anche convincere le catene di supermercati a pubblicare in rete e informare i consumatori sui prodotti ritirati dagli scaffali che possono nuocere alla salute (si tratta di circa 100 casi l’anno) è stato difficile, e anche in questo caso ci siamo riusciti. Purtroppo la realtà del mondo editoriale italiano è caratterizzata da queste dinamiche economiche con cui bisogna fare i conti.

Vogliamo continuare a scrivere senza publiredazionali, senza  decine di banner che affaticano la lettura, mantenendo l’accesso gratuito al sito. Per poterlo fare non basta il contributo degli inserzionisti che rispettano la nostra indipendenza; serve anche il contributo dei lettori e degli addetti ai lavori che ci seguono sempre con molta attenzione. Questo è il costo da pagare per avere un’informazione libera e anche indipendente.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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