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Eataly Smeraldo presenta la nuova gelateria senza vaschette e senza gelato a vista. Il cono viene mantecato al momento e servito a -6 C°, una novità

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Oscar Farinetti nel nuovo Eataly Smeraldo di Milano che aprirà al pubblico il 18 marzo

Da Eataly Smeraldo, il nuovo tempio della gastronomia milanese che domani apre al pubblico, il gelato c’è ma non si vede. Entrando, sulla  destra si nota subito la scritta a caratteri cubitali   “Làit Gelateria Alpina” ma osservando con attenzione si nota subito che c’è  qualcosa di strano. Manca  infatti il banco frigorifero con le vaschette degli immancabili 12 gusti alla creame e di almeno 8 alla frutta, così come non ci sono le palette per spatolare il gelato sul cono. L’altra anomalia è l’elenco dei gusti evidenziata  su alcune lavagnette nere appese alla parete. Per un tipo come me, abituato a osservare i colori dei vari gusti per capire se sono veri o finti e anche l’aspetto per decidere qual è il gelato mantecato da poche ore per evitare di comprare quello del giorno prima, la gelateria di Eataly desta  qualche perplessità. Guardando meglio questa insolita gelateria senza bancone frigorifero si vede che il gelato esce da 10 rubinetti attaccati alla parete, manovrati dai giovani posizionati dietro il  banco.

 

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La Gelateria Alpina presente all’interno di Eataly Smeraldo a Milano non espone il prodotto nelle vaschette tradizionali. Il gelato viene mantecato al momento e servito

A prima vista sembra il tipico soft cream americano, ma non bisogna farsi ingannare da questa prima impressione. Chiediamo spiegazioni a Paola Daccà operation manager di Lait, che ci mostra le mantecatrici di nuova generazione posizionate dietro la parete,  ottenute apportando alcune  modifiche ai modelli tradizionali. Il nostro segreto è che il  gelato viene mantecato in tempo reale ed esce dai  rubinetti alla temperatura di – 6° e  finisce direttamente sulla cialda. Questa tecnica di lavorazione conferisce al cono un aspetto cremoso molto interessante. La prova di assaggio non delude perché nella lista degli ingredienti troviamo il pistacchio siciliano di Bronte coltivato alle pendici dell’Etna, le nocciole del Piemonte e per il gelato alla frutta vero succo di agrumi.

 

Ma l’aspetto più curioso riguarda l’origine del latte fornito  da un consorzio che alleva mucche di razza Piemontese in modo tradizionale (in estate gli animali vivono  in alpeggio a 1600 metri e in inverno sono trasferite nelle stalle dove sono alimentate con il  fieno). L’altra nota interessante è che lo stesso consorzio prepara la miscela del gelato aggiungendo al latte i vari ingredienti. L’unico additivo del gelato è l’addensante che può essere farina di guar, oppure farina di carrube.  A questo punto il preparato viene pastorizzato per qualche minuto, raffreddato e  spedito in furgoni refrigerati a Milano. Arrivata nel punto vendita la miscela dei fusti viene travasata nelle mantecatrici e il gelato è pronto per essere servito. Il prezzo è in linea con quello del mercato 2 euro per il cono piccolo e 18 euro per la vaschetta da 1 kg (meno di quanto propongono le numerose gelaterie artigianali e di piccole catene della zona).

Aspettiamo i vostri commenti …

Roberto La Pira

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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19 Commenti

  1. Sicuri che il latte derivi da bovini di razza piemontese? E’ una razza da carne, non lattifera, il latte delle vacche piemontesi va ad alimentare il vitello piuttosto che alla mungitura.

  2. Ho provato questa tipologia di gelato mantecato in tempo reale. Non era quello di Farinetti, ma quello di una piccola gelateria. Io lo trovo di consistenza ottimale che da un valore aggiunto rispetto al gelato artigianale tradizionale.
    Mi chiedo: sulla base dei discorso fatti e rifatti relativamente al prodotto Gromm, nemmeno questo però si può definire puramente artigianale, no? Visto che è sottoposto ad un trasporto in regime di temperatura. Dove si trova precisamente il consorzio?

  3. Ricordatevi che l’unico Pistacchio di Bronte DOP è quello denominato “Pistacchio VERDE di Bronte DOP”. Tutto il resto è “sicilian sounding”

  4. Per me l’ importante che comincino a fare gelati piu’ sicuri per i consumatori e mi riferisco all’ assenza soprattutto di grassi idrogenati . Quindi ben vengano queste iniziative e spererei che vengano messe ben in evidenza nei negozi la lista degli ingredienti per coerenza con quanto pubblicizzato on-line….

  5. avrebbe fatto meglio col latte di capra girgentana, quello si che è un latte meraviglioso!

  6. Iniziativa interessante.
    Tuttavia mi stupisce un pò l’atteggiamento dell’autore dell’articolo..con Grom è stato odio a prima vista, con questa “Gelateria” che si comporta in modo molto simile a Grom e in più non usa neanche panna ma grassi vegetali non idrogenati quasi un colpo di fulmine.

    • Roberto La Pira

      Stiamo verificando l’elenco degli ingredienti utilizzati. Nell’articolo abbiamo presentato una nuova tecnologia che ci sembra interessante. La questione di Grom riguarda il messaggio pubblicitario scorretto, nessun odio a prima vista ma semplice diritto di cronaca.

    • sono d’accordo con Riccardo,gli ingredienti sono gli stessi di Grom (carrube,ecc)ma chissà perché il gelato del sig.Farinetti è eccellente,ottimo,e via sproloquiando……ahiahiahi

    • Roberto La Pira

      Non abbiamo quote nelle società di Farinetti… e infatti concludiamo l’articolo invitando i lettori a commentare e a sperimentare. Non abbiamo dato giudizi sul gelato.

  7. Non è affatto una novità! Nel punto eataly di via carlo alberto a Torino la “gelateria alpina” esiste già da almeno 3 anni…

    Io personalmente ho trovato un po’ caro il prezzo e il gusto non mi ha soddisfatta molto, è decisamente meglio (per me) il gelato dell’agrigelateria (punto eataly lingotto) o anche un meno trendy “gatsby” o “fiorio”

    • Ma a dirla tutta a Torino in centro il gelato costa 2-2,5 e 3 euro, rispetto tutti gli altri punti vendita che ci sono in zona, rivareno il cono più piccolo è di 2,50, 2 leccate ed è finito, una volta il cono più piccolo costava 2,20
      quindi non mi sembra per nulla caro. anzi..poi de gustibus

  8. Anche io ho letto il link di cui riporto qualche parola “LA GELATERIA ALPINA LAIT……Il gelato più naturale………risponde alla voglia di un gelato sano …….in questo gelato non c’è traccia di additivi……”. Mi chiedo: “più naturale” rispetto a cosa? gelato “sano” perché gli altri non sono “sani”, sano in che senso? Se non c’è traccia di additivi, allora perché il vostro articolo parla della farina di guar o di carrube? E meno male che la scrivente ci capisce qualcosa perché opera nell’industria degli alimenti ma un altro consumatore che idea si fa? Effettivamente siamo sulla stessa linea della pubblicità di Gromm…….

  9. Giovanni Parisi

    Io che sono stato sempre molto critico quando si tratta di gelati dico che Robero La Pira ha ragione, non ha dato nessun giudizio, ha riportato soltanto dei fatti. Ognuno può farsi l’ idea che vuole! Il mio commento per es. che non ho neanche provato il gelato, ribadendo quello che ho già detto, è che il gelato se fatto senza grassi idrogenati (che sono i grassi peggiori per la salute umana) possono andar bene! e questo lo dico perchè la maggior parte dei gelati cosiddetti artigianali invece li contiene…punto

    • Roberto La Pira

      Stiamo verificando quale sia la componente dei grassi del gelato e vi aggiorneremo.

    • Vorrei sollevare una questione. Da quel che ne so i peggiori sono i grassi PARZIALMENTE idrogenati, che sono ad alto rischio trans.
      Poi dipende sempre dalla qualità del grasso utilizzato, dal processo produttivo, dalle attenzioni dell’azienda produttrice…

  10. Non si tratta di una novità assoluta, ma di una novità per Milano, visto che all’Eataly di Roma la “Gelateria Alpina” c’è dall’inaugurazione.

    Ho qualche dubbio anche io sugli ingredienti, attendo notizie con curiosità.

  11. a Genova in via san lorenzo ci sono due gelaterie una grom l’altra artigianale assaggiate i gelati di entrambbe e sentite i commenti dei clienti e poi capirete quale’ il gelato fatto come una volta e la differenza fra industriale e artigianale