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Alcol tax, uno strumento di prevenzione da rendere più efficace. Proposte nuove misure in USA e in Scozia. E intanto i bicchieri di vino sono sempre più grandi

La tassazione statunitense sugli alcolici è ridicolmente bassa e va riconsiderata al più presto, perché potrebbe essere un valido strumento per contenere i decessi e le patologie associate all’alcol e, in generale, per scoraggiarne il consumo eccessivo. È questo l’accorato appello che conclude un’indagine pubblicata sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs condotta dagli epidemiologi e dagli economisti sanitari della Boston School of Medicine, nella quale si evidenziano le distorsioni di un sistema non più attuale, perché basato sulle unità di volume e non sul tipo di alcolico né sul prezzo. Il risultato è che, per esempio, una lattina di birra da 350 ml è tassata per 3 centesimi (meno di 3 centesimi di euro), come un bicchiere di vino da 150 ml, mentre una porzione di superalcolici è tassata per 5 cent. Si tratta di una quantità di denaro di cui nessuno si accorge e che non convince nessuno a rinunciare a bere, né aiuta a far capire che il consumo di alcolici comporta sempre un prezzo in termini di salute. Il fatto è oltretutto grave perché nella normativa che regola il sistema era previsto un adeguamento all’inflazione mai avvenuto. Tradotto in valore della tassa, il risultato è che, anziché crescere, quella sulla birra ne ha perso il 30%, quella sul vino il 27% e quella sugli alcolici il 32%.

Secondo le ultime statistiche, però, l’alcol costa ogni anno agli Stati Uniti oltre 88 mila decessi e 249 miliardi di dollari in cure. Come ricordano gli autori, un aumento del 10% del prezzo delle bevande alcoliche causerebbe una diminuzione dei consumi del 5-6%. L’aumento andrebbe poi accompagnato da un adeguamento vero e costante all’inflazione, e da un monitoraggio che verifichi l’applicazione delle norme.

Un altro studio, pubblicato negli stessi giorni sul British Medical Journal, aiuta poi a capire perché da più parti inizino a levarsi le voci di esperti che chiedono una stretta, e perché qualche governo, come quello scozzese, stia adottando iniziative drastiche. Nel lavoro, infatti, i ricercatori dell’Università di Cambridge hanno studiato l’evoluzione dei bicchieri da vino negli ultimi 300 anni, cioè da quando sono stati introdotti quelli di cristallo. Stando alle ricerche nei musei e negli archivi, è emerso che la capienza dei bicchieri da allora è aumentata di sette volte, passando dai 66 ml medi del 1700, ai 417 ml dei primi anni duemila, fino ai 449 ml dell’anno appena passato. Il maggiore incremento si è avuto negli ultimi decenni: tra il 1960 e il 1980 il volume medio è quadruplicato, per poi raddoppiare tra il 1980 e il 2004. Ciò è dovuto alla disponibilità di vino e alcol a buon mercato, alla grande distribuzione e alla continua spinta pubblicitaria.

Ma ha anche un ruolo evidente nell’aumento dei consumi (a parità di numero di porzioni se ne beve di più) e delle patologie associate all’eccesso di alcol. Per combatterle, il governo scozzese ha varato una tassazione, in vigore nella tarda primavera del 2018, che potrebbe avere effetti eclatanti. Come calcolato dall’Institutes of Fiscal Studies, e riportato dall’Independent, la normativa prevede infatti una tassa minima di 50 penny (poco più di 50 centesimi di euro) per unità di alcol. Il che significherebbe un aumento del 90-100%, cioè quasi un raddoppio, del prezzo del sidro (bevanda amatissima a quelle latitudini), del 119% per il vino frizzante, del 20% per gli sherry del supermercato (per esempio Tesco), e del 35-44% di molti prodotti venduti della grande distribuzione. I produttori stanno protestando, com’è ovvio, ma il governo ha ricordato che la nuova tassazione dovrebbe eliminare circa 400 decessi e oltre 8.200 ricoveri nei prossimi cinque anni, e che questa è di fatto l’unica vera arma a disposizione delle autorità per convincere i cittadini a bere di meno.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Beh, lo “studio” dell’università di Cambridge è esilarante, analizzare l’evoluzione della capacità dei bicchieri da vino e correlarla con i consumi dello stesso è da premio ignobel…, onestamente non ho mai visto un bicchiere da rosso “importante” (perché oltre 400 ml di capacità non sono certo da calice normale) riempito con almeno mezza bottiglia di vino, ma forse gli “studiosi” inglesi sono abituati a farlo, e questo spiegherebbe la scarsa lucidità delle conclusioni…, magari ipotizzare che l’evoluzione tecnologica abbia reso poco costosi balloon molto grandi, improponibili nel ‘700 sarebbe stato più sensato.