Home / Nutrizione / Distrazioni di massa sullo zucchero: migliaia di documenti dimostrano le strategie dell’industria alimentare per negare il nesso con obesità e carie

Distrazioni di massa sullo zucchero: migliaia di documenti dimostrano le strategie dell’industria alimentare per negare il nesso con obesità e carie

bambina dolci gelato iStock_000047860728_SmallUn vero e proprio fiume in piena di documenti, appena resi pubblici dall’Università di San Francisco (UCSF), inchioda l’industria alimentare e, in particolare, quella dello zucchero, alle sue responsabilità nell’aumento vertiginoso dell’obesità, cresciuta di sei volte dagli anni Ottanta a oggi in molti Paesi. Per decenni, con tattiche molto simili a quelle dell’industria del tabacco, essa ha messo in campo ogni possibile strumento per continuare a vendere i suoi prodotti, senza subire le conseguenze dei crescenti allarmi che legavano gli alimenti e le bevande sempre più dolci all’aumento esponenziale del sovrappeso e dell’obesità.

A raccontare cosa sta succedendo è Civil Eats, che spiega come tutto abbia avuto inizio quando una docente di odontoiatria, Cristen Kearns, sentendosi ripetere da diversi colleghi che non c’erano prove dell’esistenza di un legame tra zuccheri e carie e tra zuccheri e diabete, ha iniziato a indagare negli archivi del suo ateneo, la UCSF appunto. Lì ha trovato, tra gli altri, i documenti donati dalla Great Western Sugar Company, azienda che aveva cessato l’attività negli anni settanta: migliaia e migliaia di pagine, circa 32 mila files.

Kearn ha deciso perciò di inserire quanto trovato nell’archivio creato per i documenti relativi alle industrie del tabacco, dei farmaci e delle sostanze chimiche: la Industry Documents Library, una vera miniera di carte illuminanti sulle tattiche dei colossi aziendali, costituita come archivio open-access, facile da consultare. In essa i ricercatori continuano a riversare, via via che vengono lette e catalogate, tutte le note, le comunicazioni ufficiali e quelle personali, le strategie di finanziamento della ricerca e della comunicazione, le memorie di accademici che hanno avuto rapporti con le azione o sono stati finanziati dalle esse, insomma qualunque pagina possa riguardare il comportamento delle industrie dello zucchero negli ultimi decenni. Finora, l’archivio ha ricevuto una mole enorme di documenti, al punto che entro la fine dell’anno quelli depositati potrebbero essere il doppio di quelli inizialmente individuati.

Tra i numerosissimi episodi venuti a galla, Civil Eats ne racconta alcuni, ricordando che moltissimni sono ancora in attesa di essere resi pubblici. Per esempio, il sito cita la storia di Marion Nestle, nutrizionista di New York nota per il suo instancabile lavoro in difesa della salute pubblica e autrice, tra l’altro, del libro “Verità spiacevole: come le aziende alimentari distorcono la scienza di ciò che mangiamo”, scritto dopo aver avuto accesso a centinaia di documenti hackerati da fonti russe. Nel 2016 Nestle era astata avvisata del fatto che il suo nome compariva nei documenti in possesso di DC Leaks, sito di rivelazioni anonime associato appunto ad hacker russi. Il suo nome era presente, in effetti, ma perché la sua attività era attentamente sorvegliata, nella speranza di trovare qualche punto debole. Venuta a conoscenza dell’azione contro di lei, l’esperta aveva subito allertato la UCSF, che ha depositato le e-mail nell’archivio. Poco dopo il sito DC Leaks sparì.

coca cola bevande gassate bibite zuccherate
Coca-Cola ha monitorato scienziati critici verso la teoria che l’attività fisica sia più importante di ciò che si mangia e si beve nella genesi dell’obesità

Prima che ciò accadesse, erano però stati scaricati i file che dimostravano come Coca-Cola avesse messo in piedi una strategia globale contro la soda tax (o sugar tax), e che nell’ambito di essa aveva donato 1,5 milioni di dollari a una sedicente organizzazione non profit chiamata Global Energy Balance Network, affinché quest’ultima facesse passare l’idea che l’elemento di maggiore impatto sul peso è l’attività fisica, e non ciò che si beve.

L’importanza di queste operazioni di trasparenza, secondo Kearns, è evidente, e ci sono già esempi di cambiamenti nell’opinione pubblica indotti dalla verità emersa: l’Università del Colorado di recente ha restituito un donazione sempre di Coca-Cola di un milione di dollari, non appena ha saputo che il denaro sarebbe andato soprattutto a un gruppo impegnato nel negare i legami tra bevande zuccherate e peso.

Dall’esame dei file emergono anche le numerose distorsioni indotte negli studi scientifici, dal momento che per anni sono state finanziate solo ricerche su argomenti diversi dal ruolo dello zucchero nell’obesità, come quelli sull’importanza dell’attività fisica, oppure oscurati quelli con esiti scomodi, come i dati che dimostravano i legami tra saccarosio e tumori della vescica o tra zuccheri e carie.

Chocolate cakes made by children. Cookies with colorful candies
L’industria alimentare ha sistematicamente finanziato studi che allontanassero l’attenzione dal rapporto tra zucchero, obesità e carie

Ma l’aspetto forse più inquietante è quello dei legami tra le industrie del tabacco e quelle dello zucchero, perché nei documenti sono contenuti accordi, strategie comuni, acquisizioni di personale e stabilimenti, scambio di interi settori aziendali via via che il tabacco incontrava meno favore. Un gemellaggio e una sintonia, che dimostrano come l’esperienza maturata nella propaganda e nella sistematica negazione della verità messa in campo per le sigarette è stata almeno in parte fatta propria dai venditori di bibite zuccherate, visto che per anni si era dimostrata efficace.

La rivelazione degli stratagemmi delle industrie, concludono gli esperti intervistati da Civil Eats, ha un’importante conseguenza: quella di darci la possibilità di contrastare le prossime mosse delle aziende, per esempio contro la soda tax. E nel frattempo, può continuare a modificare le idee dell’opinione pubblica sul ruolo degli zuccheri, e forse anche le abitudini di consumo, fino a riportare sulla tavola di ogni giorno l’acqua, lasciando alle bibite il ruolo marginale di bevanda per occasioni molto particolari (e poco frequenti).

© Riproduzione riservata

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare basta anche un euro.

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

Guarda qui

obesità sovrappeso natura famiglia abitudini dieta

Obesità nel mondo e in UK: nelle aree rurali l’incremento è maggiore che in città. Studio su 200 Paesi

L’obesità continua ad aumentare in tutto il mondo, ma non ovunque nello stesso modo: nelle …

3 Commenti

  1. Da 1 anno ho eliminato lo zucchero. Non è successo nulla di nulla. Mah???? Ora tolgo il sale ….vediamo.

    • Elisabetta Venturini

      Io ho eliminato l’aggiunta/l’uso di sale 4 o 5 anni fa (anche nell’acqua della pasta) e sto benissimo.
      D’estate, dato che sono tendenzialmente ipotesa, ogni tanto un po’ di sale lo uso.
      Il saccarosio lo assumo dai e lo uso solo nei dolci che ogni tanto mi concedo.

  2. Articolo molto interessante!
    grazie per il vostro lavoro, che sostengo sempre volentieri, con piccole donazioni… ed invito tutti i lettori a farlo. Continuate così! 😉