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Veganuary: il mese vegano non cambia le abitudini delle persone

Panino con burger vegetale, insalata e verdure tenuto da due mani, sullo sfondo verdure in foglia e ceci o soiaLe iniziative come il veganuary britannico, cioè lo sforzo comune di produttori, rivenditori e associazioni, protratto per l’intero mese di gennaio, di promuovere la dieta vegana, invitando tutti a provarla e a riflettere sulle proprie abitudini alimentari, hanno un effetto sulle vendite di prodotti a base vegetale, ma non incidono realmente sulla dieta. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori dell’Università del Surrey, che hanno pubblicato su Public Health and Nutrition i risultati delle loro osservazioni effettuate nel 2020 e 2021 per alcuni mesi prima e dopo il veganuary appunto, in 154 tra ipermercati, supermercati e negozi di realtà diverse, da quelle più metropolitane e densamente popolate a quelle più periferiche sparse in tutta la Gran Bretagna, comprese quelle di alcune zone dove il reddito è particolarmente basso.

Nello specifico, gli autori hanno analizzato i dati di vendita dei prodotti per vegetariani e vegani e, parallelamente, quelli della carne una volta alla settimana nel mese precedenti il veganuary (novembre 2020, considerando anche che dicembre è un mese nel quale gli acquisti sono diversi dalla media), in gennaio (2021) e poi nei mesi di febbraio e marzo (2021), cioè dopo che le iniziative del mese dei vegetariani erano finite.
Il risultato è stato che in gennaio c’era stato un aumento di vendita dei prodotti per vegetariani addirittura del 57% rispetto al mese di novembre, a conferma dell’efficacia della sensibilizzazione. Tuttavia, il cambiamento sembra dettato più che altro dalla curiosità, perché negli stessi giorni e negli stessi negozi le vendite di carne non sono affatto diminuite, e quelli degli altri alimenti (rilevazione usata come controllo) non sono cambiate. Secondo i ricercatori, quindi, gli acquisti di alimenti vegetali si sono aggiunti agli altri, senza sostituirli e anzi, con il possibile e paradossale effetto di incrementare le calorie quotidiane senza benefici né per la salute né per l’ambiente.

I produttori hanno un ruolo rilevante nel diffondere una diversa cultura alimentare

Gli aumenti sono rimasti, sia pure in misura molto minore (pari al 15% rispetto alla media dei mesi precedenti) anche dopo la fine di veganuary, e sono stati più marcati negli ipermercati e nelle zone più disagiate. Quest’ultimo aspetto, sempre secondo gli autori, potrebbe essere legato al fatto che i prezzi sono ancora troppo alti, e tengono lontane le persone con minori disponibilità economiche: fino a quando non scenderanno in misura significativa, anche grazie a promozioni come quelle lanciate nel veganuary, sarà difficile avere cambiamenti importanti tra le persone che stanno più attente a quanto spendono per il cibo. E ciò implica che i rivenditori e i produttori hanno un ruolo rilevante nel diffondere una diversa cultura alimentare.

Secondo le stime, il consumo di carne pro capite in Gran Bretagna è tuttora molto al di sopra delle quantità consigliate dal Governo, e in base alla National Food Strategy il paese dovrebbe diminuire il consumo di carne del 30%, se vuole rispettare l’obbiettivo delle emissioni zero entro il 2050. Per questo, concludono i ricercatori, è indispensabile e urgente intensificare gli sforzi per diminuire il consumo di carne coinvolgendo tutte le parti in causa: scienziati, medici, produttori, rivenditori, cittadini e autorità sanitarie e governative.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Intanto ho voluto fare un controllo, e Veganuary a me risulta essere una iniziativa volta al consumo vegano, non anche vegetariano come indicato nell’articolo. Non è una differenza da poco, perché mentre essere vegetariani può essere ragionevole, essere vegani a parer mio è una scelta fideista, non vedo perché non si debbano mangiare le uova che le galline fanno, il latte, il miele ecc. che certamente possono essere prodotti in modo non rispettoso per gli animali, ma non è mica detto, si possono anche seguire metodi di produzione con benessere animale. La questione non è indifferente anche ai fini della diversificazione della dieta e quindi della capacità di perseguirla nel tempo: un vegano può usare una quantità ridotta di alimenti rispetto ad un vegetariano. Per quanto mi riguarda (onnivoro) per dire un paio di uova, fatte in qualunque modo, ci puoi abbinare qualunque cosa, due fette di pane ed il pranzo è pronto in massimo 10 minuti. E’ una vita più semplice, poi la carne come ovvio pur senza toglierla si cerca di ridurla e sempre più si riduce in funzione di alternative che vengono via via proposte, e qui però già nell’articolo si cita la questione del prezzo, perché piatti veggy e vegetariani spesso costano di più e anche molto di più della carne.

    • “Non è una differenza da poco, perché mentre essere vegetariani può essere ragionevole, essere vegani a parer mio è una scelta fideista, non vedo perché non si debbano mangiare le uova che le galline fanno, il latte, il miele ecc. che certamente possono essere prodotti in modo non rispettoso per gli animali, ma non è mica detto, si possono anche seguire metodi di produzione con benessere animale.”

      Questa considerazione è esemplificativa del fatto che sei male informato sui principi del veganismo etico.

  2. Il motivo per cui le abitudini alimentari non cambiano nonostante le campagne di sensibilizzazione è probabilmente dovuto al fatto che per seguire un regime vegano devi essere eticamente (molto) motivato, avere tanto tempo libero a disposizione per farti da mangiare e avere tanti soldi a disposizione per comprare gli alimenti adatti e gli integratori farmaceutici di cui un vegano ha bisogno.

    • Barbara Giovanetti

      Produrre latte e garantire il benessere degli animali é semplicemente utopia. Le mucche sono mammiferi esattamente come noi. Per produrre latte, devono avere un cucciolo. Quindi vengono inseminate artificialmente, ed alla nascita il vitellino gli viene tolto e se é fortunato/a alimentato/a con prodotti artificiali, mentre il latte della loro mamma, che per natura viene prodotto dalla mucca proprio per crescere il suo cucciolo , viene destinato al consumo umano. In tutto questo giro di azioni coatte mi sfugge dove possa essere tutelato il benessere dell’animale. Ma forse si riferiva all’animale ominide.