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La dieta mima digiuno di Valter Longo funziona davvero e fa vivere più a lungo? Per ora non ci sono prove scientificamente valide. Il parere del nutrizionista Enzo Spisni

Il programma svizzero Patti Chiari ha dedicato una puntata alla dieta mima digiuno di Valter Longo

Venerdì 28 aprile 2017 il programma Patti Chiari trasmesso dalla tv svizzera italiana (Rsi) ha mandato in onda un’inchiesta sulla dieta mima digiuno di Valter Longo, il ricercatore italiano propone un regime alimentare molto gettonato dal pubblico ma anche molto criticato dai nutrizionisti, di cui Il Fatto Alimentare si è occupato più volte (qui trovate i nostri articoli). Nell’intervista rilasciata al giornalista di Rsi, Longo parla della sua dieta come un sistema che permette alle persone di vivere 5-10 anni in più in buona salute e di ridurre le malattie come diabete, patologie cardiovascolari e tumori. Si tratta di considerazioni prive di riscontri scientifici che però hanno una grande presa sugli ascoltatori, attirati da queste promesse. Pubblichiamo questo intervento di Enzo Spisni, docente di Fisiologia della nutrizione all’Università di Bologna che, dopo avere partecipato al dibattito in studio, evidenzia le criticità del metodo e propone una sana dieta mediterranea in grado di dare gli stessi risultati, con una spesa decisamente inferiore e buoni risultati.

Prima di cominciare a parlare della dieta mima digiuno bisogna fare tre premesse:

  1. Il digiuno è qualcosa cui l’uomo è evolutivamente adattato. Infatti la storia umana è costellata da frequenti carestie. Quando iniziarono gli studi sugli effetti benefici della dieta mediterranea, le tre culture religiose affacciate sul Mediterraneo (cattolici, mussulmani e ortodossi) praticavano regolarmente periodi di digiuno, oggi di fatto abbandonati da tutte le religioni.
  2. Valter Longo è un ricercatore di alto livello e i suoi studi rappresentano un enorme passo avanti nella conoscenza delle risposte degli esseri viventi al digiuno di breve durata.
  3. Il digiuno di lunga durata ha dimostrato di avere profondi effetti negativi sulla fisiologia umana, e uno dei maestri di Longo, Roy Walford (autore del libro “La dieta dei 120 anni”), ha infine ammesso di aver causato o anticipato la malattia, che poi lo condusse alla morte a 79 anni, proprio per aver abusato del digiuno convinto invece che potesse allungargli la vita.
    Longo parla della sua dieta come un sistema che permette alle persone di vivere 5-10 anni in più in buona salute e di ridurre le malattie

Dopo queste necessarie premesse possiamo iniziare il nostro viaggio negli studi del professore Valter Longo, cercando di chiarire i risultati e le possibili applicazioni sull’uomo. Le ricerche sono iniziate sui lieviti (forme di vita molto semplici simili ai batteri), fatti crescere su un terreno ricco di nutrienti e sottoposti a un digiuno periodico che hanno evidenziato un allungamento notevole della vita. Passando ai topi, Longo dimostra che il digiuno intermittente promuove la protezione contro il diabete, il cancro, le malattie cardiovascolari e anche quelle neurodegenerative. Lo stesso ricercatore però ammette che il digiuno alternato aumenta l’aspettativa di vita media, ma ha pochi effetti sulla durata. In altre parole aumenta il numero di topi che invecchiano in buone condizioni, ma la durata della vita non cambia.

Valter Longo propone una dieta periodica che mima gli effetti del digiuno totale. La foto rappresenta il menu di una cena.

Siccome un digiuno a zero calorie di tipo alternato, simile a quello utilizzato per i topi, non è praticabile sull’uomo per gli effetti collaterali, Longo propone una dieta periodica che mima il digiuno (Dieta Mima Digiuno) costituita da cinque giorni consecutivi di restrizione calorica salvo poi riprendere l’abituale regime alimentare. In buona sostanza si tratta di assumere il primo giorno circa 1000 kcal (10% proteine, 56% grassi, 34% carboidrati), e poi negli altri quattro giorni circa 800 kcal (9% proteine, 44% grassi, 47% carboidrati). La dieta è su base vegana, la maggior parte delle calorie proviene dai grassi (per esempio noci) e solo in quantità ridotta da carboidrati e proteine. Gli zuccheri semplici sono quasi assenti.

Un primo studio degli effetti di questo regime alimentare sull’uomo è stato eseguito su 19 persone, sottoposte a un ciclo di cinque giorni di dieta mima digiuno per un trimestre. Dopo aver terminato l’ultimo digiuno, i volontari hanno mostrato una diminuzione significativa della glicemia a riposo (correlata all’insorgenza del diabete di tipo II), dell’IGF-1 (fattore che ad elevati livelli è stato collegato allo sviluppo di tumori) e un calo di peso del 3% circa, principalmente a carico del grasso addominale. Nell’uomo, a differenza di quanto accade nei topi, non si sono osservati effetti sui marker di rigenerazione cellulare collegabili a un ringiovanimento degli organi.

Per il nutrizionista Enzo Spisni è prematuro dire che la dieta mima digiuno allunga la vita

Un secondo studio del 2017 ha coinvolto 102 persone sane. Tre mesi dopo aver terminato il terzo ciclo di dieta i soggetti hanno mostrato una diminuzione significativa dell’IGF-1, della pressione arteriosa e del grasso addominale. La prima conclusione è che questo regime alimentare non dimostra di prolungare la durata di vita negli esseri umani. I risultati indicano che nell’uomo, la dieta mima digiuno è in grado di migliorare (a breve termine) alcuni fattori di rischio di malattia, collegati al diabete, alle malattie cardiovascolari e ai tumori. È importante sottolineare che gli stessi fattori di rischio considerati nello studio di Long,  migliorano sensibilmente quando le persone si sottopongono a una dieta di tipo mediterraneo a basso carico di proteine animali, oppure ad una dieta vegana integrata con il pesce.

La conclusione è che sembra prematuro raccomandare l’uso della dieta mima digiuno per aumentare la durata di vita. C’è un altro elemento da considerare. Anche se i pochi partecipanti agli studi di Longo non sembrano avere avuto effetti negativi, è noto da molti anni che l’adozione di diete fortemente ipocaloriche aumenta il rischio di sviluppare disturbi del comportamento alimentare (ortoressia, bulimia, anoressia, ecc…) che sono attualmente in forte aumento. L’altro fattore critico da ricordare è che il 25% dei partecipanti allo studio non riesce a terminare i tre cicli di dieta. A questo punto è lecito chiedersi se sia più facile convincere le persone a fare una dieta mima digiuno una volta ogni 2-4 mesi, da condurre a casa a riposo e sotto il controllo del medico per tutta la vita, piuttosto che adottare una sana dieta mediterranea?

Secondo i dati proposti nello studio di Valter Longo, i minori benefici si hanno su persone che hanno già stili di vita buoni

Passando dalla ricerca scientifica al libro pubblicato da Valter Longo (“La dieta della longevità”), l’autore suggerisce di associare la dieta a un regime alimentare di tipo vegano con l’aggiunta di pesce e di praticare una regolare attività fisica. Per le conoscenze attuali, la dieta mediterranea a basso contenuto di proteine animali o quella vegana allargata al pesce (se ben condotta) sono quelle che riducono maggiormente i fattori di rischio per le malattie ritenute le principali cause di morte nei paesi sviluppati. Sono queste le uniche diete che scientificamente potrebbero  essere denominate come diete della longevità.

Longo confronta il suo regime alimentare con una dieta standard americana, e dai dati dello studio si capisce che i benefici risultano minori tra le persone che non presentano marker di malattia (dislipidemie, infiammazioni etc..) e molto probabilmente hanno abitudini alimentari e stili di vita buoni. Al momento non ci sono dati scientifici in grado di dimostrare che associare una dieta corretta alla dieta mima digiuno migliori ulteriormente la situazione. Non ci sono altresì evidenze che la dieta di Longo sia utile “per vivere sani fino a 110 anni” come viene scritto sulla copertina del libro. Da questo punto di vista c’è una grande distanza tra i risultati degli studi sull’uomo e le aspettative suscitate nelle persone che scelgono o sceglieranno di sottoporsi alla dieta. Distanza che attualmente non vedo come possa essere colmata se non dalle illusioni.

Valter Longo nel suo libro suggerisce una drastica riduzione della frutta, quando la piramide alimentare mediterranea ne consiglia più porzioni al giorno

L’ultima nota sull’interessante libro di Valter Longo è il suggerimento di una drastica riduzione della frutta (non più di un frutto al giorno) quando la piramide alimentare mediterranea e le principali società scientifiche ne consigliano più porzioni al giorno. È vero che alcuni frutti hanno un elevato indice glicemico (es: anguria e melone), ma nella maggior parte dei casi l’indice risulta basso o moderato, e ridurre la frutta significa diminuire l’apporto di vitamine, polifenoli e altre componenti protettive per la nostra salute. Anche sul concetto di mangiare soltanto alimenti della tradizione locale è lecito avere qualche dubbio. Alcuni alimenti della tradizione orientale (curry, curcuma, the verde) hanno dimostrato la loro efficacia nella diminuzione dei fattori di rischio per diverse patologie diffuse nei paesi sviluppati. Perché farne a meno?

Infine, sul libro di Longo non si parla di qualità del cibo! Per esempio tra le verdure di serra che si trovano sugli scaffali nel mese di gennaio e quelle raccolte in stagione nell’orto sotto casa c’è un’enorme differenza, sia per il contenuto di sostanze protettive che per quello di xenobiotici (pesticidi, antimicotici, ecc.). Educare le persone a una corretta alimentazione significa anche educare alla qualità degli alimenti e alla stagionalità, nell’ottica della riduzione del rischio legato all’assunzione di sostanze che hanno un impatto negativo sulla nostra salute.

Enzo Spisni, docente di Fisiologia della nutrizione all’Università di Bologna

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6 Commenti

  1. Maria Cristina De Lisio

    La foto con le 5 olive nel piatto e la relativa didascalia non vi fa onore come giornalisti in quanto molto fuorviante. Ho letto il libro, da nessuna parte viene suggerito di cenare con 5 olive.

  2. Tutto giusto e finalmente qualcuno che parla di dati solidi nell’uomo (che mancano). Solo l’ultimo punto non e’ corretto: non ci sono grandi e dimostrate differenze nel contenuto di micronutrienti nelle verdure dell’orto e quelle del supermercato, anche se ci piace pensarlo. Sono state pubblicate varie review (es. da Ricardo Uayu) e sono studi difficilissima da fare perche’ bisogna avere condizioni di coltivazione uguali, variando solo i trattamenti.

  3. Non è il primo articolo che dedicate a Valter Longo, perchè tutto questo accanimento?
    Non mi sembra proprio che il suo atteggiamento sia così antiscientifico come volete far credere, e di certo il libro non propone la scorciatoia per dimagrire.

    • Roberto La Pira

      In verità è un argomento di cui parlano e scrivono tutti e Longo continua a rilasciare interviste. Come giornalisti ci occupiamo di argomenti di attualità.

  4. “Per le conoscenze attuali, la dieta mediterranea a basso contenuto di proteine animali o quella vegana allargata al pesce (se ben condotta) sono quelle che riducono maggiormente i fattori di rischio per le malattie ritenute le principali cause di morte nei paesi sviluppati. Sono queste le uniche diete che scientificamente potrebbero essere denominate come diete della longevità.”
    In questa affermazione di Spisni c’è la stessa incongruenza contestata a Longo ed è quella di assimilare il controllo e riduzione dei fattori di rischio con la promessa longevità.
    Nessuno è in grado ancora di garantirla scientificamente nemmeno la mediterranea, ne tanto meno la pesce-vegana.
    Va detto che ammalarsi di meno allunga la vita dei potenziali e possibili malati e che è già un ottimo risultato, ma per allungare la vita delle persone sane servono cambiamenti genetici e non solo una dieta sana, mentre ricerche come quella di Longo possono dare una speranza ancora tutta da verificare.