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La Vallonia blocca l’accordo di libero scambio Ue-Canada. Dopo il TTIP, anche il CETA si incaglia sui veti nazionali

ttip CETA
Il punto di scontro è la clausola che consente agli investitori di ricorrere a speciali tribunali privati

Aggiornamento del 30 ottobre 2016 Firmato l’accordo di libero scambio tra Canada ed Europa. Il ritardo dovuto alla Vallonia e a una clausola sull’Investment Court System (ICS) (per leggere articolo  clicca qui )

 

Dopo il congelamento fino al 2018 dei negoziati sul Trattato commerciale di libero scambio tra Usa e Ue, il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), in attesa che passino le presidenziali statunitensi, quelle francesi e le elezioni politiche tedesche, a rischiare di cadere in dirittura d’arrivo è l’accordo di libero scambio Ue-Canada, il CETA. Dopo sette anni di trattative, si è arrivati al testo finale, che però deve essere approvato da tutti i parlamenti nazionali dell’Ue, oltre che dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dal Consiglio europeo, cioè dai governi nazionali. Il punto di scontro è rappresentato dalla clausola per la risoluzione dei contenziosi tra investitori stranieri e Stati (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), che consente agli investitori di ricorrere a speciali tribunali privati, anziché a quelli ordinari al CETA. Il timore diffuso è che questo tipo di giurisdizione parallela possa mettere in discussione il diritto dei singoli Stati e della stessa Unione europea di approvare norme più severe, in particolare in materia di sicurezza alimentare e di tutela ambientale, per timore di successive richieste di risarcimenti da parte di investitori che si ritenessero danneggiati. Il parlamento delle Fiandre ha già dato il via libera, ma per esprimere un parere favorevole il governo belga ha bisogno del consenso di entrambi i parlamenti regionali.

Il 21 ottobre, la ministra canadese del Commercio, Chrysta Freeland, ha lasciato la sede del governo della Vallonia, dichiarandosi “molto delusa” e parlando di “fine e fallimento delle discussioni”. “Nel corso degli ultimi mesi, abbiamo lavorato molto con la Commissione e gli Stati membri, ma sembra evidente che l’Ue non è in grado ora di avere un accordo internazionale, nemmeno con un Paese che ha dei valori così europei come il Canada, nemmeno con un Paese così gentile, così paziente”, ha detto la ministra Freeland.

TTIP CETA Freihandelsabkommen zwischen USA und EU
Secondo Stop TTIP “Far fallire il CETA è la premessa per far fallire il TTIP”

Mentre la Vallonia confermava il suo no, il Consiglio europeo, che riunisce capi di Stato e di governo, approvava un documento in cui si auspica che le questioni pendenti per l’approvazione definitiva del CETA e la sua firma il 27 ottobre vengano risolte quanto prima.

Duro il commento del nostro ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, secondo il quale “mezzo miliardo di persone resta ostaggio di un piccolo parlamento nazionale. Ma chi vorrà mai più negoziare con noi? Non avremmo più nessuna credibilità e l’unica consolazione è che siamo stati l’unico Paese Ue a chiedere che il trattato fosse portato in approvazione non nei singoli parlamenti nazionali ma nel Parlamento europeo. Ma Francia e Germania hanno messo il veto e il risultato è che con il CETA probabilmente fallisce anche la politica commerciale dell’Unione”.

legge
Secondo il ministro dello Sviluppo economico “mezzo miliardo di persone resta ostaggio di un piccolo parlamento nazionale”

Soddisfazione, invece da parte della campagna Stop TTIP, perché il “no” della Vallonia “ha fatto scricchiolare un grande trattato che, se passasse, si risolverebbe in un favore all’agricoltura industriale, in minori protezioni per l’ambiente, i diritti, i servizi pubblici della nostra Europa. E far fallire il CETA è la premessa per far fallire il TTIP”. Il timore, però, è che la Vallonia possa ripensarci. In Italia, i favorevoli al Trattato con gli Stati Uniti hanno sempre portato l’accordo raggiunto con il Canada come esempio positivo, seppur migliorabile, di una soluzione al riconoscimento oltre oceano di un buon numero di prodotti ad indicazione geografica protetta dell’Unione europea e, in particolare, del nostro Paese.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

  1. le notizie su Carlo Calenda mi risultano confuse: prima sapevo che fosse favorevole agli accordi CETA e TTIP. poi sembrava avesse fatto marcia indietro. ora, invece, apprendo come sia tornato alla carica per l’approvazione. se così fosse, Carlo Calenda non mi piace, perché penserebbe solo agli affari e non alla difesa della qualità.

  2. Grazie a Dio esistono i Parlamenti dei piccoli Stati.

  3. Aggiornate. È stato approvato. Magari servirebbe un bell’articolo di approfondimento e analisi del trattato..cosa cambierà per i consumatori, per i produttori e per gli Stati europei? Quali normative in materia di tracciabilità e sicurezza verranno modificate?
    Grazie