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Uova: aumentano le aziende che dicono no agli allevamenti di galline ovaiole tenute in gabbia

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Compassion in World Farming
(Ciwf) ha pubblicato la nuova edizione di EggTrack, il report che mostra i progressi fatti dalle aziende per raggiungere l’obiettivo di abbandonare le gabbie negli allevamenti di galline ovaiole. In Italia significativi progressi sono stati fatti da diverse aziende, tra cui Aldi, Barilla, Galbusera e Lidl (per scaricare il report completo clicca qui).

Nonostante la pandemia da Covid-19, produttori e aziende alimentari hanno continuato a fare progressi per smettere di utilizzare uova da galline ovaiole allevate in gabbia. Quest’anno EggTrack ha analizzato le comunicazioni di 210 aziende in Europa, in Nord America e nel resto del mondo. A livello globale su 210 delle aziende analizzate, 134 (pari al 63%)  hanno fatto passi avanti per raggiungere gli obiettivi. Cresce, inoltre, significativamente la richiesta di uova da galline non allevate in gabbia: dal 2016 a oggi il numero di aziende che hanno un impegno globale sale da 5 a oltre 37, tra cui realtà come Barilla, Unilever, Nestlé, Danone, Grupo Bimbo, Compass Group, Aldi Nord e Aldi Sud (*).

galline
A livello globale, 134 aziende su su 210 analizzate hanno fatto passi avanti verso l’utilizzo di uova provenienti da allevamenti “cage free”
Anche in Europa, il nuovo report EggTrack evidenzia l’aumento nel numero di aziende che comunicano i progressi fatti, passando da 57 nel 2018 a 83 nel 2020. In Italia, delle 28 imprese analizzate, 20 (pari al 71%) hanno comunicato i progressi fatti in relazione agli obiettivi (*). Nel 2020 tre nuove aziende hanno comunicato di avere raggiunto l’obiettivo del 100%  in tutte le filiere di uova in guscio e ovoprodotti, portando il totale delle aziende italiane a 7, tra cui Barilla, Ferrero, Galbusera e Lidl Italia. Quattro  aziende hanno aggiornato e comunicato per la prima volta i progressi fatti, tra queste Chef Express e i produttori di uova Fattoria Roberti e Sabbatani. Tra i supermercati solo 5 (Aldi, Bennet, Carrefour, Coop Italia e Lidl) si sono impegnate  per  eliminare le gabbie non solo dalla filiera di uova fresche, ma anche da quella di prodotti a marchio che usano le uova come ingrediente.“A livello globale – scrive Ciwf – è necessario iniziare ad accelerare la conversione delle filiere, evitando di investire in sistemi inadeguati a rispondere alle richieste del mercato e dei consumatori, come l’allevamento in sistemi combinati. Questi sistemi, benché possano essere etichettati come “a terra”, sono costituiti da strutture multipiano dotate di “cancelletti” che, se chiusi, possono convertire il sistema in un allevamento in gabbia. È fondamentale che le aziende alimentari si impegnino per garantire che la transizione ad allevamenti senza gabbie non preveda l’utilizzo di sistemi combinati, ma che si investa invece in aviari ben disegnati e spaziosi per garantire un miglioramento significativo della qualità di vita delle galline”. «In Italia – precisa Elisa Bianco di Ciwf in Italia – resta sempre ai margini l’attenzione nei confronti delle filiere dove l’uovo è usato come ingrediente, come dimostra il bassissimo numero di aziende della ristorazione con un impegno ad abbandonare le gabbie e quello ancora limitato di supermercati il cui impegno si estende sia alle uova in guscio sia ai prodotti a marchio come biscotti, prodotti da forno e pasta all’uovo».

(*)  Tutte le informazioni si basano sulle informazioni rese pubbliche dalle aziende alla data del 31 luglio 2020.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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