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E se tutti diventassero vegetariani? Prospettive di un mondo senza allevamento animale

Se tutti gli abitanti del pianeta diventassero vegetariani, cioè se non ci fossero più terre adibite all’allevamento né alle colture necessarie a sostenerlo e se almeno un terzo di quelle che attualmente lo sono fossero riconvertite a foreste, il cambiamento climatico sarebbe velocemente fermato e l’umanità guadagnerebbe almeno una trentina d’anni per riconvertire i suoi sistemi produttivi. Questa la tesi sostenuta in un articolo pubblicato su PLoS Climate da Patrick Brown, della scuola di Medicina dell’università di Stanford, nonché fondatore e amministratore delegato di Impossible Foods, e da Michael Eisen, dell’università della California di Berkeley e consulente della stessa Impossible Foods.

I due docenti hanno studiato i dati prodotti negli ultimi anni e poi hanno elaborato un loro modello, che tiene conto in modo più completo di tutte le emissioni legate all’allevamento e considera come variabile anche l’effetto della reintroduzione di boschi e foreste, che assorbirebbe quantità enormi di gas serra. La stima considerata, infatti, valuta che, se il 30% della superficie terrestre attualmente impiegata per l’allevamento fosse ricoperto dalle biomasse originarie, si otterrebbe la fissazione per mezzo della fotosintesi di 800 giga tonnellate di CO2.

allevamento, deforestazione
Se il 30% della superficie impiegata per l’allevamento fosse ricoperto dalle biomasse originarie, si otterrebbe la cattura di 800 giga tonnellate di CO2 equivalente

Gli scenari ipotizzati dai due scienziati sono quattro: un abbandono immediato di tutta la carne; una più realistica conversione progressiva nell’arco di 15 anni e, infine, una versione per ciascuno dei due scenari che preveda solo l’addio all’allevamento dei ruminanti, in particolare bovini. Colpisce particolarmente che il 90% della riduzione delle emissioni si potrebbe ottenere solamente eliminando l’allevamento dei ruminanti. Secondo i calcoli dei due scienziati, inoltre, se si verificasse l’abbandono completo della carne nell’arco dei prossimi 15 anni, con il conseguente annullamento delle relative emissioni di protossido di azoto e di metano, si avrebbe una riduzione del 68% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2100, anche se tutte le altre emissioni restassero immutate. Si tratterebbe quindi, spiegano, di una riduzione superiore al taglio del 52% considerato necessario per fermare il riscaldamento a 2°C sopra la temperatura dell’era preindustriale, cioè alla soglia di sicurezza per evitare effetti disastrosi.

Gli autori non si soffermano però sugli effetti sociali che tale cambiamento potrebbe avere, soprattutto nei paesi più poveri. Riconoscono comunque che sarebbe necessario progettare una riconversione anche delle attività degli esseri umani il cui sostentamento è legato all’allevamento. A questo proposito, sottolineano che l’umanità ha sempre cambiato abitudini alimentari, anche in modo radicale. Non ci sono quindi a loro parere motivi per pensare che non potrebbe farlo adesso, a maggior ragione considerando gli effetti sociali dei rischi cui è esposta non facendolo.

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Gli autori ritengono che le colture esistenti potrebbero sostituire le calorie, le proteine e i grassi degli animali richiedendo solo piccoli aggiustamenti

Oggi sono già 400 milioni le persone che si alimentano solamente con prodotti vegetali. Sebbene attualmente i prodotti animali forniscano, secondo i dati più recenti della Fao, il 18% delle calorie, il 40% delle proteine e il 45% dei grassi presenti nell’alimentazione umana, gli autori precisano che questi non sono necessari per nutrire la popolazione globale, visto che le colture esistenti potrebbero sostituire le calorie, le proteine e i grassi degli animali con un impatto sulla terra, sull’acqua, sui gas a effetto serra e sulla biodiversità notevolmente ridotto, richiedendo solo piccoli aggiustamenti per ottimizzare l’alimentazione.

A conclusione delle loro considerazioni, Brown ed Eisen, chiedono che tra gli obiettivi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo internazionale dedicato all’analisi e alla ricerca di soluzioni contro il mutamento climatico, sia inserita la riduzione o, ancora meglio, l’eliminazione dell’allevamento e dell’agricoltura a esso associata. Un risultato da cui naturalmente anche Impossible Foods ricaverebbe enormi benefici. Secondo altri studi, però, la necessità di coltivare vegetali con sufficiente contenuto proteico per tutti comporterebbe un onere ambientale difficilmente sostenibile. Inoltre, gli autori sembrano troppo ottimisti sull’ipotesi che tutti gli esseri umani che oggi popolano la terra dismettano improvvisamente abitudini e colture mantenute per millenni.

© Riproduzione riservata; Foto: AdobeStock, iStock, Depositphotos

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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12 Commenti

  1. Da un punto di vista teorico il ragionamento non fa una piega.

    Sarebbe da capire come convertire tutti i lavoratori legati alla filiera dell’allevamento animale e credo che un arco di 15 anni sia un po’ breve.

  2. Beh, insomma… Intanto non si capisce: vegano o vegetariano? Perché NON è la stessa cosa!
    Se si abbandonasse l’allevamento molti terreni verrebbero inevitabilmente abbandonati (tutti i pascoli, molte foraggiere, diverse colture da mangimi), sarebbe così desiderabile?
    E la pesca e l’acquacoltura sarebbero previste?

  3. A parte il fatto che l allevamento risulta essere un attività circolare ovvero trasforma in cibo per le piante le stesse piante ingerite dai bovini ecc. Eppoi l attività agricola contribuisce al sequestro della co2 tramite la fotosintesi con i campi coltivati o prati permanenti.Se il problema fosse davvero l allevamento da mo che ci avrebbero costretto a chiudere le stalle.

    • Il problema è che ci sono colture apposite per l’allevamento degli animali e si tratta di colture pregiate che potrebbero essere utilizzate dall’uomo (soia e cereali vari).
      E questo porta ad un bilancio a sfavore nel senso che ci vogliono mediamente 7 kg di proteine vegetali per ottenere 1 kg di proteine animali.

      Gli animali d’allevamento non mangiano esclusivamente vegetali che per l’uomo non sono commestibili, come ci sono nei campi a prato e foraggio.

      Se così fosse non ci sarebbe tanta carne a disposizione per tutti ma sarebbe come una volta quando la carne era rara e già mangiarne 1 volta alla settimana era un lusso.

    • @Roberto: E quanti kg di proteine vegetali servono per alimentare un essere umano adulto? O meglio, quanti kg di BIOMASSA esclusivamente vegetale sono necessari per produrre l’assimilazione di nutrienti e di calorie nelle quantità necessarie alla normale sopravvivenza di un uomo adulto? O all’accrescimento di un bambino e di un adolescente? E’ mai stato fatto questo calcolo?
      Perché io continuo a ricordare un principio ecologico fondamentale, ovvero che l’energia fluisce nei vari livelli trofici di un ecosistema e risulta sempre più “concentrata”: 1kg di carne fornisce un apporto energetico decisamente superiore ad 1 kg di insalata. Se per nutrirmi correttamente devo utilizzare 7 kg di trifoglio o di soia, allora non vedo la differenza tra usarli per nutrire me stessa o un animale che poi utilizzerò per nutrire me stessa. Con la differenza che 1 kg di carne mi fornirà anche nutrienti diversi che nei vegetali no sono presenti e che invece mi servono.
      Sul serio, sono mai stati fatti calcoli sull’occupazione di suolo necessaria per nutrire correttamente una città di 5 milioni di abitanti con soli alimenti vegetali? (Tra l’altro, noi dei vegetali non mangiamo tutto, ma solo le parti più dense di calorie, ovvero frutti e semi, mentre un erbivoro è in grado di ricavare la sua energia anche da parti per noi in gran parte indigeribili, come foglie e fusti).

    • Gentile @Claudia, temo lei abbia fatto un po’ di confusione…

      1 kg di carne nutre più di 1 kg di insalata, e su questo non ci piove.

      Io facevo una proporzione tra grandezze omogenee: 1 kg di proteine ANIMALI confronto a 7 kg di proteine VEGETALI.
      In 7 kg di tifoglio non ci sono 7 kg di proteine: il trifoglio fresco ha una umidità del 85% e di quel 15% di sostanza secca non tutte sono proteine.

      Ma va benissimo alimentare gli animali col trifoglio visto che per l’uomo non rappresenta un alimento valido.

      Il mio discorso era: anzichì usare 7 kg di proteine vegetali commestibili anche per l’uomo (soia, orzo, mais) per produrre 1 kg di proteune animali, è meglio che i 7 kg vengano utilizzati per l’alimentazione umana.

      Facendo un esempio sballato, ma tanto per capirci: con 1 kg di proteine animali ci mangia una persona, cone 7 kg di proteina vegetatli ci mangiano 7 persone.

  4. Io mi sono sempre chiesta:
    1) Che fine farebbero gli animali “dismessi” dagli allevamenti? Verrebbero liberati? Macellati fino ad “esaurimento scorte”? Soppressi fino all’estinzione?
    E se liberati, anche solo in parte, dove vivrebbero? E se la riproduzione di questi animali “liberati” dovesse diventare un problema per l’habitat umano, ci sarebbe una periodica soppressione sistematica?

    2) Dove troveremmo lo spazio necessario per la coltivazione di vegetali nella misura che servirebbe a soddisfare sufficientemente il fabbisogno di circa 8 miliardi (oggi) di persone? E si tratterebbe, comunque, di coltivazione intensive? O peggio… ? Stiamo parlando di 8 MILIARDI di persone che mangiano/mangierebbero tutti i giorni, più volte al giorno…

    3) E noi? Noi Umani? Se gli spazi oggi destinati alla coltivazione di cibo per gli animali da allevamento li restituissimo a Madre Natura (cosa che sarebbe chiaramente meravigliosa, a prescindere); e lasciassimo liberi i suddetti animali, anche solo in minima parte, che quindi avrebbero bisogno del loro spazio per vivere e, quindi, anche nutrirsi; e dovessimo trovare gli spazi per la coltivazione del nostro fabbisogno alimentare… noi Umanità… dove caspiterina dovremmo andare a vivere? Come? Forse tutti ammassati in mega metropoli a sviluppo verticale…?

    • Carta Claudia, gli animali che ora mangio nascono per essere uccisi, quindi non hanno una vita. Gli allevamenti intensivi finirebbero e con loro lo stoccaggio di animali vivi. Se si preoccupa per l’estinzione dei bovini, immagino che potrebbero continuare a vivere in un numero molto inferiore nelle montagne o nei pascoli delle fattorie. Lo spazio di terreno convertito in parte alla alimentazione umana in parte in foreste, lo studio afferma che è più che sufficiente per sfamare tutti. In questo momento produrre carne occupa molto più spazio di quanto ne servirebbe per la sola agricoltura.

  5. Sono vegetariana da anni quindi l’argomento mi interessa particolarmente, ma mi chiedo: e gli animali da compagnia? Cosa mangerebbero? Allevamenti solo per loro e costi spropositati?

  6. Facciamo finta che domani per legge mondiale, tutto il mondo deve diventare vegetariano. Che fine faranno le mucche, i maiali, i polli i tacchini ecc ecc? Immagino che prima o poi si estingueranno. Oppure ci sara’ qualcuno che allevera’ in casa un maiale come un pet? Me lo chiedo da una vita, ho provato anche a chiedere diverse volte a vegani i quali danno risposte vaghe e sostanzialmente senza senso. Un vegano che difende gli animali, se vuole tutto il mondo vegano, ne causeerebbe la loro quasi estinzione. A meno che alcuni stati possano attuare in stile museo, qualche fattoria educativa.

  7. Non si è tenuto conto di un fattore: se tutti gli allevamenti venissero chiusi e trasformati in coltivazioni e foreste, come potremmo avere il latte? e il formaggio, il burro, le uova eccetera eccetera? Saremmo costretti a diventare vegani, con una dieta che non è sufficiente all’essere umano. Prima di fare affermazioni come quelle dell’articolo, sarebbe stato opportuno fare un’analisi più approfondita. Mi sembra, inoltre, che il fatto alimentare stia prendendo una piega contro l’uso alimentare di carne e derivati, insistendo costantemente con articoli di tale indirizzo. Un po’ più di equilibrio non sarebbe così mal visto?

  8. Io credo che tutto si debba fare cum grano salis. Eliminare completamente l’allevamento animale non è una proposta saggia per mille motivi. Piuttosto è bene non ricorrere piccoli allevamenti intensivi, questa sì sarebbe una proposta realizzabile. La piaga della nostra società in campo alimentare è proprio questa.! Non possiamo rinunciare al latte e ai latticini , ma possiamo ridurre il consumo di carne.Se ne avvantaggerebbe la nostra salute e il nostro pianeta