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Truffe e frodi per l’olio extravergine di oliva italiano? I dati Eurispes mettono in dubbio la qualità del Made in Italy: l’olio deodorato è il primo problema

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L’olio extravergine di oliva è uno dei prodotti d’eccellenza del nostro Paese, ma anche quello a maggior rischio di frodi e sofisticazioni

L’olio extra vergine di oliva, considerato uno dei prodotti cardine della dieta mediterranea, è uno degli alimenti più sofisticati in Europa. Lo afferma un rapporto pubblicato poche settimane fa dall’UE. Anche il  2° rapporto sulle Agromafie, realizzato dall’Eurispes e pubblicato pochi giorni fa, dice chiaramente che “i consumatori sono vittime di vere e proprie truffe alimentari. Dietro al paravento di marchi sedicenti italiani ed etichette fuorvianti, vengono commercializzati oli di oliva di bassissima qualità, spesso ottenuti attraverso la raffinazione degli oli importati”.

 

La contraffazione può avvenire in modi più o meno laboriosi e complessi. Quello più semplice consiste nell’importare oli da Spagna, Grecia e Tunisia sfruttando il loro basso costo, per miscelarlo con basse quantità di olio italiano. Più complesso è invece il processo di deodorazione che permette di eliminare odori sgradevoli dovuti a una cattiva conservazione delle olive,  ammassate per lungo tempo sotto il sole,  oppure stipate nei cassoni degli autocarri prima di essere pressate. In queste condizioni si formano sostanze, chiamate alchil esteri, che declassano l’olio sia chimicamente sia dal punto di vista sensoriale.  Il trattamento di deodorazione permette di  eliminare il cattivo odore,  ma non gli alchil esteri, che vengono considerati una spia chimica indice di cattiva qualità dell’olio. Il trattamento non è ammesso per legge,  ma si usa spesso per poter  riqualificare olio di mediocre qualità come extra vergine di oliva, mantenendo prezzi concorrenziali.

 

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La cattiva conservazione delle olive può dare origine a prodotti della fermentazione che declassano l’olio

Secondo il rapporto l’Eurispes, il piano di sorveglianza attivato in Italia  per  campionare l’olio su tutto il territorio nazionale, realizzato dall’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF), ha prodotto risultati allarmanti: il 49% dei 102 campioni esaminati, è risultato “non conforme” rispetto al valore di 30 mg/kg di alchil esteri, considerato dagli esperti  come indice massimo per ritenere un extra vergine di buona qualità.

 

Ma cosa significa non conformi? Per capirlo bisogna fare un passo indietro e considerare sia la normativa europea, sia il decreto italiano. «Il limite europeo per gli alchil esteri – precisa Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale – è pari a  75 mg/kg. Al di sopra di questo valore scatta una denuncia per frode e il sequesto del prodotto che non può essere venduto come extravergine di oliva. In Italia esiste però il Decreto Sviluppo dell’estate 2012 che modifica le carte in tavola, per questo le autorità di controllo considerano come valore  massimo  30 mg/Kg».

 

L’interpretazione del Decreto tuttavia non dice che l’olio con una quantità di alchil esteri superiore a 30 mg/Kg deve essere soggetto a sanzioni e nemmeno vieta la possibilità di etichettarlo come italiano. «Se nel corso dei controlli si superano i 30 mg/kg di alchil esteri, l’azienda viene sottoposta a sorveglianza  per i successivi 18 mesi per  verificare che non ci siano frodi in corso. Secondo gli esperti  e il limite massimo di 30 mg/kg è giudicato congruo per un olio italiano di buona qualità, ottenuto da olive sane raccolte dall’albero e portate presto al frantoio».

 

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Il Decreto Sviluppo 2012 permette di segnalare anche l’olio italiano con un valore di alchil esteri tra i 30 mg/Kg e i 75 mg/Kg

Questo significa che all’interno del 49% di campioni – definiti “non conformi” dal rapporto Eurispes  in realtà troviamo una vasta gamma di problemi: dall’olio che supera di poco i 30 mg/Kg, considerato in regola, ma la cui azienda viene messa sotto controllo, fino ai pochi campioni che superano i 75 mg/Kg e quindi sono necessariamente fuori legge.

 

 

A partire da queste considerazioni, dobbiamo considerare il problema dell’utilizzo della scritta “made in italy”  per commercializzare olio di bassa qualità sia italiano sia importato da Spagna, Tunisia e Grecia, che  sfrutta il buon nome del nostro cibo per vendere. Questo processo ha ricadute negative per i produttori di  olio di qualità poiché innesca una guerra di prezzi al ribasso,  difficile da sostenere per le aziende serie. A fronte di un prezzo medio superiore ai 6 euro al litro per un buon olio extravergine italiano, un prodotto “deodorato” si può comprare a 3-4 euro.

 

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Il COI suggerisce di considerare solo gli etil esteri, derivanti dalla cattiva conservazione delle olive, per identificare l’olio deodorato

Qualcosa forse sta cambiando. Tullia Gallina Toschi, professore associato di agraria e tecnologie alimentari all’Università di Bologna, in un suo articolo per Teatro Naturale, illustra i cambiamenti programmati a partire dalla campagna oleicola 2013/2014. Il 23 maggio scorso è stata approvata dal Consiglio Oleico Internazionale (COI) una modifica dei limiti di alchil esteri che dovrebbe avvenire in modo graduale. Innanzitutto si darà peso solo al contenuto di esteri etilici, dovuto proprio alla cattiva conservazione delle olive, e quindi si passerà da un limite di etil esteri inferiore o uguale a 40 mg/kg  per questa campagna, pari a 35 mg/kg per quella del 2014/15 fino ad arrivare a un valore di  30 mg/Kg per l’anno successivo».

 

Il COI preme quindi affinché i limiti non abbiano maglie così larghe da permettere ai produttori  di abbassarne la qualità e di giocare sul prezzo. In questo ambito prosegue anche  la ricerca di sistemi di analisi chimica e sensoriale  per fornire  strumenti adatti a rintracciare i campioni non conformi. Tullia Gallina Toschi ha presentato al workshop di Madrid, “Oil Authentication”, nuovi  sistemi analitici rapidi e non convenzionali per individuare la deodorazione, messi a punto insieme a Enrico Valli ed Alessandra Bendini. Le tecniche di diagnostica rapida permetterebbero di fare una prima e veloce  analisi di screening  per poi dedicare solo ai campioni considerati sospetti una ispezione più accurata. Queste tecniche analitiche abbinate a  parametri più restrittivi e controlli più diffusi, potrebbero creare un forte deterrente per i truffatori di professione che in questo settore hanno sempre avuto forti sostenitori.

 

Roberto La Pira , Eleonora M. Viganò

Fonte: www.eurispes.eu e teatronaturale.it

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Foto: photos.com

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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6 Commenti

  1. Non è la prima volta che lo chiedo: non è serio allarmare la gente senza fare nomi e cognomi di chi adultera l’olio extra vergine di oliva!

    • Roberto La Pira

      Il Fatto Alimentare fa sempre i nomi delle aziende, ma se non li ha non li inventa. In ogni caso se la fonte è buona e la notizia è vera la pubblichiamo senza nomi .

  2. Questo e’ la dimostrazione lampante che la provenienza non rappresenta alcun indice di qualita’

  3. Per esempio: ho acquistato olio extravergine di oliva alla Esselunga a circa 3 euro al litro. Sarà di buona qualità? Qualcuno mi sa rispondere, grazie. ( a me, per altro sembra buono!!!)

  4. …ecco la domanda che avevo posto:
    ho acquistato olio extravergine di oliva alla Esselunga in promozione a circa 3 euro al litro, casa olearia “Salvadori”. Sarà di buona qualità? Qualcuno mi sa rispondere, grazie. ( a me, per altro sembra molto buono!!!)

  5. Il prezzo di vendita di un olio extravergine in promozione a 3 euro è legato alla politica commerciale che fa la singola azienda della GDO e nulla ha a che vedere con la qualità del prodotto.
    Questo vale normalmente per tutti i prodotti in promozione in GDO.