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Trattamenti illeciti negli allevamenti bovini: i metodi analitici sono inefficaci. Un nuovo sistema istopatologico dell’IZSVe potrebbe attenuare il problema

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I metodi analitici sono inefficaci nel determinare l’uso di sostanze vietate negli allevamenti

I metodi analitici ufficiali per individuare il trattamento illecito negli allevamenti dei bovini da carne con sostanze vietate per aumentare la massa muscolare sono inefficaci ed è un problema conosciuto dagli operatori del settore. Nonostante questa grossa lacuna, ogni anno i report ufficiali sembrano sostenere che il settore sia esente da furberie, poiché il 99,5% delle analisi dà esito negativo. La realtà è leggermente diversa. A fianco di molti allevatori che operano in modo corretto e puntano a un prodotto di qualità, esiste una percentuale non trascurabile di addetti ai lavori che utilizza sostanze dopanti come avviene negli USA, dove la legislazione consente questi trattamenti.

Un recente studio dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie propone un nuovo metodo istopatologico per valutare le modificazioni sulla ghiandola del timo dovute all’uso di alcune sostanze illecite in vitelli e vitelloni da carne. I farmaci utilizzati di solito sono medicinali ad azione antinfiammatoria impiegati come anabolizzanti e/o promotori della crescita, spesso in combinazione con altri principi attivi per migliorare l’incremento della muscolatura. Secondo lo studio, si possono avere conseguenze sulla salute in caso in cui l’uomo assuma per tempi prolungati queste sostanze presenti nelle carni, anche se in piccole dosi.

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Un sistema nuovo che permette di analizzare il timo, potrebbe aprire le porte a un nuovo sistema analitico

I ricercatori hanno somministrato a un gruppo di animali di riferimento dosaggi crescenti di desametasone (sostanza dalle proprietà antinfiammatorie usata illecitamente come promotore della crescita) e hanno rilevato una progressiva perdita di massa e infiltrazione di grasso (*). Secondo lo studio (effettuato in doppio cieco da due diversi istituti zooprofilattici evidenziando soddisfacenti livelli di concordanza e accuratezza) l’assunzione di piccole dosi da parte degli animali determina modificazioni istologiche del timo anche a distanza di diversi giorni e questo permette di individuare il trattamento illecito. Il metodo istopatologico utilizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, grazie al costo modesto e alla rapidità di esecuzione, potrebbe essere un buon sistema per effettuare screening di massa al macello e individuare gli allevamenti sospetti dove effettuare in un secondo tempo controlli mirati.

 

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Il rischio è di andare incontro a falsi positivi

Purtroppo questi trattamenti illeciti non si evidenziano con le costose analisi ufficiali condotte sulle carni macellate che comportano anche lunghi tempi di esecuzione. Tutto ciò lascia ampio spazio d’azione agli allevatori furbi. Non tutto però è così semplice. I cocktail di medicinali somministrati illegalmente agli animali cambiano con una certa frequenza, è diventa difficile stabilire una correlazione sicura tra l’esito delle analisi condotte con il metodo istopatologico e il trattamento. Siamo di fronte a una criticità perché c’è sempre rischio di false positività. In passato sono stati fatti altri screening simili con metodi istologici sugli organi bersaglio degli animali portati al macello e le positività sono arrivate anche al 20%. La questione merita una certa attenzione sia da parte delle autorità sanitarie veterinarie sia da parte del Ministero della salute che da tempo supporta la ricerca di nuovi metodi per identificare le nuove frodi

(*) Il metodo di analisi del campione era basato sull’associazione tra infiltrazione di grasso e alterazione del rapporto corticale-midollare delle cellule del timo, e le osservazioni hanno confermato un aumento di infiltrazione di grasso all’interno del timo e una significativa diminuzione del rapporto tra corticale e midollare del timo. La progressiva perdita di massa del timo e l’infiltrazione di grasso dell’organo sono indicatori indiretti dell’utilizzo di corticosteroidi.  Le alterazioni non erano presenti invece negli animali non trattati con le sostanze anabolizzanti.

 

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. un altro punto a favore degli allevamenti biologici, mediamente molto meglio apprezzabili.