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Dove si butta? Le confezioni in poliaccoppiato sono un problema. La Centrale del Latte Milano propone un sistema per separare la plastica dal Tetra Pak

latte Tetra Pak
Per separare le due parti è necessario premere nel punto indicato sulla confezione

Dove lo butto? La domanda ricorre spesso in cucina, quando è il momento di gettare contenitori del cibo composti da più materiali poliaccoppiati, come nel caso del cartone di latte dove sono assemblati carta e plastica. Per fortuna ci sono anche molte aziende che indicano sulle confezioni dove buttare gli imballaggi. Il contenitore del latte, nella maggior parte dei comuni italiani, si può smaltire insieme alla carta, mentre negli altri è gestita attraverso la raccolta multi-materiale, quindi con plastica e metalli. A prescindere dallo smistamento, il cartone Tetra Pak viene comunque riciclato in cartiera, dove le diverse componenti vengono separate.

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Una volta aperto lo spiraglio, basta solo “strappare”, senza l’ausilio di forbici, la parte alta della confezione

Interessante è la soluzione proposta dalla Centrale del Latte Milano che, solo per le confezioni da un litro, usa un contenitore chiamato Tetra Top ed è composto da due parti: quella superiore con il tappo in polietilene e  quella inferiore in poliaccoppiato (polietilene/carta). Questo contenitore Si chiama Tetra Top: sul mercato italiano ne sono presenti circa 200 milioni, di cui quasi l’80% con separable top (ossia con la possibilità di disaccoppiare i due pezzi). I prodotti confezionati sono latte fresco, yogurt e panna.

La composizione mista non permetterebbe di gettare il cartone di latte nella differenziata, ma guardando bene la confezione si trova un’indicazione per lo smaltimento corretto. In alto si trova la scritta “schiaccia” (vedi foto) che ai più risulta strana. In realtà l’imballo basta schiacciare per separare le due parti e gettarle negli appositi contenitori della plastica e della carta. Forse la dicitura “schiaccia” e i due disegni di spiegazione andrebbero evidenziati meglio, anche perché il distacco non è proprio agevole e immediato.

Se avete qualche altra segnalazione di prodotti  con il packaging complicato ma intelligente, mandate le foto in redazione! Indicateci anche altre marche e prodotti che utilizzano il sistema Tetra Top. 

 

 

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16 Commenti

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    Coop usa lo stesso tipo di contenitore disaccoppiabile.

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    Io uso un coltello affilato. Si taglia facilmente, separando l’accoppiato dalla plastica.

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    Tutta fatica sprecata perché la parte superiore, che si stacca con molta difficoltà, verrà molto probabilmente incenerita con le plastiche miste che non hanno un valore commerciale. Le plastiche miste non pregiate costituiscono quasi il 60% della plastica raccolta in modo differenziato. Il tetrapack inoltre può essere riciclato solamente da alcune cartiere presenti in non più di 3-4 regioni italiane. La sostenibilità degli imballaggi comincia dalla progettazione degli imballaggi.

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    Quando in un accoppiato per latte , e lo è anche quello utilizzato per il latte pastorizzato, supera il 50% di carta dovrebbe essere smaltito con la carta. Alcune cartiere hanno impianti in grado di separare e recuperare la fibra di carta, che in questo caso è fibra vergine di buona qualità, e destinare la plastica ( per lo più polietilene) ad altri utilizzi.

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      Secondo i test eseguiti con il Metodo Aticelca MC 501-11, gli involucri in poliaccoppiati vengono divisi in 3 classi di riciclabilità. La classe di riciclabilità A è quella più facilmente riciclabile in tutte le carterie italiane. La classe C invece, che corrisponde ai materiali tipo Tetrapack, è riciclabile solamente in impianti specializzati che prevedono attrezzature specifiche (come macchinari specifici per lo spappolamento o per la triturazione a caldo). Di questi impianti ne esistono 2 o 3 in tutta Italia, in Veneto e Toscana sicuramente. Quindi o il tetrapack raccolto finisce lì, oppure le altre cartiere che lo ricevono con il resto degli imballaggi lo smaltiscono con gli scarti. Gli involucri classificati in classe B, come ad esempio gli involucri per biscotti di Barilla o altre marche dove appare la scritta di “conferire con la carta” possono essere riciclabili con qualche adattamento dei processi standard (ad esempio con aggiunta di reattivi chimici, con condizioni più drastiche di spappolamento e fasi di epurazione più complesse).
      Per questi casi i livelli di scarto sono superiori alla media. Per riciclare un kg di materia cellulosica di qualità ( idonea al migliore riciclo) si producono dai 350 ai 500 grammi di pulp/scarto.
      Questa dettagliata spiegazione per fare capire che bisogna andare verso il riuso degli imballaggi perché il riciclo solamente non può contenere il consumo di risorse causato da una popolazione prossima ai 9 miliardi di individui. L’imballaggio sostenibile è quello che non c’è!

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    Lo stesso sistema è adottato da tempo dal latte marchiato ABIT.
    Mi associo al commento relativo all’impossibilità di riciclare la plastica della copertura.
    Nell’indifferenziata finiscono troppi rifiuti “riciclabili”.

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    Anche COOP propone da tempo questa soluzione, certo di buona volontà ma non risolutiva.
    Il problema è il solito scaricabarile e il cerino rimane ai cittadini e alle municipalizzate “obbligate” a smaltire questa marea crescente e folle di imballaggi superflui (un esempio per tutti gli affettati e le carni AFFOGATE in un mare di polistirolo).
    UNA BELLA TASSA CRESCENTE proporzionalmente all’inutilità e/o alla difficoltà di smaltimento e ci si avvierebbe all’equa ripartizione delle responsabilità e dei costi (UTOPIA, vabbè….)

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    Granarolo nelle linee Accadi utilizza lo stesso sistema.

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    La soluzione è molto più semplice :
    fare involucri di plastica oppure di vetro.

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      Caro Pio,
      è per questo che diversi anni fa ho progettato ed introdotto il primo contenitore in PET per latte pastorizzato e UHT. Il PET ha un indice di riciclo che già supera l’ ottanta per cento. Il vetro, pur nella versione più sottile a perdere, ha notevoli svantaggi al confronto .
      Ovviamente servono impianti di riempimento e tecnologie diverse da quelle che utilizzano accoppiati carta-polietilene tipo Tetra, Combi, IPI..etc.

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    Col tetrapack, io e da molti anni, taglio col primo cotello che mi capita in mano, la parte superiore della confezione, buttando ‘na parte nella carta e l’altra nella plastica e non mi par di fare ‘na cosa particolarmente sofisticata, cosa che è alla portata di chiunque senza necessità di studi avanzati o quant’altro, basta un minimo di buona volontà e d’interesse per l’ambiente e non ultimo, pensare che significa anche un po’ di diminuzione dei costi di smaltimento.
    Estendendo il discorso, faccio lo stesso con le bottiglie di vetro dell’olio, aceto ecc; tolgo col summenzionato coltello le parti metalliche e di plastica e le butto negli appropriati contenitori e anche qui non mi pare di far ‘n’operazione degna di studi scientifici.

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      Condivido anch’io l stessa soluzione di Luigi, che attuo quando mi trovo di fronte un contenitore del latte in cartone con il tappo a vite in plastica , li separo con le forbici e la parte mista (poco più di 2-3 cm di lato) la destino al rifiuto indifferenziato; idem per altri imballaggi, es bottiglie in pet con etichetta in carta…. separo, non è così laborioso.
      Iin alcuni casi restano i dubbi, come ad es. con i sacchetti dei biscotti, quando anche riportano la dicitura di riciclo con la carta e all’interno però sembrano rivestiti di riflettente (alluminio ?) qualcuno sa precisare la questione ? grazie

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      Anch’io lo faccio ma con la consapevolezza che è fatica sprecata (vedi mio commento di ieri) sino a che non non ci sarà l’obbligo o l’incentivazione di produrre solo imballaggi riciclabili in mono materiale per chi li produce e utilizza. E sino a quando il sistema conai, attualmente dominato come consiglio di amministrazione dai produttori di materie prime per imballaggio, non si aprirà alla rappresentanza di tutti i soggetti che non hanno l’interesse di produrre sempre più imballaggi ma di averne di meno e totalmente riciclabili. Basta cercare sul web intervento antitrust che ha concluso che l’80% dei costi di gestione degli imballaggi sono a carico dei cittadini. Cercare perchè il conai non basta in tre punti http://www.riciclanews.it/economia/perche-il-conai-non-basta_4372.html

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    Perche’ su certi Tetra Top (conteneva passata di pomodoro) c’e’ scritto MISTO? Qualcuno sa’ cosa vuol dire. Grazie