Dopo il celebre fatberg scoperto nelle fogne di Londra (che abbiamo già raccontato in questo articolo), massa di decine di tonnellate formata da oli, grassi e residui di cibo e rifiuti rimossa dopo settimane di lavori, un caso simile emerge ora dall’altra parte del mondo. Un enorme accumulo di grassi e rifiuti solidi si sarebbe formato all’interno di una grande condotta fognaria sottomarina di Sydney, contribuendo alla comparsa, tra ottobre 2024 e gennaio 2025, di centinaia di ‘sfere’ maleodoranti sulle spiagge cittadine, che ogni tanto si ripresentano ancora. A ricostruire il caso è un’inchiesta del quotidiano The Guardian, che cita un rapporto tecnico interno redatto nell’agosto 2025 e finora non reso pubblico.
Secondo il documento, il fenomeno sarebbe legato a un fatberg, potenzialmente di dimensioni enormi (si parla dell’equivalente di quattro autobus), presente nel sistema di scarico di Malabar, gestito dall’ente idrico Sydney Water. In seguito a variazioni di pressione e di flusso, parti di questo accumulo compatto – composto da grassi, oli e materiali solidi – si sarebbero staccate, finendo in mare sotto forma di piccoli aggregati.

Le origini del fatberg di Sydney
Le analisi condotte su alcuni di questi residui hanno rilevato la presenza di materiale fecale e batteri indicatori di contaminazione, escludendo l’ipotesi iniziale di semplici palline di catrame di origine petrolifera. La situazione ha portato alla chiusura temporanea di diverse spiagge, con evidenti ricadute ambientali e sanitarie.
Come nel caso londinese, anche a Sydney all’origine del fatberg c’è soprattutto lo smaltimento scorretto di grassi e oli da cucina, che solidificano nelle condotte e si accumulano nel tempo. Sydney Water ha dato la colpa del problema alla presenza di ristoranti e locali della zona Sud-Ovest della città, che scaricherebbero illegalmente gli oli esausti nelle fogne. La rimozione completa dell’ostruzione, però, è complessa: intervenire significherebbe bloccare per mesi uno dei principali sistemi di scarico fognario della città.
Il governo del Nuovo Galles del Sud, che ha come capitale Sidney, ha annunciato nuovi investimenti per ammodernare il sistema di trattamento delle acque reflue e ridurre gli scarichi in mare. Resta però il nodo strutturale: senza una gestione più efficace dei rifiuti domestici e delle infrastrutture, i fatberg non sono un’anomalia locale, ma un problema globale, come dimostrano Londra, Sydney e molte altre grandi città.

E in Italia?
In Italia casi di fatberg di dimensioni paragonabili a quelli di Londra o Sydney sono rari. Non perché il problema non esista, ma perché tende a manifestarsi in modo meno vistoso. Le temperature mediamente più elevate rendono la solidificazione dei grassi più lenta e favoriscono la comparsa di intasamenti più piccoli e localizzati, che vengono intercettati durante la manutenzione ordinaria delle reti.
Questo non rende però il comportamento meno scorretto. Anche nel nostro Paese i gestori delle reti idriche ricordano da anni una regola semplice, spesso ignorata: nei lavandini e nel WC non dovrebbero finire oli, grassi, salviette e rifiuti. Perché, come mostrano Sydney e Londra, ciò che viene scaricato ‘sparisce’ solo in apparenza – e può tornare a galla dove meno ce lo si aspetta.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare


