Un ammasso di grassi solidificati e rifiuti di vario tipo lungo 100 metri e pesante 100 tonnellate ha bloccato una condotta fognaria situata nell’area est di Londra. In inglese si chiamano ‘fatberg’ i blocchi che si formano quando grassi, oli, salviette umidificate, bastoncini cotonati, fibre tessili, residui di cibo e piccoli rifiuti plastici finiscono negli scarichi e si accumulano. “Il costo per eliminare i blocchi e riparare le fogne ammonta a milioni di sterline ogni anno e quel denaro proviene dai nostri clienti” ha precisato al quotidiano britannico The Guardian Tim Davies, a capo delle operazioni per la gestione delle acque reflue nel nord di Londra per Thames Water, la società che gestisce le distribuzione dell’acqua potabile e le acque reflue nell’area di Londra.
I fatberg di Londra
Thames Water segnala un aumento stagionale del numero di blocchi nei mesi di dicembre e gennaio a causa dei pranzi e delle cene delle feste e stima una spesa di rimozione di oltre 2,1 milioni di sterline. L’invito è di eliminare gli avanzi di cibo, sughi e creme prima di lavare i piatti, assicurarsi che gli scarichi del lavabo abbiano dei filtri e evitare di gettare rifiuti nel WC. Un enorme fatberg è persino esposto al Museum of London, dopo essere stato rimosso dagli operai nel 2017.

Il processo è lento e invisibile: quando la temperatura scende, gli oli e i grassi si solidificano e si attaccano alle pareti delle fogne. Questo primo strato agisce come una colla e cattura materiali che non si dissolvono in acqua. Strato dopo strato, il conglomerato cresce fino a formare un blocco compatto, duro “come il cemento”, capace di ostruire le tubature. La rimozione richiede settimane di lavoro, getti ad altissima pressione e costi elevatissimi.
E in Italia cosa succede?
In Italia casi di fatberg di dimensioni paragonabili a quelli londinesi sono rari. Non perché il problema non esista, ma perché si manifesta in modo meno eclatante. I comuni e i gestori delle reti idriche invitano i cittadini a non buttare determinati rifiuti nelle acque nere e bianche, e in particolare a non versare oli e grassi nei lavandini e a non gettare nel WC salviette, bastoncini cotonati, pannolini e altri materiali che non sono biodegradabili.
Una possibile spiegazione della diversa situazione che si riscontra nel Regno Unito rispetto all’Italia riguarda le condizioni climatiche. A Londra e in molte città britanniche le temperature più basse favoriscono la solidificazione dei grassi all’interno delle condotte fognarie. Gli oli e i residui di cottura, raffreddandosi rapidamente, si attaccano alle pareti delle tubature formando un primo strato compatto.

In Italia, dove le temperature medie sono generalmente più elevate, lo stesso processo tende a produrre intasamenti più piccoli e localizzati, che vengono rimossi durante interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria prima di trasformarsi in enormi blocchi sotterranei.
Questo non rende però il comportamento meno problematico. Anche senza fatberg da museo, gli effetti sono gli stessi: costi elevati per la collettività, guasti alle reti fognarie, rischio di allagamenti e dispersione di rifiuti nell’ambiente. Per questo che i gestori italiani continuano a ribadire una regola semplice ma spesso ignorata: nel WC dovrebbe finire solo ciò che il corpo produce e la carta igienica. Tutto il resto, prima o poi, presenta il conto.
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Thames Water

giornalista redazione Il Fatto Alimentare


Il grosso problema è che a Londra non esiste la raccolta degli oli alimentari usati. Quindi molti cittadini usano gli scarichi in cucina o in bagno.L’alternativa è gettare nell’indifferenziata una bottiglia di plastica piena di olio.
Quando ero un ragazzino mia madre imbottigliava l’olio esausto da cucina e lo smaltiva con la spazzatura, non negli scarichi; io la guardavo perplesso…
Ne parliamo da tempo: https://ilfattoalimentare.it/olio-patatine-fritte-inquinamento.html
Sono d’accordo ma se l’olio è vegetale, quindi naturale, che problema può creare da solo? Eliminare tutti i solidi si ma il resto non ha senso. Torniamo ai rimedi della nonna. Il caffè si buttava negli scarichi per pulirli o si usava negli orti come concime per le verdure o per far crescere meglio i fiori come faceva mia nonna. Non tutto è dannoso se usato con logica antica. Auguri.
Non c’entra il fatto che sia naturale, anche l’amianto è naturale ma non è proprio un toccasana tirarci una boccata d’aria vicino. Se invece per “naturale” intendi che proviene da una pianta, anche la gomma proviene da una pianta (e tra l’altro riceve molte meno raffinazioni dell’olio, quindi è ancora più “naturale”) ma certamente non vado a rovesciarla nello scarico. Gli olii vegetali a temperatura ambiente sono liquidi, ma basta scendere di pochi gradi e iniziano a cristallizzare, basti pensare all’olio d’oliva che inizia a congelare già sotto i 10°C, temperatura che nelle fognature non è difficile raggiungere. Quindi, per cortesia, non diffondiamo disinformazione, ma soprattutto non buttiamo olii e grassi nello scarico.
Forse non ha letto l’articolo del Fatto, dove si parla anche di inquinamento da caffè e relative conseguenze (apparentemente potrebbe essere innocuo ma non lo è…), quindi i fondi meglio smaltirli nell’umido… Come sopra detto, l’olio, soprattutto vegetale, solidifica a modeste basse temperature, la nonna queste cose ancora non le sapeva probabilmente, ecco perché la ricerca, l’informazione e la consapevolezza sono importanti al giorno d’oggi e in futuro…
Ciao, non e logico di buttare via nelle cose biologiche. Cosi si po succedere allagamenti importante
A parte la considerazione dei danni alle reti fognarie, possiamo convincerci che tutto l ‘ olio che si smaltisce nelle reti idriche alla fine confluisce in mare?
Che problema crea smaltirlo in un contenitore e portarlo nei cassoni di raccolta ? Ormai molti supermercati
fanno raccolta di oli esausto.
Ci sono i Contenitori per l’olio Usato, ed è li che va buttato, olio domestico intendo ,ed è anni che ci sono, poi c’è da tanto tempo in tutta Italia il Consorzio Oli Usati, Come per l’Acciaio,Invece di buttarlo,o nel lavandino o dove capita di nascosto, si fa il proprio dovere di Economia Circolare, e Recupero di sostanze Inquinanti, che altrimenti si trovano come al solito nei torrenti e Fiumi da Gentaglia che non vuole pagare la Tassa per i Rifiuti Pericolosi per l’Ambiente.
per quanto riguarda gli oli bisogna precisare anche che da qualche anno in Italia si raccolgono già, in maniera differenziata, quelli usati per friggere e non in appositi cassonetti.