Home / Etichette & Prodotti / Marcia indietro sull’olio d’oliva italiano: il New York Times cambia le vignette del “suicidio dell’extravergine”

Marcia indietro sull’olio d’oliva italiano: il New York Times cambia le vignette del “suicidio dell’extravergine”

Non si fa più riferimento alla dicitura “Made in Italy”, sostituita da “Packed in Italy” (imbottigliato in Italia) o “Imported from Italy” (importato dall’Italia)
Non si fa più riferimento alla dicitura “Made in Italy”, sostituita da “Packed in Italy” (imbottigliato in Italia) o “Imported from Italy” (importato dall’Italia)

Ricordate la galleria di vignette del New York Times sul “suicidio dell’extravergine d’oliva” (leggi articolo)? Com’era prevedibile, ha scatenato un putiferio: se la sono presa i produttori, che hanno accusato l’autore dell’infografica Nicholas Blechmen di aver fatto di ogni erba un fascio e se l’è presa Tom Mueller, giornalista autore del libro Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell’olio d’oliva”, che Blechman citava come fonte delle sue vignette. Alla fine, il New York Times ha aggiustato il tiro, modificando alcune delle immagini.

 

Tanto per cominciare, ora è specificato che solo in alcune raffinerie italiane l’olio proveniente da altri paesi come Spagna o Marocco viene “tagliato” con oli di qualità inferiore o adulterato chimicamente, mentre nella versione originale si lasciava intendere che questo avvenisse sempre. In secondo luogo non si fa più riferimento alla dicitura “Made in Italy”, sostituita da “Packed in Italy” (imbottigliato in Italia) o “Imported from Italy” (importato dall’Italia).

 

Prima: la vignetta in cui si diceva che il 69% dell’olio in vendita negli Usa è adulterato
Prima: la vignetta in cui si diceva che il 69% dell’olio in vendita negli Usa è adulterato

E ancora, è stata pesantemente corretta la vignetta in cui si diceva che il 69% dell’olio in vendita negli Usa è adulterato. In modo molto più soft, invece, ora si cita uno studio secondo il quale “il 69% dell’olio importato negli Usa con etichetta di extravergine non corrisponde agli standard organolettici previsti per quell’etichetta”. Si tratta di uno studio pubblicato nel 2010 da un centro di ricerca sull’olio d’oliva dell’Università di Davis, in California. In ogni caso, ora l’informazione è ben diversa.

 

Dopo: la vignetta recita che il 69% dell’olio importato negli Usa con etichetta di extravergine non corrisponde agli standard
Dopo: la vignetta recita che il 69% dell’olio importato negli Usa con etichetta di extravergine non corrisponde agli standard

Infine è sparito il riferimento a Mueller. In effetti inizialmente il giornalista si era addirittura congratulato con Blechmen, via Twitter, per il modo ironico in cui aveva raccontato l’argomento. In un secondo momento, però, dopo aver letto meglio le didascalie delle immagini, vi aveva trovato “errori e interpretazioni errate, che non corrispondono a quanto io abbia mai scritto o a quanto pensi”. Mueller ha dichiarato di aver parlato con Blechmen e di avergli passato qualche informazione, ma nulla più.

 

Valentina Murelli

© Riproduzione riservata

Foto: Nytimes.com

  Valentina Murelli

Valentina Murelli
giornalista scientifica

Guarda qui

Le nocciole della Nutella arrivano dalla Turchia ma Salvini non sa che buona parte del vasetto è fatto con ingredienti stranieri

Matteo Salvini critica la Nutella perché usa nocciole turche e invita a scegliere prodotti che …

10 Commenti

  1. Avatar

    I giornali e i giornalisti seri fanno così: modificano, correggono, rettificano, senza arrampicarsi sugli specchi come fanno i colleghi nostrani (capito Report?).

  2. Avatar

    Il problema di fondo è la mancanza di cultura dell’extravergine nel consumatore. In Italia ancor prima che negli USA e nel resto del mondo.
    Un utente informato e dal gusto “allenato” sa riconoscere almeno alcuni tratti indispensabili affinché un olio sia definibile buono.
    Vi è poi la non trascurabile stoltezza nel credere che un extravergine possa costare meno di 7-8€ al litro.
    Non vorrei passare per spammer,vedete voi se pubblicare o cancellare questo mio commento, ma a questo riguardo mi piacerebbe suggerire due link che rimandano ad altrettante mie analisi su queste importanti e imprescindibili prese di coscienza che il fruitore finale deve sapere. L’olio è un portento salutistico, ma solo se rispetta determinati canoni.
    Qui esprimo il mio parere su quest’ultima infangante accusa (che va detto non è completamente falsa) e cerco di dare qualche indicazione su come difendersi dalle truffe: http://extraverginesardegna.blogspot.com/2014/01/truffa-extravergine.html
    In quest’altro articolo analizzo dettagliatamente, punto per punto, costo per costo, qual’e il prezzo di tutta la filiera di produzione, dal terreno alla tavola:
    http://extraverginesardegna.blogspot.com/p/costi-di-produzione-olio-extravergine.html
    Mi scuso ancora, ma davvero non son solito spammare (e comunque nel blog linkato non si vende niente), ma penso che qui ci sia da rimboccarsi le maniche e fare finalmente un po di informazione trasparente e costruttiva, altrimenti rischiamo di fare la fine degli americani e non saper distinguere tra un banale olio da supermercato (spesso oltremodo dannoso per i metodi di produzione) e un extravergine di qualità che invece è un elemento di supporto alla nostra buona salute.
    E in una simile situazione i truffatori sguazzano e la fanno da padroni…

  3. Avatar

    Andrea non ha torto. Al netto del fatto che mediamente da noi l’olio è migliore che altrove,
    Tutti coloro che amano l’olio d’oliva sanno che devono pagarlo un certo prezzo.
    Io me lo faccio mandare in taniche da un produttore che conosco, ma al supermercato l’olio buono c’è, basta :
    * cercarlo
    * leggere bene l’etichetta
    * pagarlo il giusto (ALMENO sei euro!)
    * essere attenti quando lo si assaggia e annusa.

  4. Avatar

    In Italia più della metà dell’olio venduto (oltre al fatto di non essere italiano) ha difetti e non potrebbe nemmeno essere etichettato come extravergine (indagine dell’ufficio dogane).

    Figuriamoci negli USA, dove ovviamente non mandiamo di certo le nostre produzioni migliori.

    In sostanza l’articolo non ha tutti i torti, sebbene nel merito hanno sicuramente sbagliato (e poi rettificato).

    • Roberto La Pira

      L’indagine dell’Ufficio delle dogane non dice propio questo è un’interpretazione di dati molto parziali e non rappresentativi credo.

    • Avatar

      “l olio d oliva italiano” che se lo tengano pure gli italiani, io qui a ny ho scambiato da tempo la localita d origine. il mio olio viene da creta, puro e infinitamente superiore all olio italiano

  5. Avatar

    I truffatori esistono a Creta quanto in Italia.
    Così come l’olio eccellente.
    Basta stare attenti. Molto di quell’olio scadente, che viene poi marchiato come made in Italy per attirare gli stolti, arriva anche da Creta…
    Generalizzare è sempre mancanza di approfondimento.
    Non esiste un olio infinitamente superiore. Esistono oli eccellenti di diversa tipologia, gusto e composizione organolettica (in base a cultivar, territorio e lavorazione)come nei vini.
    Certe tipologie d’olive italiane (e quindi di olio) non esistono a Creta, e viceversa…

    • Avatar

      Attenzione, cerchiamo di dare informazioni precise e fondate su esperienze dirette: dire Creta è come dire Puglie. Quale zona di Creta?
      Ebbene dalla provincia di Sitia arriva in Italia olio semplicemente fantastico. È ottenuto prevalentemente dalla varietà Koroneiki e i profumi che si possono apprezzare in quell’olio non se li sognano nemmeno tanti oli italiani semplicemente difettati sui quali si chiude non un occhio ma due.
      Non parliamo di qualche tonnellata di olio ma di alcune migliaia. Molto di quell’olio finisce in Germania dopo tutta una serie di controlli.

    • Avatar

      Mi pare di aver specificato che a Creta come in Italia esistono sia gli oli truffa che quelli di massima eccellenza. E così ovunque si produca olio, ma non solo olio.
      E non esiste un olio migliore di un altro in assoluto: a parità di caratteristiche organolettiche e mancanza di difetti rimane come unico fattore di scelta il gusto personale.
      Ovvio poi che più ci si allontana dalle zone di produzione e di cultura, maggiori saranno le possibilità che il cliente finale (poco ferrato in materia) venga imbrogliato.

  6. Avatar

    Allora ha proprio ragione un caro amico espertissimo di chimica, di analisi organolettica e del mercato dell’ olio di oliva e molto addentro a tutti i discorsi di cui sopra, ad affermare che il miglior olio d’oliva della fascia mediterranea ,Italia compresa, è quello greco. Andatelo a dire a Coldiretti.