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Com’è andata con la sugar tax a Chicago? Dopo la cancellazione, prezzi e vendite a livelli pre-tassa

La città di Chicago, negli Stati Uniti, costituisce un punto di osservazione privilegiato per verificare se e come la tassa sulle bevande zuccherate, la cosiddetta sugar tax o SBT (da sweentened beverage tax), sia efficace. Lì infatti l’imposta è stata introdotta nell’agosto del 2017, e successivamente abrogata nel dicembre dello stesso anno: si può dunque studiare l’andamento degli acquisti delle bibite in relazione al prezzo e ai diversi momenti, e cercare di trarre conclusioni per aiutare i decisori che valutano iniziative analoghe in altre città o stati.

Così hanno fatto i ricercatori dell’Università dell’Illinois di Chicago, che hanno pubblicato su JAMA Network Open i risultati delle loro indagini. Gli scienziati hanno confrontato quanto osservato nella città e nella sua contea, quella di Cook, con ciò che è successo nello stesso periodo di tempo a Saint Louis, in cui non è stata introdotta alcuna sugar tax. 

Beautiful cold drink of Cola with ice cubes with a boiler straws in glasses on wooden background with free space
Uno studio ha analizzato le vendite e i prezzi delle bevande zuccherate con l’introduzione e la cancellazione della sugar tax a Chicago

In particolare, gli autori hanno raccolto i dati settimanali delle vendite in volume di oltre 16.500 bibite non alcoliche identificate con i codici internazionali UPC (Universal Product Codes) secondo Nielsen e dei prezzi di oltre 2.100 bevande, in decine di punti vendita di diverso tipo, dai piccoli negozi ai grandi supermercati, e relative ai due anni precedenti la tassa, ai quattro mesi nei quali è rimasta in vigore, e poi agli otto mesi successivi. Hanno così dimostrato che gli acquisti sono effettivamente diminuiti nel periodo in cui la sugar tax era attiva, ma sono poi tornati ai livelli precedenti quando è stata abrogata. 

Infatti, dopo l’entrata in vigore della tassa i prezzi della contea di Cook sono saliti, rispetto a quelli di Saint Louis, di 1,13 centesimi per oncia liquida (equivalente a poco meno di 30 ml circa), e sono scesi di 1,19 centesimi dopo l’abrogazione. Parallelamente, in seguito all’introduzione della tassa, i volumi venduti sono diminuiti del 25,7% a Chicago, in confronto a Saint Louis. Tuttavia, quando l’imposta è stata tolta, in dicembre, sono aumentati del 30,5%, sempre in relazione alla zona vicina, e recuperando quindi velocemente quanto avevano perduto. 

Dopo la cancellazione della sugar tax prezzi e vendite delle bevande sono tornati rapidamente ai livelli pre-tassa

Considerando tutto il periodo, non ci sono state variazioni significative né di prezzo né nei consumi. Ciò, secondo gli autori, ha due significati, uno positivo, e uno meno. La tassa sembra infatti funzionare, e i suoi effetti diventano visibili molto presto. Tuttavia, non hanno un’azione per così dire educativa, se è vero che, una volta uscita di scena la motivazione economica, tutto torna come prima. Probabilmente ciò dipende, in parte, dal fatto che nei pochi mesi nei quali è rimasta attiva, la tassa non ha permesso a chi consuma bevande zuccherate abitualmente, di comprenderne il significato e di cambiare abitudini magari consolidate da anni.

Se si vuole che le persone tornino a bere soprattutto acqua, concludono i ricercatori, è probabilmente necessario accompagnare questo tipo di iniziativa con altre di carattere educativo, che coinvolgano la popolazione in modo attivo e contribuiscano ad accrescere il livello di consapevolezza sui rischi per la salute associati al consumo eccessivo di bevande zuccherate.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    “La tassa sembra (…) funzionare (…) i suoi effetti (…) non hanno un’azione per così dire educativa”

    Mah, mi sembra assolutamente logico, se una cosa che ti piace ma non è indispensabile aumenta di prezzo probabilmente ne comprerai meno, ma non appena diminuisce torni a comprarla, le tasse hanno un solo effetto reale, e per di più effimero: di aumentare gli incassi per lo Stato, ma contemporaneamente di deprimere i consumi, quindi alla fine il gettito fiscale resta invariato e il consumatore impara solo che gli stanno prendendo più soldi.

    Non è con le proibizioni o le tasse che si può migliorare la dieta delle persone, ma solo con una intelligente educazione alimentare che inizi dalle scuole ed educhi non solo a non dare retta ai facili claim pubblicitari (mangia zrotpicc e dimagrisci!, fai la dieta del bertiflaro e dimagrisci!) ma a capire cosa si mangia, e perché è vantaggioso seguire un regime alimentare equilibrato come la dieta mediterranea associata a un adeguato esercizio fisico, non sterile e ripetitivo e noioso ma divertente e finalizzato a un risultato.