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Etichette nutrizionali: uno studio indica come influenzano la scelta delle porzioni. La proposta dell’industria alimentare risulta la peggiore

loupe nutri-score - nutriscore - indice AUno studio pubblicato dalla rivista Nutrients ha verificato quale impatto le diverse etichette nutrizionali semplificate, che i produttori possono apporre volontariamente sul fronte delle confezioni alimentari, hanno sulla scelta delle dimensioni e del numero delle porzioni da parte dei consumatori, in particolare per quanto riguarda i prodotti meno salutari. I risultati indicano che l’etichetta con il miglior impatto è quella adottata in Francia e adesso anche in Belgio, denominata Nutri-Score, seguita da quella britannica a semaforo, mentre quella scelta da un consorzio di sei industrie – Nestlé, Coca-Cola, PepsiCo, Unilever, Mondelez e Mars – e denominata Evolved Nutrition Label, ha un impatto limitato, se non addirittura negativo.

L’etichetta francese Nutri-Score esprime la qualità nutrizionale globale degli alimenti attraverso l’impiego di cinque colori, dal verde al rosso, a cui corrispondono cinque lettere dell’alfabeto, dalla ‘A’ alla ‘E’. Il colore viene attribuito all’alimento nel suo complesso, considerando la presenza di ingredienti e nutrienti da limitare, come gli zuccheri semplici e il sale, ma anche quelli positivi per la salute, come fibre, frutta e verdure. L’etichetta britannica, invece, utilizza i tre colori del semaforo, prendendo come riferimento la quantità di calorie, zucchero, sale, grassi e grassi saturi in 100 grammi di prodotto. Il colore viene applicato a ciascuno di questi ingredienti, tranne le calorie.

L’etichetta dei sei big dell’industria alimentare, rimasti in cinque dopo il recente ritiro di Mars, si ispira a quella britannica, con una differenza apparentemente poco significativa ma dalle conseguenze importanti. Mentre l’etichetta adottata dalla Gran Bretagna prende come riferimento la quantità di calorie, zucchero, sale, grassi e grassi saturi riferita a 100 grammi di prodotto, quella delle industrie fa riferimento a una singola porzione, che però viene stabilita dall’azienda. A gennaio, in Germania, l’associazione dei consumatori Foodwatch ha denunciato come ingannevole questo modello di etichettatura nutrizionale, evidenziando come, confrontando gli stessi prodotti, tra quella britannica e quella industriale ci siano macroscopiche differenze e come i colori del semaforo rossi in Gran Bretagna si trasformino quasi sempre in gialli per le industrie. Dopo questa polemica, Mars si è ritirata dall’iniziativa industriale, affermando che non gode della credibilità e del necessario consenso tra le parti interessate, chiedendo che sia l’Unione europea a farsi carico del problema, promuovendo un’etichetta nutrizionale unica per tutti i Paesi, utile per i consumatori, riducendo così al minimo la complessità e i costi per l’industria.

Ora, lo studio pubblicato da Nutrients fa un passo avanti, guardando se e come queste informazioni nutrizionali influenzano i consumatori nella scelta delle porzioni, confrontandole con prodotti senza alcuna etichetta nutrizionale. Ai 25.772 partecipanti alla ricerca, condotta in Francia dall’Équipe de Recherche en Épidémiologie Nutritionnelle (EREN), è stato sottoposto un questionario specifico su Internet, per testare l’impatto di questi tre loghi sulla selezione delle porzioni per tre categorie di prodotti la cui composizione nutrizionale è considerata meno favorevole alla salute in termini di grassi, zuccheri, sale, densità energetica: biscotti zuccherati, formaggi e creme spalmabili dolci. Per ciascuna di queste tre categorie, ciascun partecipante è stato invitato a visualizzare le immagini di quattro prodotti in cui era rappresentata ogni situazione di etichettatura: i tre loghi e nessun logo. Per ciascun prodotto, il partecipante è stato quindi invitato a selezionare una dimensione della porzione tra quattro foto standardizzate con dimensioni della porzione crescenti, nonché il numero di porzioni che avrebbe consumato in un’occasione di consumo reale.

foodwatch nutella etichetta a semaforo
Secondo uno studio, l’etichetta nutrizionale semplificata proposta dall’industria non ha efficacia nel modificare le scelte dei consumatori

Per la categoria dei biscotti, la dimensione delle porzioni proposte erano di uno, due, tre e quattro biscotti. Per i formaggi e le creme spalmabili, i partecipanti dovevano scegliere una tra quattro fotografie, corrispondenti a queste porzioni: 15, 30, 45 e 60 grammi, all’interno delle quali ci sono quelle raccomandate dalle cinque industrie e cioè 15 grammi per le creme spalmabili e 45 grammi per i formaggi. Ai partecipanti non è stata data alcuna informazione sulla quantità in grammi corrispondente a ciascuna fotografia, per non influenzarne la scelta.

I risultati mostrano che, per tutte le categorie di alimenti, l’etichetta Nutri-Score e in misura minore quella a semaforo incoraggiano le persone a scegliere porzioni significativamente più piccole rispetto all’assenza di un logo. In particolare, con il Nutri-Score ci sono il 24% di probabilità che venga scelta una porzione più piccola rispetto all’assenza di logo, mentre con l’etichetta a semaforo la percentuale è del 17%.

Nessuna differenza significativa nella scelta delle porzioni è stata invece rilevata tra i prodotti con l’etichetta proposta dalle cinque industrie e quelli senza. Infatti, il metodo di calcolo adottato dall’etichetta nutrizionale delle industrie si traduce in un logo più favorevole per prodotti alimentari di bassa qualità consumati in piccole porzioni, con il colore che in quella britannica sarebbe rosso, che si trasforma sempre in giallo. Questo, osservano i ricercatori, può indurre il consumatore a una confusione sulle reale qualità nutrizionale del prodotto e quindi a consumarne in maggiore quantità.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. E’ scontato, che se lasciate fare le aziende produttrici se la cantano e suonano come meglio conviene loro.
    Non è sbagliato il principio del giudizio riferito alla porzione, perché è quanto di più reale si avvicini alle abitudini dei consumatori, che al contrario non hanno riscontro oggettivo se riferito ai 100g teorici uguali per ogni alimento e preparazione, ma solo di confronto analitico teorico.
    Uno o due cucchiai di Nutella non pesano 100g e nemmeno una grattugiata di Parmigiano, mentre una porzione di pasta o riso li supererà sicuramente, così come una pizza pronta, oppure una cola ed un succo di frutta, di cui la porzione è una lattina o bottiglietta da 33cl e un brik minimo da 25cl.
    Resta sempre il fatto di chi dovrà stabilire le porzioni non è certo compito interessato dei produttori, ma che per omogeneità di dati, dovranno essere stabilite da un’istituzione pubblica competente per l’armonizzazione europea.

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