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SOS tonno: è allarme pesca insostenibile. Catture aumentate del 1000% negli ultimi 60 anni grazie ai sistemi industriali

tonnoIl tonno potrebbe presto diventare un alimento raro, da consumare saltuariamente, se non si metteranno in atto provvedimenti volti a proteggerlo e a permettere il ripopolamento dei mari. Negli ultimi decenni, infatti, la pesca è diventata sempre meno sostenibile, ha depauperato i banchi di tutto il mondo e oggi le diverse varietà sono quasi tutte a rischio. È questo il quadro allarmante che emerge da una delle prime analisi ad ampio spettro mai condotte, pubblicata su Fisheries Research dai ricercatori delle Università della British Columbia canadese e del Western Australia, entrambe aderenti all’iniziativa globale Sea Around Us.

I dati sono impressionanti: negli ultimi 60 anni la pesca è aumentata del 1.000% grazie ai sistemi industriali, che sono arrivati a pescare sei milioni di tonnellate di tonno all’anno, e così hanno sistematicamente superato le soglie oltre le quali i nuovi nati non rimpiazzano il pescato. In più è aumentato il numero di paesi che hanno flotte dedicate: al momento sono un centinaio, e anche per questo non sarà possibile mantenere la quantità di tonno pescato e i posti di lavoro, se non si faranno programmi del tutto diversi, improntati alla sostenibilità del sistema a medio e lungo termine.

Di certo, però, coordinare le politiche ittiche tra quasi tutti i paesi del mondo è un’impresa titanica, ai limiti del possibile. Un primo passo in questa direzione lo hanno compiuto appunto gli aderenti a Sea Around Us con questo progetto, perché hanno dato vita a un grande database che raccoglie e soprattutto armonizza tutti i dati pubblici disponibili (in base alle cinque principali specifiche organizzazioni macroregionali, che coinvolgono ampie fasce di mare) sulla quantità e sulla localizzazione del tonno e dei pesci di grandi dimensioni pescati dagli anni Cinquanta a oggi, nonché i dati sul pesce (sempre di grandi dimensioni, come gli squali e i delfini) pescato involontariamente o comunque inutile a fini commerciali e ributtato a mare: uno sforzo davvero immane, anche perché i sistemi di registrazione non erano omogenei.

Il risultato è, innanzitutto, una visione generale dell’andamento di questo tipo di pesca nel tempo, cioè una chiara fotografia dell’aumento esponenziale verificatosi nell’ultimo mezzo secolo. Inoltre da ora si ha una migliore conoscenza del tipo di tonno più a rischio: si è infatti capito che i tonni pinnagialla (Thunnus albacares) e i tonnetti striati (Katsuwonus pelamis) sono i più pescati, per un totale (delle due specie insieme) di circa quattro milioni di tonnellate ogni anno; il tonno rosso (Thunnus thynnus), invece, preferito per la preparazione del sushi, dopo aver rischiato l’estinzione, è sempre pescato, ma in misura minore rispetto alla seconda metà del Novecento.

tonno pinna blu atlantico mercurio
Secondo un’analisi, negli ultimi 60 anni la pesca al tonno è aumentata del 1.000%

In generale, poi, l’Oceano Pacifico fornisce il 67% del tonno consumato a livello mondiale, grazie soprattutto alle flotte giapponesi e statunitensi; segue l’Oceano Indiano, con il 12%, solcato da pescherecci spagnoli, francesi, taiwanesi e indonesiani, a pari merito con l’Oceano Atlantico, dove si trovano flotte ancora francesi, spagnole e, di recente, anche coreane e giapponesi battenti bandiera del Ghana.

Tra i pesci diversi dal tonno, il 23% è rappresentato dalle verdesche (Prionace glauca), note anche come squali azzurri, pescate involontariamente e a rischio estinzione perché, a differenza dei tonni, non sono molto feconde e impiegano anni a raggiungere la maturità. E questo è particolarmente odioso, visto che non vengono portate a terra e utilizzate come cibo ma, al massimo, mutilate per le pinne, che alimentano un mercato specifico illegale in oriente, e poi rigettate in mare: secondo i dati raccolti, tra il 1950 e il 2016 solo nell’Oceano Pacifico sono stati scaricati in mare 5,7 milioni di tonnellate di squali di vario tipo.

Ora che il database è attivo inizia a esserci la base per eventuali programmazioni a livello di macroregioni. Si vedrà se nei prossimi anni le organizzazioni industriali, statali e non, dedicate alla pesca del tonno sapranno trovare terreni di intesa adeguati per pianificare e proteggere il loro stesso business, o se preferiranno aspettare che si verifichino situazioni emergenziali o peggio per intervenire.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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7 Commenti

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    il tonno dovrebbe essere un alimento raro da consumare saltuariamente, a prescindere dallo stato attuale dei mari.

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    Certo non con la pesca sportiva che viene sempre penalizzata dalla politica ma solo ed esclusivamente dalle grandi navi tonnare. Grazie

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    Io sono pienamente d’accordo con il signor ostello nondiamo. La colpa a noi pescatori sportivi che ci mettano sansioni. Invece di multarci a noi dovrebbero ridurre la pesca alle grossi inbarcazioni. O trovare un rimedio. Così facendo aiutiamo ai pelagici. Di riprodursi. Ripeto ancora una volta mettetevi al tavolino e fate di tutto per salvaguardare questi tonni. Perche’ e un bene di tutti. Grazie

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    Giovanni Musacchio

    Ho venduto la mia barca da pesca comprata quando sono andato in pensione a causa dei controlli tra Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto ,che siano benvenuti, x pesca a tonno rosso sul mar Tirreno zona Paola(Cs) assistendo a mattanze di tonno rosso dei pescatori locali che vendebsno a 5 euro al chilo e delle grandi navi che catturavano tonni a quintali MA I CONTROLLI LI FACEVANO SOLO A.NOI PESCATORI SPORTIVI……W L’ITALIA

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    Chiudere la pesca al tonno definitivamente per almeno 10 anni solo così si può fermare questa carneficina .

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    …e intanto sugli scaffali dei supermercati il tonno si trova sempre più massificato e a prezzi sempre più stracciati…

  7. Avatar

    … e intanto impazza sempre di più la moda del sushi!…

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