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Da dove arriva la soia che mangiamo? I consumatori italiani chiedono più trasparenza sull’origine e la tracciabilità della filiera

Soy products soiaGli italiani amano la soia: uno su tre ne mangia un po’ una volta alla settimana – valore che sale molto tra chi ha scelto una dieta vegetariana o vegana – e il 72% pensa che abbia proprietà benefiche. I consumatori più affezionati preferirebbero però maggiore trasparenza: uno su due ritiene la tracciabilità molto importante, il 96% pensa che conoscere tutti i passaggi di una filiera sia una garanzia di qualità, l’80% cerca sempre questo tipo di informazioni sull’etichetta e tre su quattro affermano di non dare mai per scontata la sicurezza dei prodotti in commercio.

Secondo Assosementi un terzo della soia che può essere utilizzata anche per gli alimenti presente sul mercato è di origine sconosciuta. Questo aspetto ha importanti ripercussioni, perché significa che tra le sementi usate nei nostri campi ci potrebbero essere anche partite Ogm. Detto ciò resta il fatto che in Italia buona parte degli animali da allevamento viene già normalmente alimentata con soia geneticamente modificata importata.

Questi sono i principali risultati, presentati a Roma, di un’indagine condotta da Pepe Research per conto di Assosementi su un campione rappresentativo di oltre 800 persone che mettono in luce considerazioni importanti sia per la filiera della soia sia, in generale, per capire a che punto è la consapevolezza dei consumatori italiani, e quali sono le richieste.

Per quanto riguarda la soia, di cui l’Italia è il primo produttore europeo, il 91% degli intervistati ritiene che la tracciabilità debba partire dal seme e, anche se solo il 32% ha una buona conoscenza degli utilizzi negli allevamenti, il 91% pensa che si dovrebbe controllare di più tutta la filiera. Sulla questione della provenienza, invece, l’83% del campione dichiara di fare attenzione alle informazioni sulla tracciabilità degli alimenti, ma secondo il 90% mancano adeguati strumenti di informazione, e non è facile capire dove trovarle.

soia semi GM
L’Italia è il primo produttore di soia in Europa e anche il quarto Paese per importazioni

Sempre secondo Assosementi, nel 2018 le superfici coltivate a soia in Italia hanno riguardato 326.500 ettari, l’1,22% in più rispetto all’anno precedente, e la produzione è arrivata a 1,13 milioni di tonnellate (+11,7%), meno del 10% del fabbisogno, e le rese produttive sono aumentate (dati Istat). Ma, al tempo stesso, nel 2017/2018 la quantità di soia importata in UE da Paesi terzi è stata complessivamente 14 milioni di tonnellate. L’Italia è stato il quarto Paese europeo per importazione, con una quota del 9% del totale UE.

La stessa associazione ricorda poi che i semi certificati garantiscono, oltre alla certezza sull’origine, quella sulla specie e sulla varietà, ma anche che non contengano erbe infestanti e che il trattamento avvenga in condizioni di pulizia e igiene conformi, tutte caratteristiche impossibili da assicurare quando la provenienza è incerta.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Dopo la messa al bando del glifosato, diserbante cancerogeno utilizzato anche per ortaggi, come poter controllare il suo uso anche per la soia,sulla quale sappiamo che è stato sempre usato?

  2. Secondo me è giusto sapere da dove provengono le cose che mangiamo

  3. Roberto Pinton

    @Maria

    Il DM 9 agosto 2016 del Ministero della Salute (lo si può leggere qui: http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2016&codLeg=55619&parte=1%20&serie=null) non mette affatto al bando i prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate: ne modifica soltanto le condizioni d’impiego.

    E’ vietato solamente:
    – l’uso non agricolo su suoli che presentano una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili, nelle zone di rispetto e nelle aree frequentate dalla popolazione, quali: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
    – l’uso in pre-raccolta teso solo a ottimizzare il raccolto o la trebbiatura;

    Per tutti gli altri usi agricoli ii prodotti fitosanitari contenenti glifosate continuano a essere autorizzati e ampiamente utilizzatii; non solo, le aziende agricole convenzionali che continuano a utilizzarli beneficiano dei contributi della PAC nell’ambito delle misure ambientali.

    Quella del presunto “bando del glifosate” è un’ennesima bufala, diffusa per tranquillizzare i cittadini prendendoli per il naso: il divieto per uso agricolo è limitato al terreni costituiti da sabbia e giusto prima di trebbiare.